Beppe Grillo “decida se essere il genitore generoso o il padre padrone”. Giuseppe Conte, davanti ai giornalisti convocati al Tempio di Adriano, ha rivolto un vero e proprio appello al garante del Movimento e “all’intera comunità M5s”, perché non venga bloccata quella che secondo lui è una “profonda” e “necessaria” ristrutturazione del progetto. Tre giorni dopo aver subito gli attacchi del fondatore 5 stelle davanti all’assemblea dei parlamentari, l’ex premier ha deciso di replicare pubblicamente. Non ha chiesto però, come anticipato da alcuni retroscena, le scuse pubbliche di Beppe Grillo: ha evitato con attenzione di cadere sulla sfera personale e si è limitato a chiedere che non venga interrotta quella rifondazione che lo stesso garante gli chiese di mettere in pratica solo il 28 febbraio scorso. “A Beppe dico che non ne faccio una questione personale, lui sa bene che ho avuto e ho rispetto per lui. Ma non possono esserci ambiguità“.

Ha ridotto frasi come “Conte deve studiare la storia M5s” o “è lui ad avere bisogno di me” a semplici “battute” e accettato, di fatto, di voltare pagina nonostante nei giorni scorsi fosse stato descritto come fuori di sé per la mancanza di rispetto. “Non è certo una battuta irriverente o sgradevole che mi preoccupa”, ha detto oggi. “Per fortuna ho senso dell’ironia e a queste affermazioni so rispondere a tono, come nella telefonata che abbiamo avuto ieri”. Quindi, ha annunciato quello è che l’ultimo e unico spiraglio di trattativa: domani 29 giugno consegnerà a Beppe Grillo e poi a Vito Crimi il suo progetto di riforma dello statuto del Movimento e chiederà che sia votato al più presto dagli iscritti M5s. “Alla comunità Cinque stelle chiedo di non rimanere spettatrice passiva di questo processo, chiedo di partecipare a una valutazione sincera di questa proposta di Statuto e di esprimersi con un voto. Non mi accontenterò di una risicata maggioranza, mi metto in discussione”.

La strada è ancora quella del dialogo, ma ora la parola spetta a Grillo: solo il garante può decidere se si va avanti e si archiviano le divergenze o se le distanze sono insormontabili. Nel frattempo Conte ha detto di non aver in mente soluzioni alternative. “Chi mi conosce sa che non ho doppie agende. Se lavoro anima e corpo a un progetto lo faccio con trasparenza. Nel cassetto non ho un piano B“, ha assicurato. In realtà sono in tanti a pensarci in queste ore: se il compromesso tra i leader fosse impossibile, una parte consistente dei parlamentari (e non solo M5s) si aspetta che l’ex premier scelga di fondare un suo progetto politico. Ipotesi che al momento Conte ha escluso categoricamente. E se la sua offerta non sarà accettata? “Valuterò cosa fare”. Ma le sue condizioni, questo lo ha dichiarato, restano imprescindibili per restare a lavorare con il Movimento: “Io ho parlato con tutti, sono passati quattro mesi, la comunità M5s ormai non ce la fa più, è sfibrata, dobbiamo mettere un punto fermo“.

Ora, dopo che i 5 stelle hanno atteso per ore le parole di Conte, l’attesa è per la reazione di Beppe Grillo. Secondo Luigi Di Maio, tra i mediatori più attivi delle ultime ore, l’intesa non è impossibile: “Stiamo remando tutti nella stessa direzione, il MoVimento è pronto ad evolversi, coraggio. Confido nell’intesa. Dialogo e confronto sono fondamentali, siamo una forza matura, dotata di buon senso, visione e concretezza”. Così anche secondo Roberto Fico: “Sta accadendo che stiamo lavorando a una riorganizzazione del Movimento, una delle tante fasi che sta vivendo e ha vissuto”, ha detto a “In Onda” su La7. “Un ulteriore passo e andremo avanti e saremo più forti di prima. Non esistono ultimatum, ma un lavoro che si sta facendo, un dibattito pubblico, non vedo problemi”.

