“Mancata nomina Dap? Sono stato amareggiato, ho pensato tu chiami un magistrato che si occupa di queste cose, gli dici scegli (tra le nomine ndr.) e poi cambi idea, mi fai capire per il mancato gradimento di qualcuno…io un’opinione me la sono fatta”, così il magistrato Nino Di Matteo sentito in audizione alla commissione Antimafia. “Per due anni sono stato zitto perché se avessi avuto un elemento di prova concreta dell’esistenza di un reato sarei andato il giorno dopo (in procura ndr.) anche perché non ho timore delle conseguenze dei miei atti – continua il magistrato – Io ho pensato anche che questa cosa ha avuto una diffusione e mi sono chiesto ‘ma che segnale si dà involontariamente alla mafia?’. Non è stato un segnale molto bello, almeno per quanto riguardava la mia persona”. Di Matteo, dopo alcune domande dei commissari, spiega perché non abbia raccontato prima della vicenda. “Se avessi avuto prova che il ministro aveva cambiato idea perché indotto dai mafiosi, l’avrei detta subito. Ma mi sono formato l’idea di un ministro che determinate dinamiche della lotta alla mafia non era in grado di valutarle bene”, conclude Di Matteo.

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