Clima surreale quest’anno, ma il cinema resta vivo. Come la Festa del Cinema di Roma da poco conclusa. Pubblico del red carpet tenuto a distanza per l’anti-Covid e sale tirate fino all’85% della capienza consentita. Ad esempio la Sala Sinopoli garantiva 200 posti in sicurezza.

Curioso che il dpcm abbia chiuso brutalmente sia il festival che tutte le sale del paese, unici avamposti, con i teatri, di ordinata e sana compresenza sociale priva d’assembramenti quanto d’infetti. Chissà dov’erano i censori mentre allegre e indisturbate movide costellavano estate e prima metà dell’autunno verso nuovi casi Covid portandoci a uscite in sala abortite. Ma parliamo di buon cinema passato per #RomaFF15, sarà meglio.

È il caso dell’esordio d’un figlio d’arte già fattosi notare nel bistrattato La profezia dell’Armadillo. Pietro Castellitto ha pizzicato la sezione “Alice nella Città”, poi la sala con I predatori (giusto due giorni), ma scrive, dirige e interpreta forte di una visione maledettamente lucida nella sua architettura narrativa a ritmo crescente. Ogni singolo character è predatore del prossimo. Nessun innocente, nessuno si salverà. Neanche gli spettatori, ma da un divertimento dissacrante e acuminato.

Cast farcito di performance generosissime. Come quella di Giorgio Montanini. Stand-up comedian nei panni di un borghesotto fascista affiancato dal caratterista Claudio Camilli ne combina di tutti i colori, in una vicenda tragicomica che mette alla berlina la grande bruttezza di una Roma in picchiata come certi racconti di Niccolò Ammaniti. Che pullula di personaggi cinici come quelli di Corsicato, o istrionici come quelli immortalati da Dino Risi.

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