La sentenza della Corte costituzionale tedesca, che accoglie nella sostanza il ricorso di alcuni esponenti della destra tedesca – gli amici nazionalisti di Salvini e Meloni – rappresenta una presa di posizione netta e determinata della destra nazionalista tedesca.

Nella sentenza si attaccano la Corte di Giustizia Europea e la Banca Centrale Europea. Da un lato si rivendica la superiorità delle norme tedesche rispetto a quelle comunitarie e dall’altra si attacca la Bce in nome di argomentazioni economiche assurde ma apparentemente finalizzate a tutelare gli interessi tedeschi. Non a caso il Quantitative easing di Draghi viene accusato di aver fatto scendere i tassi di interesse e quindi di aver abbassato la remunerazione dei risparmi dei tedeschi.

In pratica la Corte costituzionale tedesca ritiene normale che il Parlamento greco sia stato commissariato dalla troika o che i popoli europei possano essere affamati dalle politiche della Ue. Ritiene però inaccettabile che per mantenere la moneta unica i cittadini tedeschi debbano vedere i loro risparmi remunerati meno di quanto desidererebbero.

Innanzitutto perché questa sentenza, inaspettata nella sua durezza? Perché una parte delle classi dirigenti tedesche non è per nulla contenta delle politiche della Bce. Sia quelle fatte da Mario Draghi negli anni scorsi, sia quelle preannunciate in queste settimane. Inoltre questi signori temono che proprio il coronavirus porti nei fatti la Bce a svolgere quel ruolo di prestatore di ultima istanza che gli ordoliberisti non vogliono accettare per nessuna ragione.

Questa sentenza non è cioè una espressione di forza ma è la reazione ad una situazione che sta andando in una direzione opposta a quella che la Germania da sempre ha voluto imporre, prima con i trattati e poi con il fiscal compact. Proprio la durezza della crisi, la durezza della realtà obbliga la Bce a operare fuori dallo schema dell’ideologia ordoliberista e i fondamentalisti tedeschi reagiscono in questo modo.

Questa sentenza, che è molto articolata e dettagliata, costituisce nei fatti un manifesto politico. Non è una sfuriata passeggera, ma la presa di posizione di una parte delle classi dirigenti tedesche; non sappiamo se concordata con Angela Merkel ma certo destinata nella trattativa in corso a ridurne gli spazi contrattuali e a dare copertura alle posizione oltranziste della Bundesbank. La sentenza di Karlsruhe entra a gamba tesa nella trattativa e la vuole condizionare segnando i confini della discussione sulla base dei presunti interessi della nazione tedesca.

Di fronte a questa situazione vi sono due strade.

La prima è quella di mediare su quella base. Per l’Italia significherebbe il disastro economico, in cui al crollo del Pil e all’esplosione del debito pubblico si sommerebbe una pesantissima crescita dello spread tale da portare a scatafascio il sistema bancario italiano, lo stato e buona parte del residuo sistema produttivo. Per l’Europa significherebbe la sua trasformazione – anche formale – in un protettorato tedesco.

La seconda è che la Bce proceda più rapidamente di quanto fatto sin qui sulla strada intrapresa, mettendo a disposizione della spesa pubblica europea tutte le risorse necessarie per affrontare la crisi. La Bce deve muoversi contrapponendo ai desiderata della destra nazionalista tedesca gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione europea.

Io penso che occorra procedere seccamente su questa strada, mettendo le classi dirigenti tedesche di fronte alle loro responsabilità. La Bce può decidere a maggioranza: lo ha già fatto proprio sui provvedimenti che erano oggetto del ricorso su cui si è pronunciata la Corte tedesca. La Bundesbank aveva già votato contro le decisioni della Bce, ma rappresenta una minoranza, ha solo il 20% del capitale della Bce e anche mettendo insieme tutti i sodali, i banchieri tedeschi non hanno la maggioranza.

Se la Bce procede – e può farlo – le classi dirigenti tedesche dovranno decidere se far saltare tutto per aria o venire a più miti consigli. Su questa base si può fare una trattativa, non certo sulla base della sentenza della Corte di Karlsruhe. La Corte costituzionale tedesca non è onnipotente e la sua volontà vale per la nazione tedesca, non per gli altri popoli.

A tal fine è necessario che i paesi del Sud Europa difendano i loro interessi, facciano sentire la loro voce e – per quanto ci riguarda – che il governo italiano assuma fino in fondo la proposta del governo spagnolo sull’intervento della Bce e su questo costruisca le necessarie alleanze con coloro – anche per ragioni geopolitiche – che come la Francia hanno difficoltà a piegare la testa di fronte al diktat dei nazionalisti tedeschi.

Parallelamente è necessario che il governo italiano vari subito una patrimoniale sulle grandi ricchezze da un milione di euro in su, in modo da recuperare rapidamente le risorse necessarie per dare un reddito sicuro, cospicuo e continuativo per tutti coloro che hanno perso il lavoro e il reddito in queste settimane. Se siamo tutti sulla stessa barca non si capisce perché qualcuno debba possedere miliardi e molti altri debbano vivere nella disperazione e nell’angoscia.

Anche per questo vi invito a firmare questa petizione.

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