“Il premier Conte ha rottamato i due Matteo e fatto un favore all’Italia, io mi fido”. L’appello di Giuseppe Conte a Montecitorio per chi “ha cuore il destino dell’Italia” e alle forze “europeiste, liberali, popolari e socialiste” ha fatto breccia in chi, tra gli indecisi sul sostegno all’esecutivo, aspettava un segnale e soprattutto garanzie sui valori di riferimento. Tra questi, inseguito e corteggiato in queste ore a sinistra, c’è Tommaso Cerno, senatore ex Pd e in passato vicino a Matteo Renzi, che a febbraio scorso aveva deciso di aderire al gruppo Misto. Proprio Cerno, ad agosto 2019, fu tra i primi nel fronte dem a sostenere l’ipotesi Conte premier di un’alleanza M5s-Pd e ancora prima decise di votare insieme ai 5 stelle contro il Tav. Nei giorni scorsi aveva invocato il ritorno alle urne per “il bene del progetto“. Ora l’ex condirettore di Repubblica e direttore de L’Espresso a ilfattoquotidiano.it dice: “Se la crisi è servita per un chiarimento politico della natura dell’alleanza, un bene l’ha fatto”.

Senatore Cerno ha deciso cosa voterà domani?
Sì, ho deciso.

Lei aveva chiesto il ritorno al voto.
Avevo detto no a quello che mi sembrava più che un tentativo di rilancio del governo, un tentativo di distruggerne l’anima. Sono convinto che questa sia l’unica maggioranza possibile per costruire l’Italia di domani, ma se per farlo avremmo dovuto sporcarne il cuore, associarla a brutti momenti della politica italiana, piuttosto che vederla morire di agonia, avrei preferito vederla morire all’istante.

Oggi cos’è cambiato?
Ho ascoltato il presidente Conte: in un momento così difficile ha sentito la necessità non solo di indicare una strada, ma anche di chiarire i valori imprescindibili di chi quella strada la percorrerà. Conte ha il merito politico che, dopo aver tolto la centralità di Matteo Salvini, ora ha tolto quella di Matteo Renzi e ha voltato pagina nella nostra storia politica. Ha rottamato i due Matteo e ha fatto un favore all’Italia.

Insomma, ha deciso: domani vota sì alla fiducia?
Con lo stesso spirito con cui dissi no a quella che sembrava un mercato delle poltrone aperto in nome della sopravvivenza che ha evocato figure come Razzi o come Mastella, domani il mio Sì sarà rivolto al premier. Per me da oggi personalmente lui unico vero “responsabile” di garantire che nessuno inquini la natura politica e culturale dell’alleanza. Conte dovrà essere oltre che il riferimento per gli italiani, anche il garante politico dell’alleanza.

Quindi lei è un responsabile?
No, non sarò mai un responsabile e sosterrò il governo finché sarà il governo in cui mi rispecchio.

Non aderirà al nuovo gruppo Maie-Italia23 nato in Senato?
No, lo guardo ancora come una bestia strana. E’ meglio del primo giorno, ma c’è molta strada da fare. Per me è meglio pochi, ma buoni. Preferisco una maggioranza più risicata che costringa la coalizione a un maggior lavoro per governare, piuttosto che un amalgama di infiltrati e inquinatori di pozzi.

Ma allora dove si colloca? Vuole tornare nel Pd?
Io rimango nel gruppo Misto, a una distanza sufficiente a partecipare e a valutare. Osserverò se le parole del premier e le sue garanzie saranno rispettate. Mi auguro che dal Pd e dal Movimento 5 stelle arrivino i primi segnali di creazione di un grande big bang delle nostre culture per un progetto che faccia crescere il Paese. Se sbagliamo questa volta sarà difficile salvare la faccia.

Non ci dica che sta pensando a un altro partito.
Al momento ci sono già abbastanza partiti, correnti e pensatoi. Penso a nuove idee e nuovi valori che crescano spontaneamente se finalmente questi due piatti freddi della storia politica italiana diventeranno qualcosa di caldo capace di nutrire il Paese.

