di Marco Galaverni*

È un metallo estremamente versatile, che fin dall’antichità ha trovato impiego nella produzione di strumenti essenziali. Se i Romani lo utilizzavano per tubature dell’acqua, otri per il vino e stoviglie, nel ‘900 è stato impiegato come additivo in vernici, colle, solventi, leghe per saldature, e per la stessa benzina.

Come altri materiali dalle proprietà in apparenza perfette (vedasi ad esempio il famigerato amianto), tuttavia anche il piombo ha rivelato ben presto il suo lato più oscuro: se in primo luogo è stato considerato la causa del saturnismo diffuso tra gli antichi romani, forse concorrendo alla caduta dell’impero, più di recente la scienza ha dimostrato che una volta assorbito dal nostro organismo vi si può accumulare con effetti deleteri anche a basse dosi, causando malattie cardio-vascolari e danni renali, con effetti tossici anche sul sistema nervoso, in particolare nei bambini.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) ha classificato il piombo inorganico tra i probabili cancerogeni umani. Proprio per questi motivi, il piombo è stato via via rimosso da benzine, vernici e smalti in tutta Europa e Nord America, dove è stato sostituito con sostanze meno tossiche per ridurre – con successo – i danni alla salute umana.

Ma c’è un’eccezione a questo trend: il piombo rimane infatti il materiale più usato per le munizioni da caccia. Come denuncia il Wwf Italia nel suo recente report Cartucce Avvelenate, nonostante l’uccisione di fauna selvatica rimanga l’obiettivo principale dei cacciatori, recenti studi effettuati da Echa (l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche) e da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) hanno dimostrato che il piombo presente nelle munizioni da caccia uccide due volte: infatti sono oltre un milione ogni anno, secondo le stime, gli uccelli che nella sola Europa finiscono vittime dell’intossicazione da piombo.

Basta infatti l’ingestione di due o tre pallini dispersi sul terreno per portare alla morte uccelli acquatici e granivori, ma anche rapaci che si cibano di prede già avvelenate o colpite: dai germani alle alzavole, dai fenicotteri agli avvoltoi, anche quelli che non muoiono possono sviluppare gravi disfunzioni al sistema immunitario e riproduttivo. Anche la carne di selvaggina colpita da munizioni al piombo può raggiungere concentrazioni di metallo di oltre 50 volte superiori ai limiti consentiti per il consumo umano.

Senza contare che il piombo si può accumulare anche nell’ambiente, in particolare nelle zone umide come lagune e paludi, dove si stima che ogni anni vengano dispersi tra le 1400 e le 7800 tonnellate di piombo nella sola Europa. Ad oggi, nonostante le raccomandazioni di innumerevoli trattati internazionali, in Italia è ancora consentito l’uso di munizioni al piombo per la caccia su tutto il territorio nazionale, ad eccezione delle Zone Speciali di Conservazione (Zsc) individuate dalla Direttiva Uccelli come aree di particolare importanza per l’avifauna, che tuttavia comprendono appena metà delle zone umide italiane.

Fortunatamente, l’Europa in questo caso ci ha visto meglio di noi: pochi giorni fa, il Parlamento Europeo ha votato la messa al bando delle munizioni al piombo in tutte le zone umide europee: scelta che comporterà un piccolo aumento dei costi a carico dei singoli cacciatori (50-60€ l’anno) per passare a munizioni di altro tipo, ma ad un risparmio notevole per la collettività, visto che i danni causati dalla mortalità indiretta da piombo sugli uccelli selvatici sono stati stimati in oltre 100 milioni di euro l’anno, volendo considerare solo gli aspetti economici.

Ora l’Italia ha due anni di tempo per adeguarsi: sapremo dimostrarci all’altezza, e magari essere apripista per la messa al bando del piombo anche dal resto del nostro bellissimo territorio, terrestre e marino, già martoriato da inquinamento ed eventi sempre più estremi? Se i cacciatori avessero davvero a cuore le sorti del nostro ambiente come sostengono, metterebbero da parte il piombo già dalla prossima stagione venatoria, senza bisogno di una legge ad hoc. La sfida è lanciata.

*Direttore Scientifico WWF Italia

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