Le Regione Marche corre ai ripari per affrontare la carenza di posti letto. Gli ospedali Covid sono a rischio esplosione, così la giunta guidata da Francesco Acquaroli (Fdi) si affida alle Residenze sanitarie per anziani e alle case di cura private per cercare di assistere il numero crescente di positivi, optando per una soluzione che, il passato insegna, può essere rischiosa: nella prima ondata in altre Regioni una decisione simile ha portato a un’esplosione di contagi all’interno delle strutture.

In tutto sono 213 i posti letto attivabili nelle Rsa o nelle case di cura, previa “dimissione degli attuali assistiti dalle strutture”, da dedicare ai pazienti covid a “media-bassa intensità assistenziale” o a “pazienti Covid-19 positivi” con necessità ospedaliere, secondo l’accordo firmato. Nonostante la costruzione della grande “astronave” di Bertolaso, il Covid-hospital di Civitanova Marche dove al momento sono aperti quattro moduli, con il quinto in attivazione, infatti il territorio è ancora in difficoltà. Il motivo? “Abbiamo ancora disponibilità di terapie intensive, ma con l’aumento dei ricoveri si è resa necessaria la creazione di posti per chi non necessità più di ospedalizzazione, ma ha bisogno di essere seguito per la cura”, spiega al Fattoquotidiano.it l’assessore alla Sanità, Filippo Saltamartini.

Una scelta, appunto, controversa che arriva otto mesi dopo l’emergenza di marzo e aprile quando in tutta Italia furono stretti accordi in fretta e furia con le residenze sanitarie per anziani per racimolare posti letto con il triste epilogo di far ammalare gli ospiti delle strutture, tanto da portare all’apertura di inchieste, come quella sul Pio Albergo Trivulzio. Un rischio sul quale però Saltamartini promette un’attenta sorveglianza, pur respingendo già eventuali responsabilità: “Noi diamo un indirizzo agli organi (le strutture ndr.) sono loro poi a valutare la congruità”. Tradotto: è la casa di cura a garantire la separazione dei percorsi e del personale tra pazienti Covid e non. La speranza è quella di non peggiorare una situazione già abbastanza difficile: secondo i dati della scorsa settimana all’interno delle case di riposo o delle residenze per anziani ci sono già oltre 300 contagi. Tanto che l’assessore Saltamartini le ha subito messe “sotto controllo”, visti anche i numeri della prima ondata, chiedendo tamponi continui per gli operatori e l’invio di presidi.

Le residenze private che sono state messe a disposizione, grazie all’accordo tra Regione, Azienda sanitaria unica regionale, Aris (Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari) Marche e Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) Marche, sono quasi tutte appartenenti al gruppo KOS Care s.r.l, fatta eccezione per Villa Serena, a Jesi, dove verranno ospitati 20 pazienti Covid, e l’ospedale Celli di Cagli, che metterà a disposizione altri 30 posti. Nello specifico, sono pronti per essere attivati 50 posti a Campofilone, nella residenza Anni Azzurri, “di cui 40 di riabilitazione estensiva e 10 di media intensità”, 43 letti ad Ancona, alla Residenza Dorica, di cui “19 di riabilitazione estensiva e 24 di residenza sanitaria per anziani”. E poi ancora altri 30 posti a Porto Potenza Picena, alla casa di cura Santo Stefano di Villa Margherita e 40 letti a Macerata Feltria. “Le strutture private accreditate firmatarie dovranno rispettare tutte le vigenti misure di contrasto, contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, al fine di garantire la piena attuazione della tutela del diritto alla salute della popolazione e dei lavoratori – si legge nel comunicato stampa della Regione – in particolare, dovranno garantire scrupolosamente percorsi separati tra gli stessi e i pazienti no-Covid, per escludere totalmente il rischio di diffusione del virus”.

I nuovi posti letto quindi, specifica l’assessore, potranno “servire a decongestionare” gli attuali ospedali che con i contagi in aumento degli ultimi giorni sono a rischio esplosione, con i reparti pensati come Covid già praticamente pieni e quelli “puliti” a rischio trasformazione. Impossibile, poi, secondo Saltamartini, implementare ancora il Covid-hospital, costruito proprio per far fronte all’emergenza. Primo la struttura è pensata per “pazienti di terapia intensiva o di sub-intensiva”, e non pazienti infetti ma senza necessità di particolari cure. Secondo, la Regione non ha medici, già ampiamente saccheggiati dagli altri ospedali per aprire i primi cinque moduli dell'”astronave”. “Non saremmo in grado di aprire un sesto modulo – specifica il politico – Non abbiamo anestesisti, non li abbiamo trovati. Riempire questo modulo per noi costerebbe sacrifici organizzativi molto maggiori che non lasciare i pazienti negli altri ospedali”. Da qui la decisione di “cedere” quel modulo proprio alla vicina Umbria che già la scorsa settimana ha effettuato un sopralluogo per trasferire nel Covid-hospital di Bertolaso alcuni dei suoi ricoverati, mettendo però a disposizione il proprio personale sanitario.

Ora, di fronte all’aumento dell’ospedalizzazione, e dei pazienti che costantemente si stanno rivolgendo ai pronti soccorso, il rischio è quello di attivare altri “ospedali Covid”, che la giunta si era impegnata a mantenere “puliti”, come quello di Camerino, trasformato durante la prima ondata e poi normalizzato. A soffrire di più infatti è proprio l’area del maceratese dove, spiega ancora Saltamartini, abbiamo avuto diverse “persone che si sono presentate direttamente in ospedale” anche se “non sono gravi”. L’obiettivo, dice, è far rimanere puliti il più possibile questi presidi, ma a decidere “saranno i medici in base alla situazione e all’afflusso di pazienti Covid”. Intanto, di fronte a 2213 tamponi di nuove diagnosi, sono 667 i nuovi positivi nelle Marche nella giornata di giovedì, con oltre 600 persone ricoverate di cui 78 in terapia intensiva.

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