No, non è la stessa cosa fare scuola oggi rispetto a poche settimane fa. Insegnanti, alunni e famiglie, siamo stati tutti catapultati in una realtà inedita che non riguarda soltanto l’adozione di massa della “teledidattica”.

Stiamo vivendo un fenomeno complesso e inedito, raccontato in una lettera aperta “Insegnare al tempo del coronavirus” di Marcello Mannella. Mannella è insegnante, ma anche psicoterapeuta che come studioso dell’educazione ha di recente pubblicato L’educazione del corpomente. Cosa significa educare nella società postmoderna). La sua lettera ci permette di riflettere su quel che sta accadendo tra insegnanti e alunni proprio ora, sotto i nostri occhi, dentro le nostre case tra una lezione e l’altra e che spesso ci sfugge. Vale la pena leggerla e divulgarla perché contiene spunti che ci possono aiutare come insegnanti e famiglie ad affrontare questo tempo particolare.

Mannella porta alla luce un aspetto: l’irrompere dell’esperienza del dolore e della morte nella vita dei ragazzi. Per gran parte di loro è la prima volta, per fortuna, che queste esperienze cessano di essere cinematografiche e diventano possibilità concrete. All’improvviso la realtà è molto più “forte” di quella vissuta fino a pochi giorni fa tra una partita alla playstation e una passeggiata con gli amici. La realtà costringe i ragazzi, ma anche noi adulti, a porci domande esistenziali. Proprio quelle che la società dei consumi ha tentato in ogni modo di cancellare relegandole ai momenti di crisi, appunto. Crisi, però, che questa volta non è solo personale, ma diventa collettiva, anche come possibilità per affrontarla.

Qual è la cosa più importante che può fare la scuola ora? Ascoltare

La scuola è importante come elemento esterno alla famiglia ove rivolgersi perché può mantenere la connessione con il mondo esterno. Diventa ancoraggio alla normalità del vivere, proprio quella che normalità che è stata interrotta dall’emergenza. Un punto di riferimento che può contribuire ad allentare il disagio dei ragazzi: gli appuntamenti scolastici regolari attraverso la teledidattica li richiama alla puntualità, al senso di responsabilità, li aiuta a prendersi cura di sé e a riannodare i fili della relazione e della collaborazione con insegnanti e con i compagni.

Ma c’è qualcosa di più scrive Mannella “la presenza della scuola può essere decisiva anche nella funzione di sostegno affettivo e pertanto gli insegnanti – quelli che sentono di poter svolgere questo compito – dovrebbero esplicitare in qualche modo la disponibilità ad ascoltarli. Specialmente nei momenti di grande difficoltà esistenziale e psicologica, per i ragazzi è importante anche semplicemente sapere che esiste per loro la possibilità di confidare le proprie ansie all’esperienza e alla comprensione di adulti esterni alla famiglia”. L’ascolto è al centro, sempre, di ogni prospettiva educativa anche all’interno dei vincoli che la tecnologia ci pone.

In questo momento però, è importante non esagerare altrimenti la scuola non aiuta. Perché se gli insegnanti si fanno vincere dall’ansia di prestazione e la loro preoccupazione è soprattutto rivolta agli aspetti cognitivi, ecco che allora la scuola non è di grande aiuto ai ragazzi nel qui e ora della crisi che stanno, che stiamo, vivendo.

Per non perdere quella che è un’occasione per la scuola

Come scrive Mannella tutte le difficoltà di questo periodo rappresentano anche un’occasione per la scuola, un’occasione per crescere essa stessa in organizzazione e complessità. Non facciamo un buon lavoro se restiamo aggrappati al solo programma da svolgere, negando l’eccezionalità del momento.

Per affrontare il disorientamento il primo passo è certamente rallentare e soffermarsi su quello che è successo ma anche, come adulti, non temere di rispondere “non so” a una domanda esistenziale dei nostri alunni. Perché ci sono domande di fronte a cui ci si può anche arrendere, come di fronte ai tanti misteri che la vita ci pone davanti.

E tu che ne pensi?

Dei temi sollevati dalla lettera aperta ne parleremo con Marcello Mannella in un webinar aperto alle domande in diretta dei partecipanti giovedì 9 aprile alle ore 17.

Memoriale Coronavirus

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