Insomma non lo esclude.
Chi può dirlo.

L’Udc ha smentito (al momento) di voler essere nella pattuglia di responsabili, ma la senatrice Binetti non ha nascosto aperture.
Io la rispetto se sta nel suo campo. E’ lontana anni luce dalla natura di questo governo.

A lei cosa hanno offerto per cambiare idea?
Se mi avessero offerto qualcosa, avrei dovuto necessariamente votare no. Sarebbe stata la prova che il governo che io sostengo per un ideale era diventato interamente razziano e mastelliano e si occupava di poltrone. Fortunatamente non è avvenuto. Se il governo inizia a stare in piedi sui posti, finisce male.

In quanti l’hanno chiamata?
Tantissime persone che non sentivo da anni. Ci sono state telefonate di interesse e un paio di telefonate sincere. A parte le chiamate di registi, artisti, scrittori del mondo della sinistra che mi diceva “vai avanti perché qualcuno deve dire no prima di accettare sempre tutto”, quella che più mi ha fatto piacere ricevere è stata la telefonata di Michele Emiliano. Una chiamata diversa: mi ha chiesto come stavo. Lo ringrazio di essere rimasto un uomo e non solo un costruttore di maggioranze.

Secondo lei si riapriranno le trattative con Renzi?
Se Conte è stato sincero, l’uscita stessa di Renzi da questo governo toglie un equivoco e mette in campo quell’alleanza di valori che Renzi ha sempre osteggiato, il Pd e i 5 stelle. Mi sembra strano che possa ritrovare una porta politica aperta.

Ce lo dice perché Renzi ha fatto saltare tutto?
Non ho mai ritenuto che le questioni poste da Renzi fossero sbagliate. Io ho sempre ritenuto, come ha fatto Conte oggi annunciando l’assegnazione della delega ai Servizi, che poteva discuterle tranquillamente in un vertice di maggioranza. Alla fine il governo è andato in crisi e quelle cose le ha fatte lo stesso. Mi auguro che non abbia fatto saltare la crisi per quelle questioni, perché l’elenco della spesa è stato facilmente inserito. Spero che la mossa del cavallo, non si riveli quella dell’asino.

Torneranno indietro i parlamentari di Italia viva?
Se sono andati via una volta, potranno anche farlo. Ma spero che Renzi abbia fatto questo perché ha un’idea alternativa o non perché spera di tornare indietro. Ma se succede allora significa che stiamo prendendo in giro gli italiani, quello che Conte oggi ha detto che non avverrà.

Lei si fida di Conte?
Mi fido di quello che ha detto. Il no fermo a Salvini l’ha rispettato, oggi l’ha dato a Renzi.

Liliana Segre a il Fatto quotidiano ha parlato di “indignazione civile” per una crisi politica in piena pandemia.
Capisco il tema che pone la senatrice Segre. Devo dire che in questo caso la crisi forse è stato un bene: se è stato un chiarimento politico della natura dell’alleanza, come Conte ha detto, e se l’uscita di Renzi libera il Pd da questo incubo onnipresente che anima ogni discussione, un bene l’ha fatto. Il governo avrà qualche numero in meno, ma una forza in più.

Quanti possono cambiare ancora idea e sostenere il governo?
Renzi dimostra che quando la sinistra vuole chiudere in un Sì tutto in un suo essere finisce per far prevalere le ragioni del No. E’ un Sì condizionato alla natura che apre spazi anche a dubbi e a persone contrarie.

Lei nell’estate del 2019 fa fu tra i primi a invocare un governo “rock” Pd-M5s, ma poi lo definì una “polka”. E adesso?
Mi aspetto che Conte, ma anche i partiti capiscano che la natura politica è mutata. Quando vedremo i ministri, pur in una continuità naturale, ci aspetteremo correzioni e segnali di dialogo con pezzi dal campo progressista che si sono allontanati e che è il momento di richiamare.

Ci crede?
Non ci credo, ma ci spero. Anche rottamare i due Matteo sembrava impossibile e invece…

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