Un altro boss di Cosa nostra finisce ai domiciliari per motivi di salute. Va agli arresti casilinghi nella sua casa di Floridia, in provincia di Siracusa, Carmelo Terranova, 72 anni. Esponente di spicco della cosca Aparo di Siracusa, Terranova è stato condannato a tre ergastoli per omicidio. Il suo legale, l’avvocato Antonio Meduri, ha presentato istanza di scarcerazione per motivi di salute al Tribunale di sorveglianza di Bari. Ed il magistrato, accertato lo stato di salute precario del detenuto, già vittima di un infarto, anche per l’emergenza Covid 19, ha disposto la scarcerazione.

Il fine pena mai a Terranova è stato imposto dopo essere stato condannato per gli omicidi di Salvatore Pernagallo di Francofonte, avvenuto il 7 aprile 1992, di Salvatore Navarra, ex autista del sindaco di Canicattini, nel 1992, e per la strage di San Marco, del settembre 1992. Nel 2015 Terranova era stato scarcerato sempre per motivi di salute. Ma dopo qualche tempo secondo le forze dell’ordine il suo appartamento sarebbe diventato il luogo di incontro tra appartenenti alla cosca mafiosa.

Terranova non era al 41bis, ma il suo nome va ad allungare la lista di mafiosi scercerati per motivi di salute durante l’emergenza. I più importanti sono Francesco Bonura e Pasquale Zagaria, esponenti di Cosa nostra e Camorra che hanno lasciato il carcere duro dopo aver ottenuto i domiciliari. Proprio nelle scorse ore il governo è corso ai ripari approvato un decreto legge con alcune novità. Prima che il tribunale di sorveglianza possa decidere sulla concessione della detenzione domiciliare ai condannati al 41 bis, il regime carcerario a cui sono sottoposti i responsabili di gravi reati come quelli di mafia, viene inserito l’obbligo di sentire il parere del procuratore nazionale Antimafia. Prevista anche una stretta sulla concessione dei permessi ai mafiosi. E pure in questo caso è previsto il parere del procuratore nazionale antimafia. Nella bozza del dl si legge che “salvo ricorrano esigenze di eccezionale urgenza“, il permesso non potrà essere concesso “prima di ventiquattro ore dalla richiesta” dei pareri necessari. Dei permessi concessi dovranno essere informati ogni tre mesi i procuratori generali, che dovranno poi informare i vari capi degli uffici inquirenti competenti sui detenuti.

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