Ddl Zan? L’operazione di Renzi è un suicidio politico, la sua posizione sta facendo scivolare l’Italia verso l’Ungheria di Orban e verso i sovranisti. Io fino a ieri pensavo che Salvini fosse come Orban. Adesso invece sembra Renzi come Orban. Lui sta facendo l’occhiolino alla Lega e a Forza Italia per trattare sull’elezione del presidente della Repubblica e sulle future elezioni. Del resto, un partitino che stabilmente sta sotto il 2% ha solo due opzioni: o guardare all’area a lui limitrofa, cioè il centrodestra, oppure buttarsi dal Ponte d’Ariccia”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de “L’Italia s’è desta” (Radio Cusano Campus) dalla senatrice del Pd, Monica Cirinnà, che analizza dettagliatamente la cronistoria del ddl Zan alle Camere e il sabotaggio di Italia Viva al Senato.

“Italia Viva ha votato il testo alla Camera – spiega Cirinnà – dopo averlo mediato con per oltre un anno in un tavolo tecnico, in cui era presente per Italia Viva Lucia Annibali. C’era perfino Forza Italia con Giusy Bartolozzi, che è un magistrato. Quindi, quello che si poteva mediare è stato mediato e tutto quello che è stato scritto nel testo Zan è stato deciso tutti insieme. La domanda è: cara Italia Viva, caro Renzi, cara Boschi, adesso vi tirate indietro dal rivotare un testo uguale che avete già votato alla Camera e che peraltro andava bene anche alla ministra Bonetti, che è cattolica? Abbiamo composto insieme un testo che andava bene a tutti, persino all’ala ultracattolica del Pd. Perché allora parlate di numeri? Se voi votate, i voti ce li abbiamo al Senato. Perché votate prima un testo alla Camera e poi cambiate idea? Mi ricordano i 5 Stelle, che prima fecero con me la legge sulle unioni civili e poi, arrivati in Aula, non la votarono più”.

La senatrice dem commenta l’intervista odierna rilasciata da Maria Elena Boschi al Messaggero (“Il ddl Zan così non passa. Se il Pd non apre lo farà fallire”): “Lei invece dovrebbe dire che Italia Viva non vuole più votare il testo Zan e quindi non passa. Ma sono loro quelli che fanno mancare i numeri. Dicono che i numeri non ci sono e invece i numeri dipendono solo da loro. Se Italia Viva, che ha 17 senatori, vota a favore del ddl Zan, noi superiamo 161, che è la maggioranza assoluta del Senato. La prova sta nei numeri del governo Conte Due, che non è stato mai sfiduciato finché Renzi gli ha votato la fiducia. Quando Renzi ha ritirato le ministre, non abbiamo più avuto i numeri – continua – Lui gioca proprio su questo, cioè sul fatto che i suoi 17 senatori sono determinanti. Io mi appello alla coscienza di quei 17 colleghi, peraltro eletti nel Pd, che io conosco uno per uno e che stimo: non vi fate etero-guidare da una posizione di pura tattica politica. Ricordo anche che nelle proposte di Italia Viva per modificare il ddl Zan viene completamente esclusa l’aggravante per misoginia. Cioè le donne non sono più soggetti da proteggere con questa aggravante della legge Mancino. Questa è una cosa che mi stupisce e mi addolora. Chiedo a Maria Elena Boschi perché nella loro proposta, per noi irricevibile, è stata cancellata la misoginia“.

Cirinnà conclude: “Leggi come quella Zan esistono in tutti i Paesi civili dell’Europa. Il Pd andrà avanti e porterà la legge in Aula. Il 13 luglio cominceranno gli interventi generali, poi ci saranno gli emendamenti e cominceranno i voti. Il Pd andrà fino in fondo sostenendo la legge. Ovviamente ci prenderemo le responsabilità se la legge sarà affossata. Ma in questo momento io sono l’unica persona che ha relazioni costanti e continue al minuto coi responsabili nazionali del movimento Lgbt – chiosa – quindi con Famiglie Arcobaleno, con Agedo (Associazione Genitori Di Omosessuali), con ArciGay, con il Mit (Movimento Italiano Trans), con tutte le associazioni che hanno fatto i Pride. Le associazioni ci dicono: ‘Meglio morire in Aula che avere una cattiva legge. Non fate mediazioni, perché vanno sulla nostra pelle’. Quindi, il Pd andrà in Aula, ma se il ddl Zan viene affossato, perdiamo in battaglia senza svendere né i diritti, né la protezione delle persone più fragili. Meglio nessuna legge che una cattiva legge“.

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