“L’unico modo per tenere le scuole aperte è prevenire e andare a cercare il virus, questo test potrebbe cambiare la prospettiva del nostro lavoro”. Stefania Giacalone è la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Brianza di Bollate. In questo comune dell’hinterland milanese, uno dei primi a finire in zona rossa a febbraio proprio a causa dei focolai da variante inglese, da lunedì 12 aprile partirà il piano di sorveglianza attiva promosso dal sindaco Francesco Vassallo e dall’Università degli Studi di Milano. Oltre duemila kit con un tampone molecolare-salivare. Basta tenere il dispositivo in bocca per sessanta secondi “come un lecca lecca” e poi riporlo nella provetta che verrà analizzata nell’arco di 24/36 ore dal laboratorio di microbiologia dell’Università degli Studi di Milano. Un test che in Italia non è ancora stato validato dal Ministero della Salute, ma che è già stato autorizzato in altri paesi come la Svizzera o al Francia. “L’attendibilità è la stessa del tampone molecolare naso faringeo, ma quello salivare presenta due vantaggi significativi – spiega Elisa Borghi, professoressa associata in microbiologia cinica dell’Università degli Studi di Milano che insieme alle sue colleghe dalla scorsa estate ha lavorato a questo progetto – il primo vantaggio è la minor invasività: chiunque può farlo da solo, anche un bambino”. E poi è perfetto per identificare gli asintomatici e i pre sintomatici: “Cioè quelle persone che hanno già l’infezione, ma che con il tampone naso faringeo non riusciremmo a identificarli perché in saliva arriva tra uno e tre giorni prima”.

Il progetto potrà coinvolgere una platea di oltre 2500 tra studenti e docenti e l’adesione è stata molto alta. “In questo momento i minorenni non possono essere vaccinati dunque l’unica arma che abbiamo è quella di anticipare il virus andando a cercarlo con strumenti come questo” spiega il sindaco Francesco Vassallo che ha promosso l’iniziativa nelle scuole del suo comune. L’adesione in diverse scuole è stata del 100% e da lunedì le ricercatrici del laboratorio di microbiologia lavoreranno senza sosta per analizzare in 36 ore oltre duemila campioni. “Abbiamo investito tanto in questo progetto e non ci siamo ancora arrese perché sappiamo che funziona – conclude Valentina Massa, professoressa associata in biologia applicata dell’Università degli Studi di Milano – stiamo perdendo tempo, ci serve una risposta perché in molti paesi è stato sdoganato questo test. In Francia, Svizzera, Norvegia, Giappone. Eravamo in vantaggio sugli altri paesi, ma adesso non solo abbiamo perso il vantaggio, ma è incredibile che non possiamo farlo”

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