Tutto cambia affinché nulla cambi in una Campania dove il tempo si è fermato. Leggete la scheda elettorale che consegneranno agli elettori campani il 20 settembre. Vincenzo De Luca candidato del Pd. Stefano Caldoro candidato di Forza Italia. Valeria Ciarambino candidato del M5s.

E ora tiriamo dal cassetto un facsimile della scheda del 2015. Cosa c’era scritto? Vincenzo De Luca candidato del Pd. Stefano Caldoro candidato di Forza Italia. Valeria Ciarambino candidato del M5s. Nel 2010, invece, ma guarda un po’, Vincenzo De Luca era il candidato del Pd e Stefano Caldoro era il candidato di Forza Italia (si chiamava Pdl, ma è uguale). Roberto Fico era il candidato del M5s. Unica dissonanza, Fico. Ma solo perché da loro è ancora in vigore la regola dei due mandati.

E’ la fotografia di un sistema politico ingessato. Fermo su se stesso. Povero di classe dirigente. Dove prevalgono personaggi politici che hanno ormai capito che la loro resta e resterà una dimensione regionale. De Luca è stato viceministro delle Infrastrutture di Enrico Letta. Caldoro ministro dell’Attuazione del programma di governo di Silvio Berlusconi.

Alzi la mano chi se lo ricordava. Alzi la mano chi ricorda qualcosa di importante fatta da De Luca e Caldoro durante l’esperienza romana. Alzi la mano chi pensa che un giorno De Luca o Caldoro possano tornare ad assumere incarichi di questo livello. Le mani rimangono abbassate.

Come calciatori che sul viale del tramonto accettano ingaggi in squadre minori, De Luca e Caldoro hanno rinunciato alla speranza di giocare negli stadi dove si decidono scudetti e Champion’s League, e si accontentano di tirare calci a un pallone nei catini di provincia. Dove tifosi abituati a tifare per la (loro) salvezza li applaudono come se fossero ancora titolari della nazionale.

E’ il destino – causa venerande età – che accomuna (schierati con De Luca, ma senza emergenza Covid forse li avremmo visti tutti con Caldoro), un grumo di politici che hanno immobilizzato e ingessato il sistema politico campano. Clemente Mastella. Paolo Cirino Pomicino. Ciriaco De Mita. Anche loro una volta giocavano in Nazionale, facevano e disfacevano governi. Ora si accontentano della selezione delle vecchie glorie della Campania.

Convinti – e forse hanno ragione – di essere decisivi per il successo dell’uomo sul quale decidono di volta in volta di investire il loro pacchetto di voti. In quale altra regione negli ultimi dieci anni si candidano sempre le stesse persone e dietro le quinte si muovono sempre gli stessi portatori di interessi? Nulla cambia. E il 20 settembre potrebbero pure consegnarci la scheda di cinque o dieci anni fa e forse non ce ne accorgeremmo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Covid, da Salvini e Fontana nessuna autocritica: “Lombardia? Fatto più del necessario”. E al comizio strette di mano e assembramenti

next
Articolo Successivo

Elezioni, nel “laboratorio Caivano” Pd e M5s alleati di Italia viva e sinistra. Il candidato sindaco Falco: “Schema valido per Politiche”

next