“Le diversità di vedute con Beppe” – La cornice scelta da Conte per parlare (il Tempio di Adriano a Roma) è la stessa dove Luigi Di Maio, un anno e mezzo fa, annunciò le sue dimissioni da capo politico. E da quel momento i 5 stelle ancora non sono riusciti a portare a termine la successione. L’ex premier ha esordito spiegando il perché la decisione di convocare una conferenza stampa e non presentarsi come prima cosa davanti ai parlamentari. “Ho sempre ispirato la mia azione politica a criteri di trasparenza”, ha detto, “spiegare in modo chiaro e franco le situazioni credo sia la premessa fondamentale per aumentare il vincolo di fiducia tra politici e cittadini”. Quindi ha iniziato ripercorrendo le tappe delle ultime settimane e spiegando cosa, secondo lui, è andato storto nel percorso intrapreso con Grillo. “Sono emerse diversità di vedute su alcuni aspetti fondamentali”, ha detto. “E’ emerso un equivoco di fondo: io credo che non abbia senso imbiancare una casa che ha bisogno di profonde ristrutturazioni. Beppe mi è sembrato ritenere che vada bene così com’è, salvo alcuni moderati aggiustamenti. Ma io non mi sarei mai prestato a un’operazione di facciata, di puro restyling. Al Movimento servono forti cambiamenti”. Ma la strada delle piccole modifiche, per Conte, non è accettabile: “Io non posso assumere una decisione solo con il cuore se la mia testa mi suggerisce che il percorso è sbagliato. Non posso prestarmi ad un’operazione in cui non credo”, ha detto. “Questa mia franchezza non nasconde arroganza, è dovuta all’affetto per il M5s. La mia posizione nasce da un ragionamento secondo cui, dopo la fase di crescita del Movimento, oggi rischiamo di entrare in una fase di declino se non rilanciamo in modo nuovo la forza” dei 5 stelle.

Il nodo cruciale, lo ha riconosciuto lo stesso Conte, è la gestione della leadership e la diarchia obbligata che si creerebbe se il garante non fosse pronto a fare un passo indietro. “Una forza politica che ambisce a guidare il Paese”, ha detto, “non può affidarsi a una leadership dimezzata. Sono stato descritto spesso come uomo delle mediazioni, ma su questo aspetto non possono esservi mediazioni, serve una leadership forte e solida, una diarchia non può essere funzionale, non ci può essere un leader ombra affiancato da un prestanome e in ogni caso non potrei essere io”. Un attacco molto netto alle richieste di Grillo che invece insiste nel chiedere che il ruolo di garante venga preservato e che possa avere l’ultima parola in qualsiasi circostanza. Ma quindi, è stata la domanda dei giornalisti, “i leader fin qui succedutisi sono prestanome?”. “Io non l’ho mai detto”, ha ribattuto Conte. “Luigi Di Maio ha fatto benissimo. Il problema è che se si definisce oggi un impegno bisogna avere una distinzione di ruolo e funzioni”.

La proposta di riforma del M5s – Conte ha anche chiarito come ha portato avanti il processo di riforma negli ultimi quattro mesi. Ed è partito dal 4 febbraio scorso, giorno dell’addio a Palazzo Chigi e giorno in cui si rivolse proprio ai 5 stelle: “Quando dissi agli amici del M5s ‘io ci sono e i ci sarò’. Confesso che non avevo un’idea di impegno preciso”, ha detto. “Fu una frase di affetto e riconoscenza per la lealtà e la reciproca fiducia tra noi. Pochi giorni dopo Beppe Grillo mi chiese di entrare nel Movimento. Poi mi invitò al Forum, dove rifiutai di entrare nel M5s ritenendo che una mia investitura a freddo fosse un’operazione del tutto inadeguata“. A questo proposito, “il confronto all’Hotel Forum con Grillo fu molto schietto. Ho elencato alcune carenze, ambiguità che impediscono le grandi potenzialità di questa forza politica che potrebbero dispiegarsi appieno. Ho illustrato una serie di innovazioni secondo me indispensabili”.

