“Le storie non vivono mai solitarie: sono rami di una famiglia, che occorre risalire all’indietro e in avanti“. Il mondo della cultura piange la scomparsa di Roberto Calasso, morto a Milano dopo una lunga malattia a 80 anni. Scrittore, intellettuale raffinato, direttore editoriale della casa editrice Adelphi: scomparso nel giorno dell’uscita dei suoi ultimi titoli “Bobi” e “Memé Scianca”, un memoir su Roberto Bazlen, fondatore con Foà della casa editrice, e un titolo dedicato alla sua infanzia a Firenze.
Nel capoluogo toscano era nato il 30 maggio 1941, figlio del giurista antifascista Francesco Calasso, si era laureato in letteratura inglese e aveva intrapreso la carriera da scrittore e saggista. Libri tradotti in venticinque lingue e pubblicati in ventotto paesi. Un successo internazionale per una figura di spicco della cultura italiana, lettore onnivoro fin da ragazzo (a tredici anni aveva già letto la Recherche) con la passione per l’editoria ereditata dal nonno materno Ernesto Codignola, filosofo e pedagogista fondatore della Nuova Italia, biblioteca in cui si procurava le sue prime letture.

Sposato con la scrittrice svizzera Fleur Jaeggy, dall’amore con la scrittrice tedesca Anna Katharina Fröhlich la nascita dei due figli Josephine e Tancredi. La storia di successo nell’editoria, un nome che lascia una fondamentale impronta sulla cultura italiana. Con Roberto Balzen, detto Bobi, e Luciano Foà nel 1962 elabora l’idea di una nuova casa editrice, l’anno dopo nasce Adelphi di cui diventa direttore editoriale nel 1971 e consigliere delegato nel 1990, nove anni dopo riveste anche la carica di presidente.

Traduce diverse opere: da “Ecce homo” di Nietzsche (1969) a “Aforismi di Zürau” di Franz Kafka (2004). Dagli anni ottanta si dedica alla stesura di un’Opera non organica in più volumi in cui affiorano miti e filosofia, ecco allora “La rovina di Kasch” (1983), “Le nozze di Cadmo e Armonia” (1988), “Ka” (1996), “K.” (2002), “Il rosa Tiepolo” (2006). “La Folie Baudelaire” (2008), “L’ardore” (2010), “Il Cacciatore Celeste” (2016), “L’innominabile attuale” (2017).

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