di Donatello D’Andrea

Dopo che alcuni dei principali detrattori della pandemia in corso e delle misure precauzionali da adottare si sono arresi all’evidenza, è arrivato il momento di fare un po’ il punto della situazione, di tirare due conclusioni nella speranza di poter arricchire un dibattito già di per sé saturo. Lasciamo fuori la politica, i complotti, le dichiarazioni dei singoli e le quisquilie elettorali. Usiamo la logica, adoperiamo l’unico strumento in grado di dirci qualcosa in più sulla pandemia: la scienza.

Perché è la scienza ad occuparsi di un virus, è la scienza a doverlo studiare e a produrre le soluzione nel minor tempo possibile. La politica può fare da deterrente, attenendosi comunque a ciò che gli scienziati hanno avuto modo di dimostrare. La scienza ci ha portato sulla Luna, ci ha dato un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato. Pensate che un paio di secoli fa arrivare a 70 anni era già un record.

Il Covid rappresenta l’ennesima sfida per una scienza in continua evoluzione. Si tratta di un virus simile ad alcuni visti in precedenza ma che, tuttavia, ha caratteristiche non prevedibili. Ad oggi non esistono molte risposte sul modo in cui si comporta e sul modo in cui ci può fare del male. Non ci fa spruzzare sangue dagli occhi come l’Ebola, non dà luogo a spettacolarizzazioni del genere, ma è altamente contagioso. Ed è questa la sua forza.

Il mondo non era pronto per fronteggiare una minaccia di cotanta pericolosità. Siamo stati colti alla sprovvista. Si dice che interessi inizialmente il sistema respiratorio ma che poi crei danni più pericolosi a quello cardio-circolatorio. Poi, si sa che nel giro di un paio di mesi l’immunità anticorpale diminuisce drasticamente.

Allo stato attuale il virus è stato confinato nel nostro Paese da un lockdown molto lungo, ma non è vero che si è indebolito, al massimo si è ridotta l’esposizione (circola solo di meno). E non risente nemmeno del caldo. Basti pensare che il più grande focolaio del mondo si trova in Florida, non proprio il Polo Nord.

Nel resto d’Europa, dopo un periodo di sostanziale quiete, i contagi sono aumentati (Francia, Spagna) a causa della mancanza di alcuni comportamenti di buon senso che ci sono stati raccomandati a più riprese ma che abbiamo deciso di ignorare allegramente. Seppur risulti sfiancate convivere con paternali e continue raccomandazioni, è altrettanto verosimile che fino a quando il virus non smetterà di circolare, il pericolo di un contagio è sempre presente. “Non si può vivere così”, dirà qualcuno; ma è pur vero che in questo preciso momento, per evitare il peggio, si deve vivere così.

L’unica speranza sono proprio le tanto bistrattate, socialmente detestate case farmaceutiche, costituite da quei laboratori entro i quali sono state studiate ed elaborare le soluzioni a tante malattie che hanno popolato il globo terrestre. Lo fanno gratis? Voi lo fareste? I ricercatori biomedici passano la loro vita rinchiusi dentro quattro mura, sommersi da dubbi, carte, pressioni e responsabilità. Non vengono pagati un gelato o venti euro all’ora, e per ovvie ragioni.

Quello dei farmaci e delle cure è un mercato come un altro. Denigrare quei “criminali che fanno i vaccini” equivale a prendersela con la Coca Cola che distribuisce una bevanda poco salutare su scala globale o, peggio, con la Philip Morris che distribuisce direttamente tabacco.

Ovviamente le polemiche ci saranno sempre, anche dopo questo ragionamento ad alta voce qui riportato. Ma gira e rigira, l’unico modo per contrastare una pandemia che ha messo in ginocchio politica, società ed economia è sempre lo stesso: il senso civico. Un concetto sconosciuto agli italiani ma con cui abbiamo imparato a convivere nel momento del bisogno. Ecco, anche in quello dell’apparente “non bisogno”, è fondamentale continuare in questa direzione. Prima lo capiamo, prima impareremo a conviverci e sicuramente faremo un grande favore a noi stessi e all’intera comunità.

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