“Quando si libera… “. “La paziente è Covid positiva, ma ha ossigeno in questo momento?”. “Le ambulanze sono tutte fuori, farò il possibile”. Martedì pomeriggio, ore 17, i telefoni della centrale operativa del 118 di Bari e Bat, che governa quasi 60 mezzi per ogni tipo di intervento nelle due province, sono bollenti. È così da giorni: “Viaggiamo dal 5 marzo attorno alle 2mila emergenze al giorno, la metà è Covid. Abbiamo toccato le 2.900 chiamate il 13 marzo”, spiega la direttrice Anna Maria Natola. Non è l’unico problema nel territorio pugliese più colpito dalla terza ondata di Sars-Cov-2, con gli ospedali ormai al collasso: “C’è una pressione notevole sui pronto soccorso e questo aumenta i tempi di sbarellamento dei mezzi di emergenza”. Nelle ultime settimane il sistema del 118 ha dovuto affrontare anche un nuovo problema: “Alcuni rifiutano il ricovero per la paura di non vedere più parenti e dover affrontare la malattia senza contatti con l’esterno. Lunedì, su 144 pazienti che dovevano essere ospedalizzati stando ai parametri che abbiamo rilevato, in 60 hanno preferito rimanere a casa”. Una decisione che si riverbera nei giorni successivi: “Capita che il giorno dopo chiamino di nuovo per richiedere l’intervento, quando ormai le loro condizioni sono estremamente critiche”.

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Covid, il 118 di Bari come una trincea: “Pressione enorme. Chiamate triplicate e ambulanze ferme al Pronto soccorso anche fino a 12 ore”

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