Con la nuova circolare di oggi (che aggiorna quella del 30 novembre 2020) il ministero della Salute dà il via libera a un secondo documento per la gestione a domicilio dei pazienti con infezione da Covid rivolto ai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Il testo è stato redatto da un gruppo di esperti nel campo medico-scientifico, istituito dalle direzioni della Programmazione sanitaria e della Prevenzione del ministero, sulla base delle conoscenze disponibili attualmente. Il documento verrà periodicamente integrato con le più recenti evidenze scientifiche sugli approcci terapeutici. Nel documento vengono stratificati i pazienti in base al livello di rischio (basso/stabile, medio/instabile e alto/critico) e definiti gli strumenti di monitoraggio, la terapia farmacologica (compresa quella con gli anticorpi monoclonali) e le prestazioni in telemedicina. Nella parte finale vengono riprese le raccomandazioni dell’Agenzia italiana del farmaco sull’uso dei farmaci anticovid a domicilio. “Va evitato l’uso di cortisonici, eparina, antibiotici e idrossiclorochina – ricorda Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano e componente del gruppo di lavoro che ha preparato il vademecum – La novità riguarda soprattutto la selezione del paziente da trattare con anticorpi monoclonali”. La terapia è riservata per i pazienti affetti da Covid di recente insorgenza (entro le 72 ore dalla diagnosi e comunque sintomatici da non oltre dieci giorni) “definiti ad alto rischio di sviluppare forme gravi” recita il testo. Questi pazienti, si legge, “devono essere indirizzati rapidamente ai centri regionali abilitati alla prescrizione degli anticorpi monoclonali per il Covid”. Il trattamento pertanto è raccomandato nell’ambito di una struttura ospedaliera.

“La valutazione dei parametri al momento della diagnosi di infezione e il monitoraggio quotidiano, anche attraverso approccio telefonico o in forma di televisita, soprattutto nei pazienti sintomatici lievi è fondamentale poiché circa il 10-15 per cento dei casi lievi progredisce verso forme severe” scrivono gli esperti. Eventuali variazioni, aggiungono, vanno immediatamente comunicate al proprio medico curante. E l’utilizzo del pulsossimetro è di cruciale importanza per identificare i bassi livelli ematici di ossigeno in assenza di significativa dispnea e affaticamento respiratorio. Si raccomanda di adottare la soglia di sicurezza del 92% di saturazione dell’ossigeno in aria ambiente per un paziente Covid domiciliato. In presenza di valori inferiori si valuta la necessità del ricovero in ospedale o la fornitura di ossigenoterapia a casa.

Per i casi lievi (con sintomi come febbre inferiore a 37 gradi di temperatura, malessere, tosse, congestione nasale, cefalea, diarrea, in assenza di dispnea) “non è indicata alcuna terapia al di fuori di una eventuale terapia sintomatica di supporto” riporta il documento. Gli esperti avvertono di non assumere supplementi vitaminici e integratori alimentari (vitamine, lattoferrina, quercitina) perché al momento non esistono evidenze scientifiche sulla loro efficacia. Per i soggetti asintomatici o paucisintomatici consigliano: la misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno attraverso il pulsossimetro; paracetamolo o fans in caso di febbre o dolori articolari eomuscolari; idratazione e nutrizione adeguate (soprattutto nei pazienti anziani); attività fisica (anche se limitata) per prevenire le conseguenze dell’allettamento e per consentire la riduzione dell’uso di eparina; l’assunzione preferibile della posizione prona; trattamento precoce con anticorpi monoclonali nei pazienti a rischio di progressione di malattia.

Vietato assolutamente l’utilizzo routinario di corticosteroidi (cioè i farmaci cortisonici). “L’uso dei corticosteroidi è raccomandato esclusivamente nei soggetti con malattia Covid-19 grave che necessitano di supplementazione di ossigeno”, scrive il gruppo di esperti. Che spiega: “L’utilizzo della terapia precoce con steroidi si è rivelata inutile se non dannosa in quanto in grado di inficiare lo sviluppo di un’adeguata risposta immunitaria”. Vietato anche l’uso di eparina (indicato solo nei soggetti immobilizzati per l’infezione in atto) e di antibiotici (riservati esclusivamente ai casi di infezione batterica dimostrati con esame microbiolgico). “Non utilizzare idrossiclorochina la cui efficacia non è stata confermata in nessuno degli studi clinici randomizzati fino ad ora condotti” e “non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi per il rischio di diffusione del virus nell’ambiente”. Infine, non modificare le terapie per altre patologie croniche (si rischierebbero aggravamenti di condizioni preesistenti) ed evitare l’uso di benzodiazepine perché potrebbero provocare depressione respiratoria.

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