Tornare a scuola a settembre “è un diritto degli studenti“. Così la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, a L’Intervista di Maria Latella su SkyTg24, fornisce nuovi aggiornamenti sul piano allo studio del Governo per la ripresa delle lezioni. L’idea, puntualizza, vale anche “per le scuole elementari”. L’ipotesi di lavoro è quella della “didattica mista” che prevede di dividere le classi e far partecipare metà ragazzi alla lezione dai banchi di scuola e l’altra metà da casa, con il supporto della didattica a distanza che la stessa ministra ha definito “un successo”: “Non abbiamo mai parlato di doppi turni – assicura – La metà degli studenti per metà settimana” andrebbe a scuola, poi l’altra metà. E si terrebbero sempre gli studenti che sono a distanza “collegati, così la socialità resta”.

L’importanza del ritorno in classe per gli studenti è un concetto espresso anche nell’ultimo discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, indirizzato proprio ai giovani: “Le scuole chiuse sono una ferita per tutti – aveva dichiarato il capo dello Stato – Ma anzitutto per voi ragazzi, per i vostri insegnanti, per tutti coloro che, giorno per giorno, partecipano alla vita di queste comunità”.

Ma la posizione di Azzolina, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it, preoccupa una parte dei dirigenti, pedagogisti, maestri, professori e amministratori che, dopo due mesi di lezioni da casa, temono un “aumento delle disparità” tra i ragazzi dovute, ad esempio, alla mancanza di supporti, rete internet che non funziona allo stesso modo ovunque e poca preparazione a un nuovo modo di fare scuola.

Anche le organizzazioni sindacali, parlando con Ilfattoquotidiano.it, si erano dette contrarie alla “didattica mista”, spingendo per partenze diversificate da regione a regione e una dotazione straordinaria di organico, sia di docenti che di bidelli, tornando in classe quando non ci sarà più alcun problema di contagio. Un’idea condivisa anche dall’Associazione nazionale presidi che esclude lezioni con le mascherine e il distanziamento sociale. “Ritengo – aveva spiegato l’ex sottosegretario all’Istruzione, Salvatore Giuliano – che si debba tornare tutti a scuola quando le condizioni sanitarie lo consentiranno. I turni non rispondono all’interesse della scuola e nemmeno ai dettami della sicurezza. Non riesco a intravederne i punti di vantaggio di un’operazione del genere. Non so se è logico pensare che muovere metà degli alunni sia meno pericoloso che spostarli tutti. Dobbiamo considerare gli aspetti logistici dell’organizzazione dell’attività scolastica. Non c’è lo spazio per distanziare gli alunni, i mezzi di trasporto dopo un certo orario non ci sono in alcune aree del Paese”.

Dopo le polemiche sulla possibilità che i commissari d’esame possano non presentarsi il giorno della prova, la ministra ribadisce che “gli esami in presenza si possono fare”: “Esiste un’etica e una morale nell’insegnamento – ha sottolineato Azzolina – non penso che gli insegnanti possano mettersi in malattia falsamente perché sarebbe il fallimento della scuola, dovrebbero guardare poi negli occhi i loro studenti e dirgli perché non si sono presentati, non credo che la classe docente possa fare qualcosa del genere”.

Azzolina parla anche della possibilità di far partire le attività estive per permettere ai genitori, fin dal 4 maggio, di affidare ai responsabili i propri figli nel caso in cui debbano tornare al lavoro: “Abbiamo messo a disposizione, come ministero dell’Istruzione, scuole, palestre e cortili per dare una risposta alle famiglie, stiamo lavorando con la ministra Bonetti e altri ministri, a breve sottoporremo il piano al Comitato tecnico-scientifico per dare una risposta alle famiglie”, ha aggiunto.

Si dice soddisfatta, poi, per i risultati ottenuti con la didattica a distanza “tenendo conto da dove siamo partiti”: “Era un dovere proteggere la salute degli studenti e non solo. Abbiamo chiesto un sacrificio enorme a loro e alle famiglie, ma necessario per uscire da questa situazione”. La ministra risponde anche a chi dice che “si possono fare concorsi per titoli. Mente spudoratamente, nessuno sarebbe assunto a settembre perché i tempi non ce lo permettono”.

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