Alla porta del Pio Albergo Trivulzio sono tornati a bussare uomini della polizia giudiziaria. Ventotto anni dopo il blitz che segnò l’inizio di Tangentopoli, la casa di cura per anziani di Milano finisce di nuovo al centro della cronaca nazionale. E questa volta rischia di essere il primo atto di una storia molto più tragica rispetto a quella del 1992. È dopo l’apertura delle indagini sulle morti degli anziani per coronavirus in alcune Rsa nella provincia del capoluogo lombardo, infatti, che la Guardia di finanza si è presentata nelle sedi del Trivulzio. Ma non solo. In contemporanea, infatti, gli uomini della polizia giudiziaria guidati da Maurizio Ghezzi hanno bussato alle porte della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e di una residenza di Settimo Milanese. Sono solo i primi blitz, visto che i pm del pool Salute, guidato dall’aggiunto Tiziana Siciliano, stanno procedendo in queste ore alle iscrizioni nel registro degli indagati dei vertici di altre residenze in cui si sono verificati contagi e morti, tra cui quelle dei quartieri milanesi Affori, Corvetto e Lambrate. Le iscrizioni servono per procedere, eventualmente, ad altre perquisizioni.

La denuncia: “A Bergamo morto il 25% degli ospiti” – Parallelamente al blitz della Finanza, i carabinieri del Nas di Milano sono entrati nelle case di riposo di quattro province lombarde di loro competenza territoriale, cioè sempre oltre al capoluogo lombardo, Monza, Como e Varese. I controlli del Nucleo, diretto dal tenente colonnello Salvatore Pignatelli, vanno avanti, già da qualche giorno. Sono state una quindicina, invece, le ispezioni dei Nas di Brescia nelle case di riposo della Bergamasca, dove secondo i dati della Cgil sono deceduti “il 25 percento degli ospiti” dall’inizio dell’emergenza. “Ci risulta che la Procura si sia mossa anche nelle case di riposo della Bergamasca. Già da qualche tempo, alcune strutture hanno ricevuto la visita dei carabinieri del Nas dopo alcune segnalazioni”, spiega Roberto Rossi, responsabile del sindacato, spiegando che i dati raccolti hanno portato a stimare nelle 65 Rsa della provincia almeno 1.500 decessi fino alla settimana scorsa. Il record ufficiale di decessi in una singola casa di cura spetta al Trivulzio, che è anche la più grande: alla Baggina, come la chiamano i milanesi, dai primi giorni di marzo ci sono stati quasi 143 morti su un totale di circa 1200 persone, tra ospiti e pazienti. Un numero simile di decessi si sarebbe registrato, sempre a Milano, alla Fondazione don Gnocchi. Numeri che vanno considerati tenendo presente i dati ufficiali dell’Istituto superiore della sanità, secondo il quale nelle residenze per anziani della Lombardia ci sono stati 1.822 i decessi dall’inizio dell’epidemia. Ma andiamo con ordine.

Cresce il numero degli indagati – Dal Trivulzio gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno portato via una “ingente mole di documenti“, riferisce chi indaga. Centinaia di pagine, da cartelle cliniche a documenti cartacei ed informatici. Sequestrata anche la documentazione sui tamponi (pochi quelli effettuati nelle Rsa su anziani e operatori) e le disposizioni interne sull’uso delle mascherine. Sotto sequestro sono finiti anche pc e altri dispositivi, che verranno passati al setaccio dagli analisti della procura a caccia di email ed altra documentazione utile. Il dg del Pio Albergo, Giuseppe Calicchio, destinatario delle perquisizioni, anche a carico dello stesso ente, ha ricevuto una contestuale informazione di garanzia con la quale ha saputo ufficialmente di essere indagato per epidemia colposa. Sotto indagine sono finiti anche i legali rappresentanti della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e i vertici del Don Gnocchi. In quest’ultimo istituto geriatrico risultano indagati il direttore Antonio Dennis Troisi, la direttrice sanitaria Federica Tartarone e l’amministratore della coop Ampast, Papa Waly Ndiaye. L’elenco delle persone sotto inchiesta, però, sta crescendo in queste ore con il pool di pm guidato dall’aggiunto Siciliano che sta provvedendo alle nuove iscrizioni dei vertici di altre case di cura milanesi.

Blitz e sequestri: la maxi inchiesta sulle Rsa – Una è la domanda alla quale vuole rispondere la procura: come sono andate le cose nelle case di riposo durante l’emergenza? La diffusione delle epidemia nelle Rsa poteva essere evitata? O è stata agevolata dalle scelte dei vertici? Il dg del Trivulzio Calicchio, sentito nei giorni scorsi è stato in videoconferenza dagli ispettori del Ministero della Salute, si è difeso spiegando di aver seguito regole e protocolli, anche regionali e ministeriali. Gli inquirenti stanno lavorando su più fronti: dalle analisi delle centinaia di morti per sospetto Covid fino all’assenza di tamponi e di mascherine all’interno delle Rsa, passando dalle presunte minacce agli infermieri che le utilizzavano. E ancora gli investigatori dovranno ragionare sulle eventuali omissioni nei referti e nelle cure fornite. E poi sul ruolo dell’amministrazione regionale nella predisposizione di linee guida e piani pandemici. Agli atti, coi vari sequestri di materiale informatico, finiranno anche carteggi ed email su direttive e disposizioni, interne e regionali. Tutto materiale che andrà analizzato e incrociato dagli inquirenti nei prossimi giorni.

