Sono “in costante crescita”, sottolinea il Viminale. Ma di sicuro non si avvicinano alle 300mila ipotizzate dal governo. Nelle prime due settimane dall’apertura della procedura telematica per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri, prevista dal decreto Rilancio, le domande arrivate al ministero sono state 32mila di cui 23.950 già perfezionate e 7.762 in corso di lavorazione. Numeri bassi che hanno convinto il governo a prorogare di un mese, dal 15 luglio al 15 agosto, il termine ultimo per fare richiesta. L’altro aspetto che salta all’occhio è che i braccianti agricoli, categoria per la quale era pensato il provvedimento, sono una piccolissima parte dei nuovi regolarizzati.

Sulle 23.950 domande accolte, secondo dati elaborati dall’ufficio studi della Uila, solo 2.255 – meno del 10% – vengono dal settore agricolo contro le 21.695 (91%) che provengono dal lavoro domestico. Considerando anche le 7.762 domande in corso di lavorazione, sempre al 15 giugno, l’incidenza del settore agricolo sale al 12,9%, pari a 4.111 richieste su un totale di 31.712 domande inviate o in corso di lavorazione. Delle 2.255 domande inviate relative al lavoro subordinato, 22 riguardano la pesca e le altre sono tutte agricole.

Nella graduatoria per Regione, relativamente al solo comparto agricolo, al primo posto c’è la Campania (554 richieste), seguita da Sicilia (448), Lazio (408) e Veneto (168). Tra le Province vince Ragusa (317 domande), seguita da Latina (264), Salerno (199) e Napoli (185). Per quanto riguarda, invece, i paesi di provenienza dei lavoratori per i quali è richiesta la regolarizzazione, i primi tre sono India (540 domande), Albania (483), Marocco (441). Rispetto ai numeri previsti per il settore agricolo, osserva l’ufficio studi della Uila, siamo molto al di sotto di tutte le stime finora considerate sia rispetto alla reale consistenza del lavoro irregolare, sia rispetto alla supposta carenza di manodopera straniera a causa dell’emergenza Covid-19.

Tra le cause individuate dalla Uila c’è l’aver posto, di fatto, nelle sole mani del datore di lavoro la possibilità di richiedere la regolarizzazione. In più non è stato ancora approvato il decreto interministeriale che deve fissare l’ammontare del contributo forfettario dovuto dal datore di lavoro per le somme pregresse non versate a titolo retributivo, contributivo e fiscale.

Per quanto riguarda le regolarizzazioni nel settore domestico, il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini chiede modifiche sui costi da sostenere che sono “ancora una volta ad esclusivo carico delle famiglie datrici di lavoro, già fortemente provate dall’emergenza economica e sanitaria”. “Il nostro auspicio è che in sede di conversione in Legge del Decreto Rilancio venga riconosciuta la tutela del reddito a tutti i lavoratori domestici che sono stati sospesi dal lavoro per effetto della emergenza Covid-19 ed esclusi dagli ammortizzatori sociali in deroga. “Nel contempo è necessario indirizzare l’intervento del decisore politico verso un concreto sostegno al welfare informale sostenuto dalle famiglie italiane e che consente allo Stato di risparmiare oltre 7 miliardi di euro per la cura e il ricovero degli anziani in struttura, intervento che potrebbe ulteriormente favorire la regolarizzazione dei rapporti di lavoro”.

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