di Roberto Cursi

“Uccidete anche me. Voglio andare con mio figlio! Voglio andare con mio figlio! È il mio unico figlio! Era il mio unico figlio! Adesso dovete ammazzare anche a me. Sparatemi! Sparatemi! Sparatemi!”. Queste sono le strazianti grida di dolore di una madre colombiana che urla con disperazione contro gli agenti dell’Esmad che le hanno appena ucciso il figlio sparandogli in strada.

Domenica a Piazza del Popolo c’è stato un presidio della comunità colombiana per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’assordante silenzio dei mezzi d’informazione sulle atroci violenze che il governo Duque sta perpetrando su chi protesta contro la riforma sanitaria e fiscale (quest’ultima ritirata). Per le tv la notizia non esiste e leggiamo poco o nulla sui “grandi” quotidiani italiani, anche se in due settimane di proteste ci sono stati più di 40 morti. Inoltre si registrano violenze sessuali e circa 1000 detenzioni arbitrarie. Per la “Defensoría del Pueblo de Colombia” ci sono almeno 548 persone scomparse e 405 feriti, senza mettere nel conto i 904 “leader sociali” assassinati violando la firma dell’Accordo di Pace del 2016 tra il Governo colombiano e i guerriglieri delle Farc.

Mi chiedo come si fa a ignorare una carneficina del genere; quale sia il motivo di questa indifferenza mediatica sugli orribili omicidi, violenze sessuali, scomparse, incarcerazioni che stanno avvenendo in Colombia con la presidenza Duque e il sostegno dell’ex Presidente Uribe, il quale ha pubblicamente dichiarato legittimo l’uso delle armi contro i manifestanti.

La maggior parte dei quotidiani – se ne parlano – riportano appena il freddo numero dei morti e aggiungono che l’Onu, l’Unione Europea e l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) condannano il governo colombiano per un “uso eccessivo della violenza” e la portavoce dell’Alto commissariato dei diritti umani dell’Onu, Marta Hurtado, si dice “profondamente allarmata”. Mai sentite dichiarazioni di condanna tanto dure fatte su altri Paesi. Sicuramente gli Organismi internazionali prenderanno subito misure restrittive e forti sanzioni contro la Colombia.

Scusatemi il banale sarcasmo, ma verrebbe da ridere se dietro a queste “sussurrate” dichiarazioni non ci fossero i drammi che ho appena elencato. La Colombia è l’unico Paese latinoamericano che è “Partener Globale” della Nato e alleato strategico degli Usa nella regione; è forse per questo che quasi tutti fanno finta di nulla davanti agli orribili crimini?

Mi vengono in mente due recenti fatti (guarda caso in Paesi non allineati all’agenda politica di Washington): il caso Navalny in Russia e lo “schiaffo” del Ministro della Cultura a Cuba. I media nazionali e internazionali hanno diffuso in ogni dove l’arresto di Navalny; non c’è persona che non conosca la sua storia. Il comportamento della polizia russa nelle manifestazioni pro Navalny è stato un “ballo di gala” in confronto ai massacri della polizia colombiana, ma all’unisono si è gridato a una violenta repressione e la Ue ha subito votato sanzioni mirate contro la Russia (non giustifico nessuna repressione).

Contro Cuba siamo ormai abituati ad ascoltare le più folli menzogne, ma a tutto c’è un limite. Il Ministro Alonso, davanti alla provocazione di una trentina di persone, istintivamente colpisce sul braccio il giornalista che gli puntava lo smartphone contro. A questo punto le più importanti organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato il fatto come un inqualificabile atto di violenza della dittatura cubana che continua a reprimere il suo popolo, portando il “caso” all’attenzione del Parlamento europeo, dove il gruppo Popolare ha presentato una richiesta di sanzioni e di sospensione degli accordi economici per violazione dei diritti umani.

Chi pensa che stia scherzando si ricreda. Mentre sui crimini in Colombia… un silenzio assordante!

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