Da operai a soci. È il percorso dei 63 lavoratori dell’ex fonderia “Ferroli” nel veronese. Un’azienda che nel 2016 era destinata a chiudere a causa della crisi. “Non avevamo scelta – ricorda Roberto uno degli ex dipendenti – o rimanevamo a casa o ci dovevamo inventare qualcosa di nuovo”. E così, insieme ai sindacati, matura l’idea di fondare una cooperativa e provare a rilevare l’azienda destinata al fallimento. Il 22 luglio 2017 nasce la nuova Cooperativa Fonderia Dante. Quando la sirena torna a suonare in tanti non riescono a trattenere le lacrime per la commozione. Non è stata una scommessa a costo zero per i lavoratori. Hanno investito l’anticipo della propria indennità di disoccupazione per creare la base del capitale sociale. Novecentomila euro che però non bastavano. “Eravamo convinti di poter suscitare un’interesse nelle banche tradizionali ma non è successo – spiega l’amministratore delegato della Cooperativa Fonderia Dante Erasmo D’Onofrio – così ci siamo rivolti al sistema finanziario e creditizio cooperativo”. Legacoop, Coopfond, Cfi, Banca Etica. Sono solo alcune delle realtà e degli strumenti che hanno permesso la rinascita della fonderia.

Oggi, a quattro anni di distanza dalla sua nascita, la scommessa dei 63 soci fondatori è stata vinta. Ora lo stabilimento ha una capacità produttiva di 17mila kg di ghisa all’ora, pari a circa 80mila caldaie e un milione di dischi freno l’anno. Il fatturato è in crescita e il numero dei dipendenti è salito a 105. “Il valore aggiunto del passaggio da dipendente a socio è che sentiamo quest’azienda come nostra – spiega Fabio uno dei più giovani tra i soci fondatori – quando hai un padrone che ti comanda devi soltanto dargli retta, mentre qui c’è una coesione perché tutti ci sentiamo parte della nostra azienda”. Un’esperienza che dimostra che “un altro modello di lavoro è possibile” come racconta il presidente della cooperativa Gianluca Pretto e che “può essere d’esempio anche per altre aziende in crisi del territorio”. Negli ultimi anni, soltanto in Veneto, sono nate altre otto cooperative di “workers buyout”. “Con i Wbo, ancora una volta, è dimostrata la funzione anticrisi svolta dal sistema cooperativo a beneficio del territorio, in termini sia occupazionali che economici e produttivi – spiega in una nota Legacoop Veneto, tra i soggetti più attivi nel sostegno a questo tipo di realtà – in Veneto quello del ‘workers buyout’ sta accreditando come vero strumento di politica industriale”.

Per correttezza si precisa che, come segnalatoci dalla Ferroli S.p.A., nel 2016, l’azienda non era destinata al fallimento, ma aveva appena concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f. volto al risanamento della Società e al suo sviluppo.

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