Dalla mezzanotte del 13 agosto è entrata in vigore l’ordinanza che prevede l’obbligo di tampone per chi arriva in Italia da Croazia, Grecia, Malta e Spagna. Il 14 agosto Aeroporti di Roma ha comunicato che a Fiumicino e a Ciampino erano state allestite le aree dedicate, grazie al coordinamento preventivo effettuato nelle 24 ore precedenti con Regione Lazio e ministero della Salute. Il 16 agosto i medici dell’Usmaf e delle Asl hanno iniziato a eseguire i tamponi sui turisti arrivati al Leonardo da Vinci, il giorno dopo lo screening è partito anche a Ciampino. Lunedì 17 nei due aeroporti sono stati effettuati in tutto circa 2mila test rapidi, solo martedì 18 sono stati 27 i casi positivi scoperti nei due scali. Il confronto con la Regione Lombardia è “impietoso“, parola del primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli. A Bergamo ci si appoggia completamente sul vicino ospedale di Seriate “dove si può fare il tampone senza prenotazione“, dice l’assessore Giulio Gallera. L’ospedale però dovrebbe essere competente solo per i residenti della zona, non per tutti i viaggiatori che arrivano. A Linate invece per la Regione la giustificazione è che “non ci sono gli spazi”. E Malpensa? Alla fine, promette sempre Gallera, “da giovedì 20 agosto” si potranno fare i test in tre postazioni dedicate in aeroporto: la prima riunione tra Regione e il gestore Sea, in mano per il 54% al Comune di Milano, si è tenuta solo ieri, il 17 agosto. Tra ritardi nell’organizzazione, in capo al Pirellone, e nell’allestimento che deve fare Sea, ci vorranno ancora almeno 48 ore per avere le aree pronte.

Come funziona a Fiumicino
Nello scalo romano sono stati allestiti 12 box, capaci di ospitare fino a 480 vacanzieri, agli arrivi del Terminal 3 dopo l’uscita dalla sala riconsegna bagagli. Lo spazio è di circa mille metri quadri. Anche a Ciampino, al Terminal arrivi, sono presenti 3 box su una superficie di circa 150 metri quadri. In entrambi gli aeroporti sono stati realizzati e installati totem in italiano e inglese per informare i passeggeri in arrivo da Croazia, Grecia, Malta e Spagna delle nuove disposizioni governative. I passeggeri di rientro vengono quindi accolti in questa area isolata, dove viene eseguito il test da parte dei medici Usmaf (Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera) e Asl.

Così Roma ha blindato i suoi scali, dove atterra la metà del totale nazionale dei vacanzieri che sono stati nelle zone a rischio: ieri sono stati eseguiti 2mila test negli aeroporti, oltre ai 3mila effettuati nei drive-in sempre a viaggiatori di rientro, per un totale di oltre 5mila test. Circa 30mila kit per i test rapidi sono arrivati nella capitale dal magazzino di Genova: “Abbiamo chiesto al ministero di avere un’adeguata fornitura e così è stato”, ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. Con i test rapidi infatti la procedura diventa ancora più snella: “Prima, avendo un numero limitato di test rapidi, li abbiamo alternati con quelli classici. Ora – ha detto D’Amato – viene fatto il test rapido che ha un livello molto alto di affidabilità. Nel caso in cui venga riscontrata la positività, si fa quindi il test molecolare classico che è quello che dà l’assoluta certezza della diagnosi”.

Pochi spazi e ritardi in Lombardia
Da Malpensa e Linate a Bergamo, negli aeroporti lombardi per ora di tamponi neanche l’ombra. L’assessore Gallera oggi spiega che per chi arriva negli in uno scalo della Regione “la via privilegiata è quella di prenotare il tampone andando sui siti della Ats“. È la procedura standard prevista a livello nazionale: mettersi in contatto con l’azienda sanitaria regionale al proprio rientro per eseguire il tampone. In Lombardia però non è previsto nemmeno l’isolamento fiduciario. Inoltre, era stato lo stesso Gallera due giorni fa, il 16 agosto, a dire che “un presidio a livello aeroportuale garantirebbe una notevole semplificazione nelle procedure di auto segnalazione e realizzazione dei test per i passeggeri in arrivo, in considerazione del fatto che i prossimi dieci giorni saranno caratterizzati da un notevole flusso di rientri”. Il flusso è cominciato, ma negli aeroporti i tamponi non ci sono.

Secondo Gallera, prenotare i tamponi “è molto semplice, viene data una risposta in poche ore con l’indicazione, si può fare anche dall’estero prima di rientrare per evitare code ed assembramenti”. Il cortocircuito tra gli arrivi all’aeroporto di Orio al Serio e l’ospedale di Seriate dimostra però che Asl e ospedali faticano a contenere il flusso. La mancanza dei tamponi a Linate viene invece liquidata dalla Regione in poche righe: “Gli spazi disponibili non rendono possibile l’effettuazione dei test”. A Malpensa, il primo aeroporto lombardo, gli spazi invece ci sono, eppure i primi test se tutto andrà come previsto si faranno solo il 20 agosto.

Il ritardo è evidente, ma Gallera scarica le responsabilità su ministero e Sea, la società che gestisce gli aeroporti: “Il gestore degli aeroporti è Sea e la sanità aeroportuale è gestita dagli Usmaf, quini il ministero della Salute”. L’assessore lombardo dice di non aver ricevuto rassicurazioni da Roma: “Non avevano uomini, non avevano test“. Fonti del ministero però spiegano che il personale Usmaf è stato rafforzato e non ci sono carenze nelle forniture di test, i cui approvvigionamenti sono gestiti dal commissario Domenico Arcuri. A dimostrarlo i 30mila kit immediatamente garantiti agli aeroporti della capitale. Dal dicastero spiegano infatti che prima di garantire personale e test si attende che gli spazi vengano allestiti: sono già pronti, dicono le fonti, un milione di test per le regioni. L’altra accusa di Gallera è rivolta a Sea, colpevole di non aver trovato subito gli spazi. Lo stesso assessore però dice: “Lunedì (17 agosto, ndr) c’è stata la prima riunione operativa, abbiamo individuato gli spazi e apriremo questi tre tendoni che faranno per otto ore al giorno i tamponi ad alcuni dei passeggeri che sbarcano a Malpensa”. A Roma i contatti tra Regione, ministero e aeroporti erano cominciati 4 giorni prima.

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