C’era da aspettarselo che una convention così, tutta virtuale, senza la folla dei delegati ed i boati ad accompagnare gli interventi, facesse meno audience e fosse mediaticamente un flop: un po’ come le partite senza pubblico, che suonano finte. Gli indici di ascolto della convention democratica confermano le aspettative: la prima serata ha attirato 18,8 milioni di telespettatori, il 27% in meno rispetto ai 25,8 milioni dell’analogo evento 2016. Il Super Bowl, la finale del campionato di football Usa, genera in media tre volte più spettatori.

Lo rileva la Nielsen, secondo cui la MsNbc è stata la rete più seguita, quasi 5,2 milioni di audience, davanti alla Cnn, 4,8 milioni. La campagna di Biden fa notare che ai telespettatori vanno aggiunte oltre 10 milioni di persone collegate online, un dato – dice – record. Ma la platea social amplifica polemiche che la platea televisiva stempera: il voto di Alexandria Ocasio-Cortez per Bernie Sanders e le contestazioni a Bill Clinton e Colin Powell fanno rumore.

Difficilmente, la seconda serata della Convention democratica avrà alzato indici e audience: è stata più noiosa e più ‘artigianale’ della prima. La cosa migliore, dice velenosamente il Washington Post, è che, nel formato virtuale, la chiamata al voto delle delegazioni dei 57 Stati e Territori dell’Unione per nominare formalmente Joe Biden candidato democratico alla Casa Bianca è stata molto più rapida del consueto, è durata appena mezz’ora: la soglia richiesta dei 1.991 voti – la maggioranza dei delegati – è stata raggiunta quando la delegazione del Delaware, il suo Stato, gli ha tributato tutti i suoi 32 suffragi.

Dalla sua casa nel Delaware, insieme alla sua famiglia, Biden ha ringraziato, dando appuntamento per domani notte, quando farà il discorso d’accettazione: una scenetta un po’ dimessa, com’è stata l’impressione data da tutta questa seconda serata della kermesse democratica. Al suo ex vice, Barack Obama ha twittato: “Congratulazioni!, Joe. Sono orgoglioso di te”.

Nel segno del tema ‘Leadership matters’, e con l’attrice Tracee Ellis Ross a fare da moderatrice, c’è stata una lunga serie di brevi discorsi, in cui in pratica tutti gli oratori, Bill Clinton, Jimmy Carter con la moglie Rosalynn, l’ex ambasciatrice Caroline Kennedy, figlia del presidente John Kennedy, John Kerry, Colin Powell, il senatore Chuck Schumer, leader dei democratici in Senato, l’ex segretario alla Giustizia Sally Yates e altri hanno descritto il magnate presidente Donald Trump come una persona non interessata ad essere un buon presidente, ma sostanzialmente preoccupata solo di se stessa e impreparata al ruolo. La serie di interventi è stata chiusa da Jill Biden, la moglie di Joe Biden, un’insegnante, che ha parlato da un’aula di scuola.

Nel poco più di un minuto datole, Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata di New York, ha sostenuto la nomination di Bernie Sanders, invece che di Biden. Clinton è stato contestato per i suoi contatti con Jeffrey Epstein; Powell per il ruolo nell’invasione dell’Iraq decisa dall’Amministrazione Bush, di cui era segretario di Stato.

Il regista e attivista Michael Moore ha ironicamente affermato che Powell ha costruito “un caso inoppugnabile e incontrovertibile” per la presidenza Biden, come fece all’Onu per l’invasione dell’Iraq. “Niente unisce il nostro Paese più del ricordo delle bombe Usa, dell’invasione, del terrore e del saccheggio in Iraq sulla base delle bugie di quest’uomo alle Nazioni Unite”, scrive Moore, postando la foto di Powell che mostra all’Onu una fiala con polvere bianca, sostenendo che l’Iraq produceva e possedeva armi di distruzione di massa – accuse rivelatesi senza fondamento alcuno.

Nonno siciliano, Jill Biden, la seconda moglie di Joe Biden – la prima morì in un incidente stradale nel 1972 -, ha parlato della morte di Beau, il figlio di Biden ucciso dal cancro nel 2015: “Come si ricostruisce una famiglia distrutta? Nello stesso modo in cui si ricostruisce un Paese. Con amore e comprensione, con piccoli atti di empatia… Con coraggio e con una fede irremovibile… C’erano momenti in cui non riuscivo a immaginare come Joe facesse… Ma ho sempre capito perché lo faceva, lo fa per voi”, per spirito di servizio.

Per Clinton, con Trump lo Studio Ovale “è solo caos”, non “il centro di comando”: “Solo una cosa non cambia mai: la sua determinazione a negare ogni responsabilità e a scaricarla su altri”. Trump “è crollato come un castello di carte”. Con Biden, “il nostro partito è unito nell’offrirvi una scelta molto diversa: un presidente che va al lavoro, un uomo semplice, che porta a termine quel che fa. Un uomo con una missione: assumersi le responsabilità, non scaricare le colpe, concentrato, non distratto, che unisce e non divide”.

Jimmy Carter dice che Biden ha “esperienza, carattere, decoro”. Per John Kerry, Trump sostiene che “la Russia non ha attaccato le nostre elezioni, ma non fa nulla sulle taglie che la Russia mette sui nostri militari… L’unica persona che è interessato a difendere è se stesso”. La Yates dice che Trump “calpesta la legge” e “tratta il Paese come una sua proprietà”.

Caroline Kennedy paragona lo spirito di servizio di Biden a quello di suo padre. E Powell assicura che Biden “non adulerà i dittatori”, come fa Trump con il nord-coreano Kim Jong-Un. Biden ha anche ricevuto l’endorsement della vedova del senatore repubblicano dell’Arizona John McCain.

Tutto ciò è avvenuto al termine di una giornata in cui Trump faceva comizi in Iowa e Arizona, esaltando la ripresa dell’economia nel giorno in cui l’indice S&P 500 della borsa di New York raggiungeva un nuovo record, superando i livelli del febbraio scorso. E ciò malgrado i danni fatti dall’epidemia di coronavirus e i livelli di disoccupazione record: il che evidenzia, una volta di più, la distanza tra la finanza e l’economia reale.

Trump ha pure indicato che, la prossima settimana, farà il discorso d’accettazione della nomination alla convention repubblicana dal South Lawn della Casa Bianca, il prato a sud dell’edificio. Mentre il servizio postale degli Stati Uniti, lo Usps, ha fatto marcia indietro su tutte le decisioni prese che avrebbero potuto rallentare od ostacolare il voto per posta, in vista dell’audizione al Congresso, venerdì, del suo direttore Louis DeJoy.

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