Draghi torni indietro sui suoi passi e riveda la sua posizione sul blocco dei licenziamenti”. È questo il grido di allarme che arriva dai 152 lavoratori della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto, in Brianza, che da due giorni sono in presidio permanente di fronte ai cancelli della propria fabbrica. Sabato pomeriggio hanno ricevuto una mail (o un telegramma) che comunicava loro “l’avvio della procedura di chiusura del sito e le ferie forzate fino a differente comunicazione”. Un fulmine a ciel sereno. “Fino al giorno prima c’erano gli operai che facevano manutenzione, proviamo rabbia” racconta Claudio che da oltre 20 anni lavora qui dentro e che guarda al futuro con un grande punto interrogativo. Per i più anziani c’è il timore delle difficoltà a ricollocarsi, mentre sui più giovani pesa l’incognita di come mantenere i figli appena nati o le case appena comprate. “Lo sapevamo che ci sarebbe stata una macelleria sociale con lo sblocco dei licenziamenti e noi siamo stati i primi” aggiunge Claudio. Questa situazione secondo il sindacalista della Fiom Cgil brianzola Stefano Bucchioni non sarebbe potuta verificarsi due mesi fa quando il blocco era ancora attivo ed è “la prima avvisaglia” di quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi con la decisione voluta dal governo. Ma ad allarmare c’è anche che questo avvenga in un’azienda associata a Confindustria “dove in teoria si sarebbe dovuto rispettare il patto di utilizzo di ammortizzatori prima di arrivare al licenziamento”. Misure che, secondo il coordinatore regionale lombardo della Uilm Vittorio Sarti, andrebbero applicate al più presto per “tornare a lavorare evitando di perdere clienti”. Ma sullo sfondo, conclude Bucchioni della Fiom, rimane la necessità di una “riforma complessiva degli ammortizzatori per non consentire che nel nostro Paese accada un disastro sociale”.

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