In Liguria noi le chiamiamo “belinate”. Penso che non sia il caso di chiarire il significato. Con termine più volgare “stronzate”, “puttanate”. O “porcherie”, a essere meno volgari. Non ne sapevo nulla, le ho conosciute un giorno in cui un pastore delle Valli di Lanzo mi ha riferito con disgusto che l’avrebbero posata su un certo colle: una panchina, ma non una panchina normale, una panchina enorme, in quel caso rosa.

Io nella mia ingenuità pensai che fosse legata al Giro d’Italia, che tutte le mega panchine fossero rosa, per ricordare il passaggio degli atleti. No, la corsa ciclistica non c’entrava nulla. C’entrava invece il nostro ritornare bambini. Sì, avete capito bene: panchine enormi e coloratissime su cui l’uomo qualunque, adulto, si siede e le gambe ciondolano perché non toccano terra e lui ritorna bambino. Peccato che le mega panchine vengano realizzate in luoghi spesso integri e con ampia veduta: posti panoramici.

Incuriosito, sono andato all’origine dell’inventore delle mega panchine. Perché c’è, esiste una mente sopraffina che le ha concepite e che è pure contenta che dilaghino. È Google che ci informa: “L’iniziativa no profit delle panchine giganti nasce grazie all’intuizione di Chris Bangle e sua moglie Catherine. Due professionisti in cerca di libertà: lui di origini americane, lei svizzere, ma, dal 2009, cittadini italiani e, più precisamente, di Clavesana, in provincia di Cuneo”. Un americano e una svizzera, quindi, che hanno concepito le mega panchine, o meglio le Big Bench. Ed esiste anche un Big Bench Community Project per incentivare la posa di nuove mega panchine.

A oggi sono 165. Dunque le panchine che, suppostamente, ti fanno tornare bambino e, realisticamente, rovinano luoghi intonsi: “La Grande Panchina deve essere costruita in un punto con vista panoramica e contemplativa, ed essere liberamente accessibile al pubblico”. Bella roba. Una volta, quanto meno, c’era la scusa della religione, che ti faceva innalzare croci sulle vette dei monti, adesso neanche più la spinta religiosa, ma semplicemente la regressione all’infanzia: “Speriamo di vedere costruite molte altre Grandi Panchine per farci sentire di nuovo bambini quando ci arrampichiamo su di esse e che nuovi visitatori arrivino in questa zona per godersi la vista spettacolare del paesaggio”.

L’ennesimo sfregio alla natura per sottolineare il potere dell’uomo. A me, che dell’uomo non importa nulla, piace pensare quando quelle belinate saranno coperte di rovi, gli uccelli ci defecheranno sopra, e nessun umano ci si siederà. Perché nessun umano ci sarà più. Amen.

Foto da Flickr: Big Bench by Chris Bangle @Prato Nevoso – Italia

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