Nato e morto il 6 aprile, di Venerdì santo, come a voler confermare che qualcosa di “divino” in lui c’era davvero. Cinquecento anni fa, nel 1520, moriva a Roma Raffaello Sanzio, “l’urbinate”, pittore di Papi e Madonne, galantuomo libertino. La grande mostra che avrebbe dovuto celebrarlo alle Scuderie del Quirinale ha chiuso i battenti nemmeno una settimana dopo essere stata inaugurata: non cancellata, ma spostata online, con un tour virtuale.

Figlio d’arte, superò presto il padre Giovanni Santi. E superò, almeno in fama, anche l’altro suo maestro, il Perugino: tutti ricordano lo Sposalizio della Vergine dell’allievo, nessuno quella (identica) del maestro. Poi si mise a dipingere Madonne con il Bambino – la sua specialità – e ritratti. Così delicati, così pieni di grazia, che a Parigi nell’Ottocento si diceva alle dame: “Siete bella come una Madonna di Raffaello“. Alla fine arrivò la chiamata da Roma. La grande occasione, le stanze Vaticane – su tutti: la Scuola di Atene – e i ritratti papali. In soli 37 anni di vita Raffaello cambiò per sempre la storia dell’arte. In lui convivevano l’amor sacro e l’amor profano: racconta Giorgio Vasari, biografo dei più grandi artisti, che il pittore morì dopo una lunga febbre causata da “eccessi amorosi“. Perché Raffaello – corteggiato dai più illustri committenti – era anche un uomo di mondo, irresistibilmente attratto dalle donne. Che volentieri lo ricambiavano.

Il Ministero per i Beni e le Attività culturali oggi ha aperto le celebrazioni posando un mazzo di fiori sulla sua tomba al Pantheon (chiese lui stesso di essere sepolto nel grande mausoleo). Insieme, disegni e fiori di carta fatti dai bambini, con la scritta “Andrà tutto bene”. Peccato, oggi, non poterlo ammirare nelle sue stanze, nei suoi musei: bisognerà passare a Youtube, dove sul canale del Mibact, esperti e studiosi raccontano il genio dell’Urbinate. Gli Uffizi hanno lanciato un tour virtuale in tre tappe, alla scoperta dei suoi capolavori custoditi a Firenze e. Una staffetta che va da Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani a Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, dallo storico dell’arte Claudio Strinati a Mario De Simoni, direttore delle Scuderie del Quirinale. Oppure accendere la radio: su Rai Radio3 l’intera sarà dedicata al tema della bellezza. Senza dimenticare i dolorosi eventi di queste settimane, ma per le celebrare quella scintilla di divino rimasta viva ancora oggi, a cinquecento anni di distanza, nei suoi dipinti. “L’anniversario di Raffaello – dice Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3 – coinciderà così con la celebrazione dell’artista che fu tra i maggiori e più puri creatori di bellezza, ma anche con un discorso più ampio sulla necessità e sul potere anche terapeutico della Bellezza: qualcosa che costruisce legami, definisce le comunità e rafforza le personalità”.

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