Sono stati condannati i due ex revisori contabili della Lega in Parlamento, finiti a processo per l’affare del capannone rivenduto a prezzo gonfiato a una fondazione pubblica. Il gup Guido Salvini ha inflitto una pena di cinque anni ad Alberto Di Rubba mentre per Andrea Manzoni la condanna si ferma a quattro anni e quattro mesi. I due sono accusati di peculato e turbata libertà di scelta del contraente. La decisione arriva al termine del processo con rito abbreviato.

Al centro del processo c’è il caso della compravendita del capannone di Cormano, acquistato dalla Lombardia Film Commission nel dicembre del 2017 ai tempi in cui il presidente era proprio Di Rubba: secondo l’accusa quell’immobile fu venduto a prezzo gonfiato. In questo modo con quell’affare, secondo la ricostruzione della procura, sarebbero stati drenati 800mila euro di fondi pubblici. L’avvocato Piermaria Corso, che difende sia Di Rubba che Manzoni, si è limitato a dire: “Massimo rispetto per la sentenza e massimo dissenso dalla sentenza”. Il giudice, infatti, ha alzato la pena per entrambi gli imputati di quattro mesi rispetto alla richiesta della procura: ha concesso le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Non solo: il gup “dichiara i due imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale durante l’esecuzione della pena” e “interdetti per anni quattro dall’esercizio della professione di commercialista”.

Il magistrato ha anche disposto anche la confisca di porzioni delle due villette sul lago di Garda riconducibili agli imputati fino a circa 300 mila euro, cifra pari alla metà del loro valore di acquisto. I due immobili si trovano a Desenzano del Garda presso il Green Residence Sirmione ed erano già stati sequestrati dalla Finanza nel corso delle indagini. Il giudice ha poi riconosciuto un risarcimento “da liquidarsi in separato giudizio con l’assegnazione di una provvisionale provvisoriamente esecutiva” di 150 mila euro a Fondazione Lombardia Film commission (la richiesta era 1,7 milioni di euro) e di 25 mila al Comune di Milano (117 mila la richiesta) che si sono costituiti parti civili. Secondo l’impianto accusatorio del procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal Stefano Civardi, Di Rubba, che fu presidente della fondazione, e il suo socio di studio Manzoni, avrebbero spartito con un altro commercialista, Michele Scillieri (che ha già patteggiato 3 anni e 4 mesi), circa la metà degli 800 mila euro spesi dalla fondazione per la sede a Cormano attraverso un giro di società e prestanome. Ha scelto invece il rito ordinario Francesco Barachetti, l’imprenditore che secondo l’accusa è coinvolto sottrazione del denaro pubblico: il processo è in corso.

Nell’indagine svolta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria, oltre il commercialista Scillieri, nel cui studio in centro a Milano era stato registrato il primo domicilio della lista ‘Lega per Salvini premier‘ , risultano coinvolti anche i due prestanome Luca Sostegni e Fabio Barbarossa (cognato di Scillieri) che hanno patteggiato: quattro anni e dieci mesi per Sostegni, due anni e un mese per Barbarossa. Dal primo filone di indagini ne sono nati altri, che si ricollegano anche all’inchiesta della procura di Genova sui 49 milioni della Lega.

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