Fari puntati sulla delibera regionale – Ma non ci sono solo le presunte omissioni nelle cartelle cliniche e la mancanza di mascherine e dispositivi di protezioni nelle Rsa sotto la lente degli invetigatori. L’indagine, infatti, sta cercando di illuminare gli effetti della delibera emanata da Regione Lombardia l’8 marzo scorso. È l’atto amministrativo che, come ha raccontato ilfattoquotidiano.it già il 19 marzo, dava la possibilità alla strutture per anziani, su base volontaria, di ospitare pazienti Covid dimessi dagli ospedali, perché si era reso “necessario liberare rapidamente i posti letto degli ospedali per acuti (terapie intensive, sub intensive, malattie infettive, pneumologia, degenze ordinare)”. A seguito di quella delibera, alcune Rsa hanno deciso di mettere a dispozione posti letto liberi, in cambio del pagamento di una retta da 150 euro al giorno da parte delle casse regionali. Il Trivulzio ha assunto il ruolo di centro di ‘smistamento’ di questi pazienti nelle altre strutture e, invece, formalmente non ha mai ricevuto pazienti colpiti da Coronavirus. La Regione aveva disposto, comunque, che quei pazienti dovessero essere accolti nelle case di riposo in strutture separate rispetto a quelle in cui sono ospitati gli anziani. Pochi giorni dopo quella delibera, però, nelle Rsa si è scatenata l’emergenza: le strutture per anziani sono diventati veri e propri focolai con altissime percenutali di mortalità. Gli investigatori, quindi, si stanno concentrando anche su tutti i documenti della gestione organizzativa interna del Pio Albergo e di riflesso, dunque, anche sulle direttive date dall’amministrazione regionale, così come ad altre Rsa.

Iss: “In Rsa lombarde 1.822 morti” – Ma quanti sono fino a questo momento i morti nelle residenze per anziani a causa del coronavirus? Secondo Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore della sanità, nelle solo in Lombardia ci sono stati 1.822 i decessi dall’inizio dell’epidemia. Secondo l’Iss sono in totale 3.859 i decessi per Covid-19 nelle Rsa italiane, il 40% fra il 16 e il 31 marzo 2020. La fonte dei dati è costituita da 2.399 Rsa presenti in tutte le regioni italiane e nelle due province autonome, incluse nel sito dell’Osservatorio demenze dell’Iss. Per la Lombardia sono incluse 164 strutture su 677, il 24,2%. Quindi il censimento copre solo una parte di residenze. I numeri effettivi dei morti sono più alti e al momento rischiano di essere pesantemente sottostimati. Basti pensare che il Trivulzio, la fondazione Don Gnocchi, e le Rsa della Bergamasca contano da sole circa 1.800 decessi: gli stessi che per l’Iss si registrano in tutta la Lombardia. Sempre per rimanere nella Regione più colpita sui 1.822 morti, 934 – in pratica più di uno su due (il 51,3%) – sono decessi di pazienti con sintomi compatibili (simil-influenzali) o Covid positivi. La positività, però, è stata certificata con tampone solo in 60 casi. E il tasso di mortalità sulla base di questi dati è del 6,8% fra i residenti nelle Rsa lombarde, più alto della media nazionale che è del 3,1%. Insomma la strage degli anziani rischia di avere numeri molto superiori a quelli diffusi fino ad ora.

Indagini in tutta Italia – Fascicoli d’indagine sulle morti nelle Rsa sono stati aperti dalle procure di tutte Italia. A parte il caso di Milano, le ultime sono quelle delle procure di Como, di Sondrio, di Bari e Cremona. La prima ipotizza l’interruzione di pubblico servizio a seguito di due denunce presentate da parenti di degenti in Rsa che lamentano di non avere da tempo notizie sulle condizioni di salute di propri congiunti da parte delle strutture. A quanto si è saputo, uno dei due denuncianti ha scritto che nei giorni scorsi ha ricevuto una telefonata in cui veniva informato che le condizioni di suo padre si erano aggravate. Poi non sarebbe più riuscito ad avere informazioni. In Puglia, invece, il fascicolo è al momento solo conoscitivo, ed è concentrato sul centro per anziani Don Guanella e sulla Rssa Villa Giovanna di Bari, sul centro Nuova Fenice di Noicattaro e sul centro di riabilitazione Giovanni Paolo II di Putignano. I pm vogliono capire se siano state rispettate le misure di prevenzione e di sicurezza sanitaria per evitare la diffusone del contagio e se il personale era dotato di adeguati dispositivi di protezione individuali. A Cremona, invece, la procura ha istituito un pool di quattro pm per indagare su tutto ciò che è legato all’emergenza sanitaria coronavirus. Per ora è stato aperto un fascicolo ‘modello 45’ senza ipotesi di reato in cui vengono acquisite le cifre dei decessi nelle Rsa presenti nella provincia.

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