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Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali: nell’era dell’Ai, un’occasione dal significato più attuale che mai

Ho la sensazione che qualcosa sia cambiato nel nostro modo di guardare la realtà. Non viviamo solo un eccesso di informazioni. Stiamo iniziando a dubitare di ciò che vediamo
Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali: nell’era dell’Ai, un’occasione dal significato più attuale che mai
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Oggi si celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, istituita dalla Chiesa cattolica quasi sessant’anni fa per riflettere sul rapporto tra informazione, media e società. Oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, questa giornata assume un significato più attuale che mai.

Nel messaggio diffuso per questa occasione, Papa Leone XIV invita a “custodire voci e volti umani” in un tempo dominato da algoritmi, automazione e contenuti artificiali. E il senso delle sue parole, a mio avviso, è molto chiaro: stiamo andando verso una comunicazione più veloce e perfetta, ma sempre meno umana.

Negli ultimi mesi ho la sensazione che qualcosa sia cambiato nel nostro modo di guardare la realtà. Non viviamo soltanto un eccesso di informazioni. Stiamo iniziando a dubitare di ciò che vediamo. L’intelligenza artificiale oggi riesce a creare immagini, video e voci quasi identici alla realtà. Ma il problema non è soltanto il contenuto falso, il problema è quello che il falso lascia dentro di noi.

Quando una persona non riesce più a capire con certezza cosa è autentico e cosa è costruito artificialmente, nasce un dubbio continuo che finisce per contaminare tutto. Una fotografia vera può sembrare falsa. Una dichiarazione autentica può apparire costruita; così la sfiducia rischia lentamente di diventare normale.

Ma il messaggio del Papa va ancora più in profondità. Mi hanno colpito molto i passaggi in cui parla di arte, musica e letteratura, ricordando come il genio creativo delle persone rischi oggi di essere utilizzato semplicemente per addestrare le intelligenze artificiali. E il punto è proprio questo: se scegliamo sempre la strada più facile, affidando alla tecnologia la creazione di musica, dell’arte o della scrittura, rischiamo lentamente di perdere qualcosa di autentico, umano e irripetibile.

Il rischio non riguarda soltanto la tecnologia ma il modo in cui viviamo e ci relazioniamo con gli altri. Perché strumenti costruiti per catturare continuamente la nostra attenzione possono finire per chiuderci dentro mondi in cui ascoltiamo soltanto ciò che conferma quello che già pensiamo.

Per questo il tema non può essere lasciato soltanto al singolo cittadino. Il discernimento personale certamente è importante, ma oggi serve soprattutto responsabilità da parte di chi sviluppa queste tecnologie, dei proprietari delle piattaforme digitali e delle istituzioni, che devono vigilare sul corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Gli algoritmi non possono essere progettati soltanto per aumentare click, tempo online e profitto economico. Altrimenti si rischia di sacrificare la qualità dell’informazione, il pensiero critico e persino la qualità delle nostre relazioni.

Partiamo proprio da qui: torniamo a dare valore alla verifica, alla responsabilità e alla qualità delle relazioni umane nella comunicazione. Perché la tecnologia continuerà ad evolversi, ma la fiducia tra le persone resterà sempre qualcosa di profondamente umano. Continuiamo dunque a custodire voci e volti umani, perché saranno sempre ciò che ci renderà davvero autentici.

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