In Valle d’Aosta circa un elettore ogni 170 è candidato alle prossime elezioni regionali, ha calcolato l’Ansa basandosi sui 67mila votanti delle scorse elezioni. Le 12 liste in lizza presentano oltre 350 nomi che si contenderanno i 35 posti in consiglio, in una regione che conta appena 125mila abitanti. Una di queste è guidata da Augusto Rollandin, detto l’Imperatore, sei volte presidente della Regione tra il 1984 e il 2017 e storico leader dell’Union Valdôtaine, il partito autonomista da sempre egemone, oggi minacciato dall’ascesa salviniana. Protagonista di numerose vicende giudiziarie, condannato nel 2019 in primo grado per corruzione, sospeso pertanto da consigliere regionale nella passata legislatura, Rollandin si ripresenta agli elettori sotto le insegne della sua creatura nuova di zecca, Pour L’Autonomie. La platea degli aspiranti amministratori valdostani è ancora più ampia, dato che si vota anche per i consigli comunali di Aosta e di altre località della regione alpina a statuto speciale.

Ma non è l’unico record di questo appuntamento: la Valle va al voto anticipato per la prima volta in settant’anni (le prime elezioni furono nel 1949), dopo la caduta di due giunte in due anni e due operazioni anti-‘ndrangheta che hanno terremotato la politica locale. A dicembre del 2018 è stata sfiduciata in consiglio la giunta presieduta da Nicoletta Spelgatti di Lega Vallée d’Aoste, i salviniani della Valle, in carica da cinque mesi dopo che il voto popolare aveva punito l’Union Valdôtaine per la prima volta nella storia. Dandole sì la maggioranza relativa, ma con numeri non sufficienti a governare (19% contro il 33% del 2013). Premiata invece la Lega, al 17% dopo vent’anni che il Carroccio in Consiglio regionale non riusciva neppure a entrarci.

Tacciata di immobilismo, abbandonata da parte di alcuni alleati, Spelgatti è stata costretta a lasciare la poltrona, toccata poi ad Antonio Fosson del Gruppo misto – riferimento locale di Comunione e Liberazione, già senatore dell’Union e assessore con Rollandin – sostenuto da un pugno di liste autonomiste di tendenza progressista, Union compresa.

Neanche Fosson, però, è riuscito a portare a termine la missione: nel dicembre del 2019 è diventata pubblica la sua condizione di indagato per scambio elettorale politico mafioso in un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Torino (competente anche sulla Valle) sul condizionamento delle regionali del 2018 da parte della ‘ndrangheta. Dall’inchiesta era emerso che Fosson aveva incontrato Giuseppe Petullà, accusato di essere un boss della locale di Aosta. Sono seguiti due mesi di paralisi amministrativa e, a febbraio 2020, lo scioglimento del Consiglio regionale, determinato dall’impossibilità di trovare una maggioranza alternativa. Da qui le elezioni anticipate.

Fosson non è l’unico politico toccato da inchieste di mafia nella scorsa legislatura. Il 23 gennaio, nell’indagine Geenna, è finito in carcere il consigliere regionale Marco Sorbara, anche lui eletto coi colori rosso-neri dell’Union, accusato di concorso esterno e anche lui – secondo l’accusa – sostenuto elettoralmente dalla ‘ndrangheta. In carcere anche un consigliere comunale di Aosta e un’assessora di Saint Pierre. Se non bastasse, dall’indagine Egomnia, prosecuzione di Geenna, è emerso che secondo gli investigatori ben sette consiglieri regionali su 35 eletti nel 2018, tutti appartenenti a forze autonomiste locali, hanno goduto del sostegno della locale di ‘ndrangheta di Aosta.

Tutto questo avviene in un territorio segnat0 da ricorrenti vicende di malaffare amministrativo, legato soprattutto alla presenza quasi totalizzante del settore pubblico e dal fiume di finanziamenti e benefit che storicamente lo Stato ha garantito alla regione autonoma. Oltre alle citate indagini su Rollandin, basta ricordare il fallimento del Casino di Saint Vincent, in attesa di udienza prefallimentare e a rischio chiusura dopo essere stato utilizzato per decenni dal potere locale come serbatoio di clientele (sulla casa da gioco al 99% di proprietà regionale è aperto ad Aosta un procedimento per bancarotta fraudolenta). Causa tagli e crisi economica, però, negli ultimi anni il fiume di denaro pubblico si è asciugato di molto, mandando in crisi un modello che era riuscito a garantire benefici diffusi. E contribuendo agli sconquassi politico-giudiziari degli ultimi anni.

Ora, a ridosso del voto del 20-21 settembre, dall’aula del tribunale di Aosta dove è in corso il processo Geenna, il pm della Dda di Torino Stefano Castellani ha riesumato un’intercettazione inedita del 18 luglio 2000, captata in un’inchiesta sulla ‘ndrangheta che poi non si concretizzò in un processo. Nelle trascrizioni resta però quanto si dicevano due indagati, Santo Pansera e Santo Oliverio: “Noi dobbiamo scalare il partito dell’Unione Valdôtaine, dobbiamo metterci i nostri uomini nell’Unione Valdôtaine”. “E’ la stessa identica cosa che abbiamo registrato a questo processo”, ha scandito il pm Castellani, “lo stesso schema”. Una conferma del fatto che la ‘ndrangheta nella regione è attiva e ha rapporti con le istituzioni da almeno quarant’anni, cosa nota agli addetti ai lavori, ma scoperta recente per l’opinione pubblica, anche locale. All’ingresso in aula, l’ex consigliere regionale Sorbara è stato accolto dagli appalusi di un gruppo di parenti e amici. Per lui l’accusa ha chiesto 10 anni di carcere. La sentenza è stata fissata il 17 settembre. Tre giorni prima del voto.

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