“Il governo federale e il Bundestag hanno il dovere di attivarsi contro il programma di acquisto di titoli nella sua forma attuale“. E ancora: se la Banca centrale europea entro tre mesi non dimostrerà che gli obiettivi del quantitative easing “non sono sproporzionati rispetto agli effetti economici e fiscali“, tra cui quelli su risparmi, pensioni e valori immobiliari, la Bundesbank non potrà più partecipare al piano lanciato nel 2015 da Mario Draghi e ora ampliato per sostenere i Paesi ad alto debito come l’Italia. L’attesa sentenza della Corte costituzionale tedesca sul quantitative easing, che usa toni durissimi contro un precedente pronunciamento della Corte di giustizia Ue, non chiude affatto la partita. Anzi, come dimostrato dall’allargamento dello spread apre nuovi interrogativi anche sul programma straordinario da 750 miliardi lanciato in risposta alla pandemia. Sebbene non nell’immediato, visto che i giudici specificano che la decisione di oggi non riguarda le misure adottate “nel contesto dell’attuale crisi da coronavirus”.

Il consiglio direttivo della Bce si riunirà alle 18 per analizzare la decisione. Un portavoce della Commissione europea a stretto giro ha commentato: “Riaffermiamo il primato della legge europea e il fatto che le decisioni della Corte europea sono vincolanti su tutte le corti nazionali. La Commissione rispetta l’indipendenza della Bce, e studieremo la sentenza in dettaglio”. Dal canto suo il governo tedesco per bocca del sottosegretario alle Finanze Joerg Kukiessi ha fatto sapere che si spenderà a Francoforte per fare in modo che la Bce attui la verifica sostanziale delle misure criticate dalla Corte costituzionale.

Il giudizio della Corte di Karlsruhe – I giudici di Karlsruhe erano chiamati a decidere sull’istanza di un gruppo di uomini politici e accademici conservatori presentata dopo il varo del quantitative easing nel 2015. Secondo i ricorrenti questi acquisti, che hanno fatto accumulare all’Eurosistema circa 3mila miliardi di titoli, costituiscono un finanziamento diretto ai governi in violazione del Trattato europeo. La Corte tedesca su questo si è espressa negativamente, allineandosi alla decisione di legittimità adottata nel 2018 dalla Corte europea: il piano di acquisto non viola il divieto di finanziamento monetario, a patto che rispetti una serie di condizioni tra cui il fatto che la Bce non compri più del 33% di ogni singola emissione e non detenga più del 33% del debito negoziabile di un Paese –cosa che non è più valida nell’ambito del nuovo piano ad hoc per l’emergenza pandemia.

In compenso ha accolto un’altra parte del ricorso presentato da un gruppo di uomini d’affari e accademici conservatori, decretando che la Corte Ue non ha valutato adeguatamente se il piano della Bce ha rispettato il principio della proporzionalità tra i benefici attesi – spingere consumi e investimenti, far salire l’inflazione vicino al 2% – e gli effetti collaterali. Per esempio quelli “sui debiti pubblici, sui risparmi personali, sulle pensioni e schemi pensionistici, sui prezzi del mercato immobiliare, così come il fatto di mantenere in vita società economicamente non più sostenibili”. L’Eurotower secondo gli otto giudizi “non ha condotto alcuna valutazione” su questo bilanciamento “né quando il programma è stato lanciato né durante l’implementazione”.

“La Bce faccia analisi sugli effetti del programma di acquisti” – Fino a quando non fornirà “documentazione che dimostri che il bilanciamento c’è stato, e in che forma, non sarà possibile dare un effettivo giudizio sul fatto che la Bce sia stata dentro il suo mandato”. La Corte di giustizia, attaccano i colleghi tedeschi, si è limitata a valutare se il piano andasse “manifestamente” oltre il necessario e se gli svantaggi fossero “manifestamente” sproporzionati rispetto agli obiettivi. “Questo standard” però “consente alla Bce di espandere gradualmente le sue competenze” e “perlomeno esenta in gran parte o del tutto le sue azioni da valutazioni giudiziarie. Tuttavia per la salvaguardia del principio della democrazia e delle basi legali dell’Unione è imperativo che la divisione delle competenze sia rispettata”.

“Approccio della corte di giustizia Ue non consente valutazione su proporzionalità” -“In linea di principio – osservano i giudici di Karlsruhe – alcune tensioni sono inerenti al progetto dell’Unione europea” e quindi “devono essere risolte in modo cooperativo“. Tuttavia, è l’affondo, “l’approccio della Corte Europea di Giustizia di non considerare gli effetti del qe nella sua valutazione sulla proporzionalità del programma e astenersi dal fare una valutazione complessiva non soddisfa i criteri di una revisione comprensibile” sull’effettivo rispetto da parte della Bce dei limiti del suo mandato. Anzi, si obietta, “contraddice l’approccio metodologico adottato praticamente in tutti gli altri settori del diritto dell’Ue”.

“Tre mesi per chiarire. Dopo la Bundesbank non potrà più partecipare al programma” – Alla Bundesbank, così come a tutte le altre istituzioni tedesche, è “proibito, dopo un termine di un periodo transitorio di massimo tre mesi (necessario per il coordinamento dell’eurosistema), partecipare a decisioni anticostituzionali“, si legge nella nota, a meno che “il consiglio della Bce con una nuova decisione non chiarisca” che con il piano “non persegue obiettivi di politica monetaria sproporzionati”. La Corte tedesca dà quindi a Francoforte tre mesi di tempo per adottare una decisione che dimostri “in modo comprovato e comprensibile che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti” dal programma di acquisto titoli “non siano sproporzionati rispetto agli effetti di politica economica e fiscale risultanti dal programma”. Inoltre, “alle stesse condizioni, la Bundesbank deve garantire che le obbligazioni già acquistate e detenute nel suo portafoglio siano vendute sulla base di una strategia, possibilmente a lungo termine, coordinata con l’Eurosistema”.

Il ricorso e le decisioni della Corte Ue – Nel 2018 la Corte di giustizia europea, tirata in ballo dai giudici tedeschi, decretò che il piano era in linea coi Trattati. Sentenza in linea con quella di tre anni prima sul programma Omt (Outright monetary transactions), il vero “scudo anti spread” lanciato nel 2012 ma mai utilizzato, che consiste nell’acquisto illimitato e diretto da parte della Bce di titoli di Stato a breve termine emessi da Paesi in difficoltà.

L’ex cancelliere Joschka Fischer aveva detto poco tempo fa che la Corte tedesca “non ha il mandato per deragliare il progetto europeo”. Ma la Corte applica le leggi. Come ha ricordato un editoriale del Financial Times, il problema non sono i giudici: “Questa Unione monetaria ha bisogno di un nuovo trattato”.

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