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Oltre l’Hantavirus: cinque buoni motivi per evitare le navi da crociera

Forse la crociera è diventata quasi uno status symbol. L'emblema del viaggio di lusso o quasi perfetto per rilassarsi, ma anche vivere "come se"
Oltre l’Hantavirus: cinque buoni motivi per evitare le navi da crociera
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È un settore, quello delle crociere, che sta vivendo una crescita esponenziale. Quasi seimila navi nel mondo, oltre 180 nei porti italiani, milioni di passeggeri a bordo (in Italia si stima che nel 2025 siano stati 1,1 milioni). Un settore che punta sempre più sul lusso, o quantomeno, spesso, un’imitazione del lusso. Interni barocchi, dorati e scintillanti, infiniti buffet di cibo, piscine a gogo, intrattenimenti di ogni tipo. Se sempre più turisti scelgono questa vacanza un motivo di sarà e dunque va compreso.

Tuttavia, ci sono tanti buoni motivi per evitare le crociere… come la peste. Eccone cinque.

1) Forse non sarà il tema che più interessa i viaggiatori, ma le crociere sono vere e proprio “bombe ecologiche” nonostante i tentativi di renderle sostenibili. Il carburante, anzitutto, viste le tonnellate di combustibile che consumano. Combustibile che serve non solo per i motori, ma anche per alimentare l’immensa quantità di energia che occorre a bordo e che certo non è rinnovabile. Le navi, dunque, producono una grande quantità di emissioni, non solo di CO2, ma anche ossidi di azoto e ossidi di zolfo e il cosiddetto black carbon, una componente del particolato fine.

Queste ultime sostanze sarebbero ridotte con l’uso di gas liquefatto, che però non rappresenta certo una strategia di decarbonizzazioine, quale potrebbe essere l’idrogeno verde, lungi dal venire. Ci sono anche prototipi di navi sostenibili, con pannelli fotovoltaici ed emissioni ridottissime, come la norvegese Sea Zero, ma ancora non sono in acqua e difficilmente saranno “di massa”.

2) Le navi da crociera inquinano ma anche ingombrano. La loro presenza nei porti o vicino ai porti, oltre a portare inquinamento e rumore nei porti stessi, spesso rischia di rovinare ecosistemi fragili. Caso emblematico, quello di Venezia, dove da anni, se non decenni, cittadini e associazioni combattono la loro presenza. Una questione che non è ancora del tutto risolta.

Dove ci sono navi da crociera, crescono anche immensi porti come quello, abnorme e allucinante, che, in spregio a ogni vincolo ambientale ma anche giuridico, in quanto porto privato, dovrebbe sorgere a Fiumicino in una zona naturalistica fragile, per ospitare le navi da crociera della Royal Caribbean. Con la benedizione del Comune di Fiumicino e anche del Comune di Roma, che lo ha inserito addirittura nei progetti del Giubileo, nonostante non sia neanche iniziato. E nonostante la vicinanza del Porto di Civitavecchia. La battaglia delle associazioni è totale, lo scandalo di amministrazioni come quella di Roma, targate Pd, che lo appoggiano, anche.

3) Le navi da crociera non solo inquinano, ma anche sprecano. Immense quantità di acqua, immense quantità di cibo. Certo, anche negli alberghi normali si spreca acqua e cibo, ma in crociera lo spreco è all’ennesima potenza perché la crociera, per antonomasia, non può essere un’economia circolare. Anche la discesa in massa in luoghi magari incontaminati danneggia in primo luogo i luoghi stessi, calpestati da migliaia di persone tutte insieme e per poche ore. Ma può danneggiare anche l’uomo stesso, com’è accaduto, ad esempio, all’ornitologo olandese, di sicuro appassionato di natura, morto a causa dell’hantavirus, contratto durante una discesa dalla nave. Che, appunto, può portare i passeggeri in luoghi che andrebbero lasciati incontaminati.

4) Chi non ha scrupoli ecologici potrebbe comunque riflettere sul fatto che, sempre visto l’isolamento, le navi da crociera funzionano letteralmente da incubatrici di virus o batteri. Virus come appunto quello recente, l’hantavirus, o come il norovirus, che provoca sintomi diversi. Ma anche intossicazioni alimentari magari per cibo avariato, anche perché in crociera tutti mangiano, appunto, lo stesso cibo.

Inoltre, non oso pensare alla gestione di un arresto cardiaco o di complicanze acute e acutissime, mentre si viaggia di notte e ore di distanza dalla terra. Nonostante ci siano medici a bordo e persino a volte sale operatorie, non tutte le navi sono davvero attrezzate per gestire questi eventi, né eventuali focolai pandemici.

5) L’ultima considerazione è di tipo morale, ma spero non moralistico. In verità, nasce da uno stupore, magari del tutto personale. Che tipo di fascino ha una vacanza intrappolati dentro una nave di lusso o simil lusso, intrattenuti da spettacoli o siparietti vari e senza vedere nulla del mondo? E’ un problema di immaginario: non riusciamo più a pensare le vacanze come uno spostarci da un luogo all’altro scegliendo noi cosa vedere, i modi, i tempi, fermandoci un po’ più a lungo nei luoghi che riteniamo più suggestivi. Una vacanza con uno spazio e un tempo, non come in crociera, dove queste due dimensioni appaiono quasi annullate.

Ipotizzo: forse la crociera è diventata quasi uno status symbol. L’emblema del viaggio di lusso o quasi perfetto per rilassarsi, ma anche vivere “come se”. Come se fossimo ricchissimi influencer, come se fossimo vip o attrici, insomma una sorta di settimana tra piscina con vista oceano e selfie. Imitazione dei ricchi che non fa diventare ricchi nella vita, ma almeno per una settimana sì, convergendo su un’opulenza che ormai occupa le nostre menti colonizzate da pubblicità e messaggi sui social media. Non una gran trovata, visto che scesi dalla nave ci si ritrova nella propria zucca, per citare la favola di Cenerentola.

Il problema comunque è che dovremmo andare verso un futuro con meno navi da crociera, non con più. Perché davvero non sono sostenibili. La metafora è facile, mi rendo conto, eppure opportuna. Queste navi sono un perfetto simbolo della nostra civiltà. Un’immagine della terra e dei suoi abitanti, appunto come una nave che consuma tonnellate di petrolio, energia, cibo e acqua, e tra musica, orchestre e balli di gruppo, poco si rende conto di quanto le acque intorno si stiano facendo scurissime. Sarebbe meglio buttare un’occhiata dal ponte, invece che optare per l’ennesimo drink a bordo piscina.

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