La riunione ministeriale della Global Coalition to Defeat Daesh/Isis, che si sta svolgendo a Roma, ha un significato simbolico molto profondo: è la prima del suo genere a tenersi in presenza dopo quasi due anni di pandemia. Inoltre scegliere Roma oggi è importante perché il nuovo riavvicinamento tra il governo Draghi e l’amministrazione Biden potrebbe dare spazio al governo italiano per svolgere un ruolo in diverse aree nella regione non limitate alla lotta al terrorismo ma anche alla risoluzione di conflitti come quello israelo-palestinese, la Siria e l’Iraq e – se vogliamo spingerci oltre – anche al rilancio dei concetti proposti dagli accordi di Abramo sul dialogo interreligioso.

Oggi la situazione del mondo è cambiata rispetto al passato ma combattere il terrorismo rimane una delle priorità e si mettono da parte le dispute politiche per affrontarlo. Questo modus operandi è anche un modo per rimodellare le coalizioni politiche.

Anche la tempistica dell’incontro è importante, dal punto di vista della sicurezza, rischi e sfide aumenteranno sicuramente nel prossimo periodo post Covid. Frustrazione economica, difficoltà socio-economiche, mancanza di fiducia nelle politiche pubbliche nell’offrire soluzioni a problemi complicati concedono un terreno fertile per Daesh e gruppi terroristici per operare e adottare una strategia emergente.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che Daesh non ha alcun controllo sul territorio, ma è importante ricordare che il rischio latente a volte è molto pericoloso, poiché anche i gruppi terroristici assimilano i propri errori e col tempo sostituiscono le tattiche e la metodologia di lavoro. Ci si riferisce in particolare la capacità di ricostruire le sue reti e di attaccare non solo le forze di sicurezza ma anche i civili. Questo nuovo modo di agire non si limiterà alle aree in Iraq e Siria in cui la coalizione non è attiva, ma al mondo intero, anche in considerazione del fatto che l’ideologia dominante dell’Isis non riconosce confini o nazioni.

Qui è d’obbligo pensare alla minaccia dell’Isis con una dimensione più ampia, anche il rapporto tra terrorismo e criminalità va affrontato molto più seriamente rispetto al passato. Pertanto, è importante vedere la massiccia operazione internazionale concepita congiuntamente nel giugno 2021 dall’Fbi e dalle forse australiane, che ha sviluppato e gestito una società di dispositivi crittografati, chiamata Anom, che è stata poi utilizzata per accedere alle reti della criminalità organizzata in più di 100 paesi. Questo strumento consente alla polizia di monitorare le chat sul traffico di droga, il riciclaggio di denaro sporco e persino i complotti con scopo di omicidio.

Questo importante progetto e programma anti criminalità dovrebbe rientrare a pieno titolo nel nuovo progetto della coalizione Anti-Daesh: contrastare questo sacro matrimonio tra criminalità e terrorismo. Per continuare ad esercitare pressione sull’Isis, è di fondamentale importanza migliorare la condivisione delle informazioni non solo sul terrorismo ma anche sulle tendenze criminali.

Nonostante il tema dell’incontro sia quello di riaffermare la condivisa determinazione a continuare la lotta contro Daesh/ISIS, e a creare le condizioni per la sconfitta duratura del gruppo terroristico, è difficile non vedere questa iniziativa come una nuova forma di diplomazia che abbia come obiettivo quello di collegare le politiche attraverso un solido terreno comune di consenso sulle modalità da utilizzare per sconfiggere l’Isis.

Il rilancio del lavoro di coalizione anti Isis/Daesh lascia spazio alla speranza di trovare soluzioni a problemi comuni, in particolare ad alcuni problemi complicati a lungo termine come Siria, Iraq e Sahel, allo stesso tempo apre anche lo spazio, per la possibilità di costruire un consenso sulle politiche globali, poiché il terreno per combattere il terrorismo sarebbe la migliore piattaforma in cui “Gli accordi superano i disaccordi”.

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