L’inchiesta milanese sul caso della fondazione regionale Lombardia Film Commission (Lfc) e sui presunti fondi neri della Lega di Matteo Salvini riserva nuove sorprese. Non si tratta però di vicende finanziarie o di castelli societari per drenare denaro e triangolarlo sui conti del partito o dei commercialisti Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni (condannati in primo grado a 5 anni e 4 anni e 4 mesi). Si tratta piuttosto di un fatto criminale e a dir poco inquietante. E cioè presunti episodi di minaccia nei confronti del testimone chiave di tutta questa storia, ovvero il commercialista milanese Michele Scillieri che ha già patteggiato 3 anni e 4 mesi, non prima di aver collaborato con l’autorità giudiziaria. Il compendio mai emerso fino ad ora e ancora in fase di definizione sta in quattro note della Guardia di finanza e tratta di alcune telefonate ricevute da cellulari intestati a persone inesistenti o straniere con utenze accese a Torre del Greco in provincia di Napoli e nella tentata consegna di una pizza avvenuta alle 4 del mattino presso l’abitazione del commercialista.

Il primo verbale in cui il professionista legato al cerchio magico leghista inizia a collaborare con il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e con il pm Stefano Civardi si tiene il 18 settembre scorso. E già in quella giornata Scillieri mette sul piatto diversi elementi che portano ai soldi del partito e alle presunte retrocessioni alla Lega da parte dei nominati in società partecipate o da chi, imprenditore, intasca commesse grazie alla politica. Un altro verbale si terrà il 28 settembre. Dopodiché il 2 ottobre e dunque con la notizia della collaborazione di Scillieri già ben nota, succede qualcosa di inquietante. Sarà la stessa moglie di Scillieri, che a quella data si trova agli arresti domiciliari nel suo appartamento in centro a Milano, a denunciarlo direttamente ai titolari dell’indagine cinque giorni dopo.

Si legge nella sua dichiarazione: “Verso le 4 del mattino del 2 ottobre venivamo svegliati dal suono del citofono di casa. Pensando si trattasse di un controllo nei confronti di mio marito che si trova agli arresti domiciliari da parte dei vostri colleghi, ho aperto e indicato la scala e il piano dove recarsi. Non ho chiesto chi fosse perché ho immaginato fossero i vostri colleghi”. A quel punto la donna apre la porta. “Mi sono trovata davanti un uomo di 30 anni di carnagione olivastra con dei baffetti, viso rotondo, abbastanza alto di nazionalità non meglio specificata comunque caucasico con in una mano un casco da moto e nell’altra un cartone di pizza da asporto”. La donna prosegue: “L’uomo ha detto che si trovava lì per consegnare una pizza che noi avevamo ordinato non specificando il nominativo della pizzeria da cui arrivava. Lo stesso ha nominato espressamente la persona ordinante la pizza e cioè il nome di mio marito: Scillieri. Gli ho detto di non aver ordinato alcuna pizza e lo invitavo ad allontanarsi. L’uomo ricitofonava dal portone d’ingresso insistendo di dover consegnare la pizza (…). Preciso che mio marito è molto scosso perché ricollega il fatto avvenuto con la vicenda giudiziaria che lo sta interessando (…)”. Dopodiché passa alle telefonate: “Voglio rappresentare che ieri, 6 ottobre, sono stata contattata da due utenze a me sconosciute ma non ho risposto. Ho provato a ricontattarne una ma il numero non era raggiungibile. Rappresento tale fatti in quanto ho paura che qualcuno possa con queste azioni lanciare a me e alla mia famiglia dei messaggi intimidatori”.

Immediatamente la Guardia di finanza acquisirà le telecamere della videosorveglianza interna al palazzo dove vive Scillieri. Si legge nella nota: “Alle 3.47 del 2 ottobre un uomo con indosso un casco demi jet di colore nero senza visiera, abbigliato con pantaloni e giacca di colore scuro (…) dopo aver attraversato il piazzale del cortile si avvicinava all’ingresso del condominio impugnando un cartone per pizza da asporto”. Dopo essere stato respinto dalla moglie di Scillieri l’uomo torna nel cortile e inizia a digitare un numero sul suo cellulare. Quindi si allontana. È stato verificato che alle 3.47 del mattino nessuna pizzeria è aperta a Milano. Questo il primo dato sul quale la polizia giudiziaria sta lavorando. Per le due telefonate invece si è accertato che il primo numero che chiama la moglie del commercialista è intestato a un cittadino danese residente a Torre del Greco. Il nominativo, si legge in un’altra nota, darà esito negativo nei database interforze, cioè Sdi e Serpico. Il secondo numero, anche questo acceso a Torre del Greco è riferibile a un cittadina, il cui nominativo risulta associato a due persone omonime una nata in Algeria e un’altra in Argentina. Dagli atti depositati risultano, infine, accertamenti su un pregiudicato napoletano con residenza in Lombardia le cui utenze (cinque) sono entrate in contatto con utenze interessate dall’inchiesta della Procura di Milano sulla nuova Lega di Matteo Salvini.

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