A partire dal giugno di quest’anno, la Cina è stata oggetto di gravi inondazioni. Una settimana fa, il Ministero per la gestione delle emergenze ha comunicato che 219 persone sono morte o disperse, oltre 63 milioni sono state colpite dalle inondazioni, le perdite economiche dirette ammontano già a 26 miliardi di dollari. E l’immagine delle acque che lambiscono i piedi del Buddha gigante di Leshan ha fatto il giro del mondo.

Le alluvioni hanno colpito e stanno tuttora colpendo soprattutto la Cina centrale e il bacino del fiume Yangtse. Il Fiume Azzurro è il corso d’acqua più lungo della Eurasia, terzo per lunghezza nel mondo. Traccia il confine ideale tra la Cina settentrionale e quella meridionale e, assieme al Fiume Giallo, ha svolto un ruolo fondamentale nella storia, nella cultura e nella economia del paese. Lo Yangtse convoglia il 38 percento dell’acqua dolce della Cina e il suo bacino comprende il 25 percento della sua terra arabile, dove si produce il 40 percento dei cereali, il 33 del cotone, il 66 del pescato d’acqua dolce; e dove vivono 350 milioni di persone.

Negli ultimi due secoli, il Fiume Azzurro ha causato altre, tremende inondazioni. L’alluvione del 1935, che seguì a breve quella già catastrofica del 1931, colpì duramente la Cina al culmine di un decennio di inondazioni, carestie e disordini sociali. È la quinta alluvione per numero di vittime della storia, con un bilancio di 145mila morti e parecchi milioni di sfollati.

La Cia classificò l’alluvione del 1954 come “la peggiore alluvione del secolo nel bacino del Fiume Azzurro” (vedi Figura 1). Fece 33mila morti, per la maggior parte in seguito all’epidemia innescata da quell’evento. Il disastro viene ricordato da un monumento eretto a Wuhan nel 1969 (vedi Figura 2) sul quale fu incisa un’iscrizione calligrafica di Mao Zedong: “Dobbiamo essere pronti a combattere e superare inondazioni altrettanto gravi che potrebbero verificarsi in futuro”.

Figura 1

Figura 2

Nell’estate del 1998, il Fiume Azzurro inondò nuovamente le zone vallive attorno ai laghi di Dongting e Poyang e le circostanti province di Hubei e Hunan, allagando quasi 100mila chilometri quadrati di territorio e provocando più di un migliaio di vittime.

Dopo una dozzina di anni, una serie di disastri idrologici colpì tutta la Cina. Allora, era il 2010, la presenza della nuova Diga delle Tre Gole sul Fiume Azzurro – anche se ancora in esercizio solo parzialmente – ebbe un benefico effetto di rassicurazione delle popolazioni. Il suo reale impatto è però tuttora oggetto di controversie in merito alla gestione sperimentale dell’invaso, da alcuni giudicata troppo conservativa.

La diga aveva coronato il sogno del Grande Timoniere che, dopo l’evento del 1954, aveva scritto una famosa poesia:

Muri di pietra si ergeranno a monte a ovest
Per trattenere le nuvole e la pioggia di Wuhan
Fino a quando un lago liscio sorgerà nelle strette gole.
La dea della montagna, se è ancora lì,
Rimarrà meravigliata da un mondo così cambiato.
(Swimming, to the tune of Shui Tiao Keh Tou; da: Poems, Selected Works of Mao Tse-tung)

La costruzione della diga era iniziata nel 1994, ben 18 anni dopo la scomparsa di Mao, e l’opera era entrata progressivamente in esercizio a partire dal 2003.

Nel 2010, le acque giunsero a un’altezza di 160 metri sul corpo diga, a fronte dei 175 metri della quota di progetto del pieno invaso e dei 181 del coronamento. Ora, le autorità fanno sapere che le acque hanno lambito i 166 metri di altezza, con un afflusso di 75mila metri cubi al secondo (ndr: venerdì scorso 21 agosto). Poiché la capacità nominale degli scarichi è 116mila metri cubi al secondo, al momento il pericolo del sormonto è limitato. Con l’apertura totale degli scarichi, però, l’efficacia della laminazione si attenuerà e verrà a mancare l’azione di mitigazione per cui l’opera fu concepita. L’obiettivo principale era proprio la riduzione delle massime piene, assieme alla produzione di energia: nel 2019, quasi 100 Terawattora, il 14 per cento della produzione idroelettrica cinese.

Il presidente cinese, Xi Jinping, visitando la città di Anhui allagata a valle della diga delle Tre Gole, ha solennemente dichiarato che “la nazione cinese ha combattuto disastri naturali per migliaia di anni, acquisendo una preziosa esperienza” e aggiunto: “Dobbiamo continuare a combattere”.

Ne vale la pena. Il bacino del Fiume Azzurro è fondamentale non soltanto sotto l’aspetto economico, sociale e culturale. Secondo alcuni analisti, la pianura centrale a valle delle Tre Gole ospiterebbe il 45 per cento dell’esercito cinese, il 20 percento delle divisioni corazzate, il 38 della fanteria e pressoché l’intera forza aviotrasportata. Anche sotto il profilo strategico, un eventuale disastro idrologico avrebbe conseguenze assai gravi per il paese e per gli equilibri globali.

Nell’anno della pandemia, l’alluvione cinese ha una enorme importanza strategica, vista l’attenzione con cui viene seguita dagli analisti politici degli Stati Uniti, soprattutto d’area sovranista. Ma posso anche immaginare che, come avvenne per l’alluvione romana del 1870, qualche bello spirito invocherà il castigo di Dio. Il Covid-19 spunta per la prima volta proprio a Wuhan, la metropoli che, con grande sofferenza e una radicale applicazione, ha saputo contrastare la pandemia meglio di altri. E ha festeggiato la fine dell’epidemia proprio sulle sponde del Fiume Azzurro, con una grande festa da ballo.

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