Dall’incontro all’Hotel Forum, il 28 febbraio scorso, “ci siamo lasciati con il mio impegno a elaborare un progetto di riforma del M5s, che una volta condiviso ci avrebbe fatto partire con il piede giusto. Ho iniziato quindi a lavorare ad una sfida complessa, ma anche stimolante. In questi quattro mesi ho studiato tanto, ho studiato gli Statuti del M5s, ho ascoltato suggerimenti di parlamentari, sindaci e singoli iscritti”. E, la conclusione di Conte è che i 5 stelle hanno bisogno di “un campo largo”. Ovvero guardare al centrosinistra e quelle forze che hanno sostenuto il governo Conte 2. “Dobbiamo lavorare nel rispetto delle reciproche autonomie con tutte le forze che fin qui si sono mostrate concretamente sensibili al nostro slancio innovatore. Questo è il momento in cui l’intera comunità 5 Stelle deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Il mio l’ho fatto“.

I documenti e il ruolo di leader politico – L’ultima possibilità di mediazione ora, sarà sui documenti. “Ho avuto un fittissimo scambio di mail con Grillo, ho accolto un buon numero delle sue osservazioni“, ha riferito Conte. “Le altre non possono accoglierle, perché alterano questo disegno e creano confusione di ruoli e di funzioni. Domani mattina consegnerò i documenti frutto del mio lavoro dapprima a Grillo e poi a Crimi chiedendo che siano diffusi alla comunità. Sono condizioni imprescindibili del mio impegno“.

Resta da capire ora che ruolo avrà il fondatore M5s in questa nuova visione: “Beppe sa bene che ho avuto e avrò sempre rispetto per lui. Per lui c’è e ci sarà sempre il ruolo di Garante, ma ci sarà distinzione tra la filiera di garanzia e la filiera degli organi di politica attiva al cui vertice ci deve essere il leader politico e la filiera di controllo”. E la sintesi politica, ha aggiunto “spetta al leader politico”. Questo leader, nello statuto elaborato da Conte, “ha una scadenza. Poi il leader politico risente anche delle contingenze politiche, se ci sono cose che non vanno diventa automaticamente contendibile“. Quindi “c’è una scadenza naturale del leader politico, se si perdono le elezioni è difficile che un leader abbia voglia di rimanere a dispetto dei risultati. Il garante aveva prima e ha adesso la possibilità di sfiduciare il leader sottoponendo al vaglio assembleare”. Ma non solo. Conte ha anche aggiunto che il leader M5s “deve poter avere il pieno controllo della comunicazione“. Proprio questo era uno dei nodi su cui Grillo non voleva sentire ragioni e sul quale nelle scorse ore i due, stando alle ricostruzioni, avrebbero trovato un accordo.

A proposito poi dell’ipotesi di inserire uno scudo legale per il garante nello statuto, Conte ha replicato: “Non c’era prima e non c’è adesso. Ma io non voglio pregiudicare in alcun modo la figura del Garante”. Poco invece ha detto l’ex premier, rispondendo a una delle domande, su uno dei casus belli delle scorse settimane: la decisione di non accompagnare Beppe Grillo dall’ambasciatore cinese. “Ho avuto un impegno familiare”, si è limitato a rispondere Conte.

L’ex premier si è quindi rivolto nuovamente al garante, dicendo che non gli basta “la fiducia di Grillo”, ma “confido nel vero, sano entusiasmo di Grillo in questo progetto“. E ha aggiunto: “Certo che ci confronteremo, anche ieri abbiamo avuto un lunghissimo scambio e continueremo ad averlo indipendentemente dalle decisioni che verranno prese”. Quindi, proprio come aveva iniziato, ha chiuso evitando lo scontro personale: “Conserverò il sorriso comunque andranno le cose con gli amici del M5s e con Grillo. Io se ho detto che auspico un coinvolgimento di tutta la comunità incluso Grillo – e penso che Beppe ci ascolti – io credo e sono convinto che Grillo resti un perno di questo soggetto, a dispetto che si voti o no sulla mia proposta”.

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