Cartaccia. È così che Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna, definisce i documenti versati dai servizi segreti all’archivio di Stato. A chiedere a tutte le amministrazioni competenti di declassificare gli atti sulle stragi italiane tra il 1969 e il 1984 era una direttiva del governo di Matteo Renzi nel 2014. Ma oggi, che si avvicina l’anniversario numero 40 della strage, quella direttiva è rimasta inapplicata. “Il problema è che poi ci hanno fregato con i versamenti riferiti a quel provvedimento, che sono stati assolutamente insufficienti. Lo abbiamo denunciato negli anni e adesso addirittura abbiamo fatto vedere che le carte sono tutte ‘pecettate’. E’ stata una grande presa in giro, perché hanno versato cartaccia, rassegne stampa e non le cose importanti per andare avanti con le indagini”, dice Bolognesi, presentando le iniziative per il quarantesimo anniversario della bomba alla stazione. “Con quello che hanno versato non si sarebbe nemmeno iniziato il primo grado di giudizio per la strage di Bologna. Ora discutiamo per arrivare ai mandanti, c’è un processo che va in quella direzione, ma con quei documenti invece non saremmo nemmeno arrivati alle condanne del 1995. Questo è il punto”, ha aggiunto il presidente dell’associazione dei familiari, già deputato del Pd durante l’ultima legislatura.

In pratica i servizi d’intelligence non hanno declassificato tutti i documenti nelle loro disponibilità. “Abbiamo chiesto per esempio le schede con i curriculum dei vari terroristi per ricostruire eventuali legami, ma niente: hanno risposto che la declassificazione era per temi e non per nomi”, spiega sempre Calabresi. Che oggi ha mostrato il poster per il manifesto dei 40 anni della strage: “La strage è stata organizzata dalla loggia massonica P2, protetta dai vertici dei servizi segreti italiani, eseguita da terroristi fascisti“, dice Bolognesi. Il riferimento è per le novità emerse dall’inchiesta della Procura generale chiusa quest’anno che ha individuato Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi come i mandanti e finanziatori dell’attentato. Tutti e quattro sono morti e non potranno essere mai processati. I Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini sono condannati in via definitiva, Gilberto Cavallini all’ergastolo in primo grado, mentre si attende la fissazione dell’udienza per Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, in ipotesi d’accusa il quinto uomo del commando: per gli inquirenti era sul luogo della strage pochi minuti prima dell’esplosione e a provarlo sarebbe un vecchio filmato amatoriale.

Proprio al processo sui mandanti sono pronti a costituirsi più di cento persone come parte civile. Lo annuncia l’avvocato dell’associazione tra i familiari delle vittime del 2 agosto 1980, Andrea Speranzoni, che è intervenuto alla presentazione del manifesto per il 40esimo anniversario della strage. “Si preannuncia una partecipazione importante dei famigliari delle vittime anche a questo processo. Per quanto riguarda l’indagine sui mandanti – ha commentato – è stata soddisfacente e meticolosa. Non è ancora conclusa perché c’è un secondo filone in corso, ma che credo dia al puzzle della strage del 2 agosto dei pezzi fondamentali che fino ad oggi mancavano”. Il processo potrebbe iniziare già in autunno, ha spiegato l’avvocato. Per quanto riguarda il secondo troncone delle indagini dovrebbe terminare tra settembre e dicembre prossimi. Speranzoni sottolinea poi anche l’emergere dagli atti della “non contraddizione tra la compartecipazione di uomini dei Nar, di Terza posizione e di Avanguardia nazionale nel progetto stragista dell’80″. Parla poi di “depistaggi orchestrati dal Sismi”, spiegando che “la pista palestinese e la figura di Carlos vengono introdotti preventivamente alla perpetrazione della strage”.

Speranzoni ha anche parlato dell’analisi della movimentazione dei conti bancari e, in particolare, del documento ‘Bologna‘ riferibile al capo della Loggia P2 Licio Gelli, movimenti che ha ricostruito la Procura generale, a caccia dei finanziatori dell’attentato. “La Procura generale l’ha integralmente decrittato il documento alla virgola e al centesimo” spiega. “Possiamo dire – afferma – che l’operazione eversiva sfociata nel 2 agosto 1980, è stata agita da uomini della P2 e dello Stato e ha avuto un anticipo economico tra il 16 febbraio 1979 e il 30 luglio 1980, tre giorni prima della strage, e un saldo economico che inizia a sedimentarsi a partire dal 22 agosto 1980″. “L’originale del documento ‘Bologna’, sequestrato a Licio Gelli nel momento dell’arresto nel 1982” che era andato perso e “inabissato”, ha spiegato “è stato ritrovato nell’archivio di Stato di Milano, nel portafogli sequestrato allo stesso Gelli”. Le risultanze dell’inchiesta della Procura generale che sono sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio per Paolo Bellini, ex Avanguardia nazionale, che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli e altri, “ci forniscono un quadro esplicativo del finanziamento e dell’organizzazione della strage”, dice l’avvocato dei familiari,” che parla degli incroci con il “crac dell’ex Banco Ambrosiano” ricostruiti “attraverso un’analisi attenta dei movimenti bancari”.

A causa dell’emergenza al coronavirus, invece, il 2 agosto del 2020 a Bologna non ci sarà il tradizionale corteo di commemorazione. “Sarebbe un assembramento poco gestibile”, ha detto Bolognesi, facendo il punto sugli eventi in programma. “E’ ancora da decidere dove faremo il minuto di silenzio – ha spiegato inoltre Bolognesi – perché se non ci sono controindicazioni sarà davanti alla stazione, come sempre, altrimenti si farà in piazza Maggiore”. Confermato il momento iniziale della cerimonia in Comune. Nel cortile d’onore di palazzo D’Accursio si svolgeranno le riunioni con le famiglie delle vittime che solitamente si tenevano in Consiglio comunale, mentre in piazza Maggiore parleranno lo stesso Bolognesi, il sindaco Virginio Merola e se confermasse la sua presenza il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Subito dopo alcuni pullman con i familiari, preceduti dallo storico bus 37 protagonista dei soccorsi del 2 agosto 1980, si dirigeranno in stazione per depositare le corone. Bolognesi ha infine spiegato che la scuola elementare Villa Torchi, a settembre, all’apertura dell’anno scolastico, sarà intitolata a Kai e Eckhardt Mader, i due fratelli morti nell’attentato. Inoltre, all’interno dell’edificio, verrà inaugurato un murales con l’effige del conducente del bus 37.

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