Visto il disastro che avevano combinato i loro boss la settimana scorsa, questo, per media e analisti, era divenuto “il dibattito da vedere”, il più importante confronto televisivo fra candidati vice mai svoltosi. Mike Pence e Kamala Harris, dal punto di vista dell’educazione della correttezza – Pence pure della competenza, ma aveva partita facile – hanno fatto meglio di Donald Trump e Joe Biden: frasi finite, rare interruzioni, reciproca cortesia, buona padronanza delle diverse materie.

Ma la sostanza è stata un po’ piatta, senza guizzi, in uno studio così cupo da parere l’antro del virus più che un setting di talk show. Il primo sondaggio a caldo, siglato Cnn, dice che la Harris ha vinto largo: 59 a 38%; ma – attenzione! – c’è il trucco, perché, prima del confronto, lo stesso campione era già predisposto a favore della Harris, 61 a 36%. Un rilevamento della Fox News vede Biden dieci punti avanti Trump nelle intenzioni di voto a livello nazionale, 53 a 43%: un distacco difficile da intaccare per Pence.

Il primo scambio – e uno dei più vivaci – del dibattito fra Pence, vice di Trump, ex governatore dell’Indiana, e la Harris, vice in pectore di Biden, senatrice della California, è stato sul coronavirus: la gestione della pandemia da parte dell’Amministrazione Trump è stata “il più grande fallimento nella storia americana”, Harris; “Abbiamo salvato milioni di vite umane”, Pence. “Eravate informati della pericolosità del virus e l’avete tenuta nascosta. E neanche adesso avete un piano”. “Avremo un vaccino disponibile entro fine anno”. “Il vaccino? Se me lo dice la scienza, lo farò; se me lo dice Trump, no”. “Lei sta minando la fiducia degli americani nel vaccino”.

Se il primo dibattito fra Trump e Biden il 29 settembre era stato un festival delle interruzioni, senza un discorso compiuto, quello fra Pence e la Harris è stato sostanzialmente corretto: i due candidati vice-presidenti sono parsi più preoccupati di mettere in buona luce i loro rispettivi capi-cordata, e reciprocamente in cattiva luce il boss dell’altro, che di proporsi in prima linea (Kamala ha talora richiamato il suo background di procuratore e senatore).

Il duello televisivo tra i candidati alla vicepresidenza è durato 90 minuti ripartiti in nove segmenti, senza break pubblicitari, sul palco della Kingsbury Hall della Utah University a Salt Lake City: moderatrice Susan Page di UsaToday, che ha avuto un compito molto più agevole di quello toccato la settimana scorsa a Chris Wallace con Trump e Biden. I due rivali erano seduti a distanza di quasi cinque metri, divisi da pannelli di plexigas; per il pubblico, rimasto invisibile ai telespettatori e silenzioso per tutto il tempo, c’era l’obbligo di test, mascherina e distanziamento.

La Harris, tailleur pantalone nero, sottogiacca scuro e un filo di perle, orecchini con grossa perla e montatura in oro, se non erano bijoux, è partita un po’ ingessata, ma s’è poi andata sciogliendo e appassionando, specie sui temi della giustizia e delle ingiustizie razziali. Pence, completo scuro e cravatta rossa, è parso più freddo, ma più lento: rispondeva al giro successivo alla domanda fattagli nel giro precedente e sforava il tempo nelle risposte – la moderatrice l’ha richiamato -. E quando una mosca s’è posata sui suoi capelli bianchi e ben pettinati, l’ironia sui social s’è scatenata: Biden ne ha tratto spunto per una raccolta fondi, mostrandosi con uno scacciamosche in mano e chiedendo 5$ per fare volare la sua campagna – un gioco di parole con fly, che in inglese significa sia volare che mosca.

Pence è stato evasivo su due domande: sull’evento alla Casa Bianca divenuto un focolaio di contagi – l’annuncio della designazione di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema – e sull’aborto, anche se ha poi rivendicato di essere ‘pro vita’. La Harris ha eluso a due riprese di rispondere sulla riforma della Corte Suprema.

Forse per spianare la strada al suo ‘numero 2’, Trump, che sta già affilando la dialettica preparando il suo secondo dibattito televisivo con Biden giovedì prossimo, sempre che si faccia, aveva twittato la mattina: “Biden è un matto, tutti lo sanno, ha un quoziente intellettivo molto basso”.

E della Harris aveva scritto: “E’ molto più a sinistra del pazzo Bernie Sanders”; e aveva rilanciato un post della sua campagna, secondo cui la Harris ha “un’agenda radicale che non è al passo con i valori del nostro straordinario Paese”. Durante il dibattito, Pence ha detto, citando Newsweek, che la Harris è la senatrice più liberal del Senato statunitense, “più di Bernie Sanders”.

La contrapposizione è stata costante, anche se sempre espressa in termini civili. Sulla Cina, Pence “Noi abbiamo tenuto la schiena dritta con Pechino”; la Harris “Non siamo ossessionati dalla Cina”. Sulla politica estera, la Harris: “Trump ha tradito i nostri amici e ha tenuto rapporti con dittatori … Trump crede più a Putin che alla nostra intelligence… Abbiamo abbandonato accordi con la Nato e con l’Iran… L’unilateralismo e isolazionismo hanno reso l’America meno sicura…”; Pence: “Abbiamo trasferito l’ambasciata Usa a Gerusalemme… Abbiamo ucciso al Baghdadi senza perdere un uomo… Abbiamo ucciso Soleimani… Gli Stati Uniti hanno reso gli alleati più sicuri…”.

S’è parlato pure delle tensioni razziali e dell’operato della polizia. La Harris: “La violenza non è mai giustificata, neppure se la fa la polizia… Ma bisogna sempre battersi per la giustizia… Trump non ha condannato razzisti e suprematisti: l’America si merita di meglio”; Pence: “Non ci sono scuse per le violenze, i saccheggi…”. Altri temi toccati la Corte Suprema, le forze armate, l’economia, le tasse; ambiente, energia e riscaldamento climatico; i valori e la regolarità del voto.

Trump e Biden sono intervenuti sul dibattito a confronto aperto. Il presidente ha twittato: “Mike sta facendo benissimo! Lei è una macchina di gaffe”. Il candidato democratico ha scritto: “Kamala sta mostrando agli americani perché lì’ho scelta come mia vice: è intelligente, ha esperienza e si batte per la classe media. Sarà una vice-presidente incredibile”. Né Pence né la Harris hanno sostanzialmente risposto alla domanda se abbiamo mai preso in considerazione l’ipotesi di ritrovarsi presidente, considerata l’età avanzata di Trump, 74 anni, e di Biden, quasi 79.

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