Cinquanta milioni di spettatori in meno rispetto al 2019 e un calo di incassi al botteghino dell’85 per cento. L’annus horribilis del cinema italiano è fotografato dai dati forniti da Anica, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali, che rappresenta produttori e distributori. Dopo il lockdown, le sale avevano riaperto il 15 giugno, in piena stagione estiva, quando la programmazione si dirada e solitamente molti cinema chiudono per ferie. E con l’arrivo dell’autunno – e il ritorno delle grandi uscite – è arrivato anche il nuovo Dpcm, che fino al 24 novembre impone una decisa stretta alla vita sociale per limitare una curva dei contagi fuori controllo: niente cene fuori, niente palestra, niente serate al cinema né a teatro. “Questa nuova chiusura rende vano tutto lo sforzo fatto da esercenti e distributori per tenere aperte le sale in sicurezza – spiega al fattoquotidiano.it Luigi Lonigro, presidente della sezione Distributori cinematografici – saremo costretti a ripartire da zero appena ci verrà concesso”. Anica stima già perdite per circa 356 milioni di euro al box office, sempre che la data di riapertura non slitti oltre il 25 novembre.

Le linee guida per la riapertura a giugno imponevano standard di sicurezza molto elevati: ingressi e uscite da percorsi diversi, biglietti online per limitare le file al botteghino, posti ben distanziati e un’igienizzazione continua. “Gli esercenti si sono attivati per adeguare le loro sale ai protocolli sanitari, tanto da rendere i cinema un luogo pubblico fra i più sicuri in assoluto”, conferma Lonigro. Ad Anica non risultano notizie di focolai legati a cinema; anche se è molto difficile determinare che un eventuale contagio sia avvenuto proprio davanti a un film e non sul tram, al bar o a cena. “Noi distributori, nonostante i numeri del box office fossero davvero molto bassi, abbiamo messo a disposizione delle sale i nostri prodotti migliori, anche contro ogni logica economica industriale”. L’obiettivo era riabituare il pubblico a frequentare la sala, “cosa che gradualmente stava accadendo”. Non che l’alternativa – aprire, ma con il limite delle ore 18 – fosse semplice: “Un unico spettacolo nel primo pomeriggio avrebbe creato grossi problemi agli esercenti e non avrebbe consentito ai distributori di poter mettere nuovi titoli a disposizione di un mercato così ridotto”.

Il circuito The Space Cinema fa sapere che, dalla riapertura a oggi, nelle sue sale sono entrati circa 900mila spettatori: “Anche quando il numero di film non era sufficiente, abbiamo continuato a investire nei protocolli di sicurezza, in vista della stagione invernale che sarebbe cominciata con l’uscita di ‘Ritorno al crimine’ il 29 ottobre”. Una stagione mai davvero ripresa, quindi: il periodo di apertura è coinciso con l’estate, che è il momento più ‘vuoto’ per titoli e affluenza. Il cinema, per molti, è un rito invernale più che estivo, quando le giornate non invogliano più a stare all’aperto e si preferisce rifugiarsi nel tepore di una sala. E le uscite seguono questo principio. Oltre agli esercenti, infatti, i più penalizzati sono stati i distributori che hanno visto sparire i propri titoli pochi giorni dopo l’uscita, o che non vedranno i propri film proiettati. “Lockdown all’italiana”, la commedia di Enrico Vanzina, è rimasto in sala appena dieci giorni. “Mi chiamo Francesco Totti”, il documentario sul campione di calcio, nemmeno una settimana. Lunedì 26 sarebbe dovuto uscire “Fuori era primavera”, il nuovo film di Gabriele Salvatores nato proprio dai video girati durante il lockdown. “In occasione delle due chiusure, sono stati molto rilevanti i danni che le società di distribuzione hanno subìto a causa di film che non sono mai usciti in sala o hanno visto la propria programmazione interrotta dopo pochi giorni – spiega Lonigro – non potremo permetterci di ripetere quanto accaduto in passato”. Adesso si aspettano certezze sulla riapertura, per poter riposizionare i film in uscita, cercando di salvare almeno la stagione natalizia.

Lo streaming, infatti, non è un’alternativa. “Siamo convinti che l’esperienza del cinema sia qualcosa di socialmente irrinunciabile – sottolineano dal circuito The Space – perché permette davvero di “staccare” dal mondo, di vivere due ore di pura magia: qualcosa di cui, mai come adesso, abbiamo tutti bisogno”.

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