Ci risiamo. Di nuovo la Dad. Dopo aver ascoltato per mesi dall’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che le scuole erano un luogo sicuro chiude tutto. Comprese le scuole. Per questo ecco le lezioni da remoto. Che non piacciono a nessuno. Ma devono essere svolte. Per salvare la faccia. Per provare a farlo. Anche se scontentano tutti. In molti casi, i dirigenti scolastici. Che però non di rado si mostrano inadeguati. Decidendo poco oppure troppo. Quasi sempre gli insegnanti. Che però non di rado fanno fatica a lavorare in maniera rigorosa. Perdendosi in questioni irrilevanti oppure tralasciando di soffermarsi su problematiche di rilievo. Scontentano anche ragazze e ragazzi. Che, quando continuano a lavorare, soffrono le modalità nonostante gli sforzi di molti insegnanti, impersonali. Scontentano anche le famiglie, naturalmente.

A questo appuntamento collettivo con la Dad ci si arriva in molti casi ancora in maniera inadeguata. Ad un anno di distanza dalla prima esperienza qualcosa è cambiato, per fortuna. A partire dalla conoscenza di piattaforme sulle quale creare classi virtuali, proseguendo per gli strumenti informatici. Senza contare i diversi metodi di interazione. Ma il problema non è questo.

Il problema non è la scelta di Meet piuttosto che Zoom per pianificare le videolezioni. Non lo è neppure la rimodulazione degli orari giornalieri. Compresa la scelta di procedere a lezioni di 45 minuti, così da concedere una pausa tra un appuntamento e l’altro. Il problema non sono le disposizioni ministeriali che lasciano spazio ad interpretazioni nelle quali in diversi casi qualche Dirigente scolastico si perde. Generando confusione piuttosto che mettere ordine. Il problema non sono le ragazze e i ragazzi, nonostante non siano sempre dotati di strumenti informatici necessari per le videolezioni. Nonostante comincino a mostrare evidenti segni di cedimento. Il problema non sono gli insegnanti, nonostante non sempre dimostrino di possedere quelle qualità indispensabili per divenire modelli per i loro alunni. Nonostante molti di loro siano realmente impossibilitati ad impegnarsi in una didattica a distanza. Impossibilitati, a volte, dal dato anagrafico, tal altre da una rigidità che poco si concilia con la duttilità che sarebbe necessaria. Il problema non sono neppure le famiglie, che soprattutto alle medie costituiscono una presenza “importante”. Non lo sono nonostante neppure troppo infrequentemente avanzino richieste che travalichino abbondantemente il loro ruolo nella scuola.

Il problema non è nessuno, in particolare. Ma lo sono tutti, insieme. Non sempre, certo. Ma non di rado. Il problema è che ciascun attore interpreta una parte non definita. Come se si recitasse a soggetto. Ma questo non è possibile. Non è lasciare spazio ad interpretazioni marcatamente soggettive. Innanzitutto perché la Scuola non è una rappresentazione. Ma piuttosto il luogo nel quale si dovrebbero formare le Persone. Il problema è che gli attori non sono tutti stelle di prima grandezza. Anzi, il contrario.

Accade così quel che già si è verificato e con ogni probabilità accadrà. Andrà bene lì dove si troveranno attori capaci. Responsabilmente impegnati alla riuscita anche di questo intermezzo in Dad. Andrà bene dove insegnanti coscienziosi avranno incontrato Dirigenti che in mancanza di indicazioni precise dal parte del Miur si saranno lasciati guidare dall’esperienza e dal buonsenso. Andrà bene dove ragazze e ragazzi, nelle loro naturali differenze, avranno alle spalle genitori che credono realmente alla Scuola. Come luogo formativo.

La sensazione è che saranno ancora il caso e la buona volontà a fare la differenza in queste settimane di Dad. Un po’ poco per una istituzione della quale tutti parlano. Un po’ poco per lo spazio che dovrebbe alimentare curiosità. Allenare alla libertà, se non altro di pensiero.

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