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di Andrea Taffi

La Procura della Repubblica di Bergamo, nell’ambito dell’inchiesta aperta per la mancata costituzione della zona rossa nei Comuni di Nembro e Alzano Lombardo, convoca il premier Conte, il ministro della Sanità Speranza e la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, come persone informate sui fatti. La convocazione è successiva a quella, per i medesimi motivi, del governatore della Lombardia Attilio Fontana e dell’assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera.

Per quanto quello della Procura di Bergamo sia un atto dovuto, è innegabile che il Governo, insieme alla Regione Lombardia, è chiamato in causa sulla delicatissima questione della mancata istituzione della zona rossa nei due comuni del bergamasco. Regione Lombardia e Governo si erano rimbalzati le attribuzioni, ritenendo la prima che quella decisione fosse compito del secondo, e viceversa.

Al di là della questione di merito (rimessa solo alla magistratura) ci si chiede chi, tra le due istituzioni coinvolte, aveva il potere di istituire le zone rosse. Solo la Regione Lombardia o anche il Governo? Alla domanda rispondono due articoli della Legge n. 833 del 1978, quella istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. L’articolo 6 di quella legge dice che sono di competenza dello Stato sia la profilassi delle malattie infettive per le quali sono imposte misure quarantenarie, sia gli interventi contro le epidemie. L’articolo 7 della stessa legge stabilisce che (dallo Stato) è delegato alle regioni l’esercizio delle funzioni specificate all’articolo 6.

Ora, secondo un principio del diritto amministrativo, se il delegato (la Regione) non può rimanere inerte nell’adempimento dei suoi doveri, dovendo esercitare i compiti ad essa assegnati in caso di epidemie, non è meno vero che anche il delegante (il Governo), in caso di inerzia dello stesso delegato, può esercitare il suo potere sostitutivo. Tanto più che la questione è di estrema delicatezza e assolutamente stringente, vista la necessità di tutelare la salute pubblica.

La Regione Lombardia, quindi (al di là delle dichiarazioni difensive dei suoi vertici di governo), aveva il pieno potere di istituire la zona rossa nei comuni del bergamasco, ma il Governo, dal canto suo, poteva legittimamente (e doverosamente) sostituirsi alla stessa regione Lombardia, alla sua inerzia. Nessuna delle due istituzioni, invece, poteva fare quello che ha fatto, cioè non fare niente, rimanere inerte, attribuendo ad altri compiti propri.

Staremo a vedere quali saranno le conclusioni (sul piano penale) della Procura della Repubblica di Bergamo. Per adesso, tutto questo è di sicuro (secondo me e al netto dell’inchiesta della magistratura) una responsabilità politica, certo generata da una discutibile scelta (politica anche quella) che, in quanto tale, potrebbe (forse dovrebbe) avere delle conseguenze.

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