di Antonio Deiara

È la solita riforma sbagliata, quella della Scuola “pasticciata” disegnata nella bozza del Recovery Plan. Oltre trentuno miliardi di euro pronti da spendere, in larga parte male; sempre nella speranza che non finisca nelle mani dei soliti “prenditori” anche la quota destinata all’edilizia scolastica.

Il documento delinea una discutibile acculturazione “aziendalistica” dei nuovi docenti, anziché un selettivo biennio di formazione con tirocinio e immissione in ruolo, e uno “sperperoso” aggiornamento di quelli anziani, dato che andranno in pensione nei prossimi tre/quattro anni; si definiscono nuovi criteri già vecchi per il reclutamento degli insegnanti 3.0, ma risultano totalmente assenti le problematiche della Funzione docente: nuovi orari di servizio con orari di cattedra invariati, giorni di ferie europei con retribuzioni europee, tutela del ruolo peculiare di Pubblici ufficiali di maestre e professori, meritocrazia.

Scomparse dai radar del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, la riduzione del numero massimo di alunni per classe e la stabilizzazione del numero minimo di studenti, a tutela delle Autonomie scolastiche.

In sintesi, parliamo di una riforma del trentatré per cento, priva di una visione del curricolo verticale che dovrebbe prevedere l’ingresso dei docenti abilitati in lingue straniere, informatica, arte, musica e scienze motorie nella Scuola Primaria. Impressiona l’assordante silenzio dei sindacati. Ѐ legittimo il dubbio che anche a loro manchi una visione della scuola pubblica dei prossimi tre decenni, soffocata da rivendicazioni corporative o di piccolo cabotaggio.

Come un soldato della Fortezza Bastiani, da una finestra aperta sul futuro ogni giorno da quarantuno anni, osservo l’arrivo del “nemico” della Scuola Pubblica, già intravisto in lontananza oltre cinque lustri fa (Governo Berlusconi I), autore di feroci assalti all’inizio del nuovo Millennio (Governo Berlusconi II) e di tragiche decimazioni di alunni, classi, docenti, Ata e istituzioni scolastiche nel decennio passato (Governi Berlusconi IV – Monti – Renzi).

Disposto su tre colonne, due sotto lo stendardo del drago e uno col vessillo dell’opposizione, il solito “nemico” della Scuola Pubblica è arrivato oggi sotto le mura, pronto a ghermire il futuro dell’Istruzione delle nuove generazioni a vantaggio dei finanziamenti di dubbia costituzionalità a favore delle scuole private “paritarie”, confessionali e laiche, dell’Invalsi che per 18 milioni di euro annui fa somministrare prove nazionali per verificare percorsi individualizzati e di un fantomatico soggetto di “Alta Formazione” che potrebbe far concorrenza al “carrozzone” di Renato Zero.

Parlano del bene della Scuola parlamentari scolasticamente incompetenti, rappresentanti dei partiti che hanno votato i primi 8 miliardi di tagli (triennio 2009-2012) inflitti alla Scuola Pubblica dal trio Tremonti-Gelmini-Brunetta, e tenuti in vita sia dal divo Monti che dal rottamatore Renzi. Parafrasando Laocoonte: “Timeo senatores ac dona ferentes”!

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