Altre due case di riposo isolate nel Lazio. E ancora istituti religiosi preda dei contagi da coronavirus. Mentre la sindaca di Roma, Virginia Raggi, fa appello ai dipendenti capitolini per “arruolarsi” nella Protezione civile capitolina e dà il via a una sorta di whistleblowing dell’assembramento – attraverso il quale i cittadini possono segnalare comportamenti scorretti da parte della cittadinanza sul rispetto della distanza sociale – in tutta la Regione cresce l’allarme nelle strutture dedicate agli anziani. Nella giornata di ieri, i contagi registrati nel Lazio erano 195 – superati i 2000 casi dall’inizio dell’emergenza – e di questi ben 67 provenienti da rsa e case di riposo, “circa un terzo”, come notato anche dall’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato. Il quale ha provveduto, con l’ausilio dei prefetti, a isolare altre due strutture. Sono la casa di riposo Santa Lucia di Rieti, gestita dalle suore Clarisse Apostoliche, in cui attualmente ci sono 13 casi positivi fra ospiti e alcuni religiosi, e la casa di riposo Hermitage di Fiuggi, dove su 37 tamponi ne sono risultati positivi 18.

Nerola isolata, gli anziani trasferiti al Nomentana Hospital – Salgono così a 7 le strutture per anziani “cluster”. Vista la situazione, D’Amato e il vicegovernatore Daniele Leodori hanno dato il via a una task force regionale attraverso la quale, con l’aiuto di comuni e prefetti, si vuole eseguire un giro di vite all’interno di tutte le case di riposo del Lazio. Nella giornata di oggi saranno eseguiti i tamponi in una strutture di Fondi, comune pontino già dichiarato ‘zona rossa’ la scorsa settimana. A preoccupare è la situazione di Nerola, circa 2000 abitanti in provincia di Roma, dove nella locale casa per anziani Maria Immacolata quasi tutti gli ospiti hanno contratto il Covid-19, mentre le loro famiglie rappresentano circa il 13% della popolazione del piccolo comune. “In questo momento la priorità assoluta è quella di arginare il pericolo – ha detto la sindaca Sabina Granieri – La mia comunità, a partire dalla sottoscritta, è frastornata, siamo tutti confusi, lo so bene, ma i casi nel nostro territorio sono troppi, ed ora la priorità è contenere l’emergenza”. Gli anziani di Nerola sono stati trasferiti al Nomentana Hospital di Fonte Nuova, alle porte della Capitale, struttura a sua volta già isolata per l’aumento dei contagi nei giorni scorsi. “La struttura non è attrezzata, ci sono stati ritardi gravissimi”, commenta Giancarlo Righini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Regione Lazio, chiedendo il commissariamento della Asl Roma 5.

Ambulanze e Covid Hospital, cambia tutto: via alla ‘fase 3’ – Intanto, la Regione Lazio dà il via a una nuova fase della gestione dell’emergenza. Ha fatto scalpore il video pubblicato da Ilfattoquotidiano.it sulle file delle ambulanze al pronto soccorso del Policlinico Gemelli. E, come anticipato, ieri D’Amato ha comunicato il via alla nuova organizzazione, che dovrebbe distinguere le priorità dei ricoveri, in primis, ma anche delle accettazioni e dunque dovrebbe ridistribuire le ambulanze sul territorio per “gravità”, anche attraverso la revisione del software in dotazione all’Ares 118. Ci saranno 9 strutture “Covid hub” in tutta la Regione, dove saranno accolti i casi più gravi: Columbus Gemelli, Sant’Andrea, Tor Vergata, Eastman Umberto I e Spallanzani a Roma; Goretti a Latina; Becolle a Viterbo; De Lellis a Rieti e Spaziani a Frosinone. A queste faranno capo altre strutture “Covid Spoke” per i casi meno gravi, dove operano “team multidisciplinari legati agli hub”. “La terza fase – ha spiegato D’Amato – prevede che l’Ares 118 adatti la propria rete differenziando al triage i pazienti sospetti nei diversi livelli”. La riorganizzazione, secondo D’Amato, permetterà di contare da qui ai prossimi giorni 2.000 posti di degenza e 450 di terapia intensiva. Di questi, però, un buon 30-40% sono già occupati, visto che i numeri di ieri facevano registrare ben 878 ricoverati ‘semplici’ e altri 113 con supporto respiratorio.

Virginia Raggi fra “volontari” e “spie” anti assembramento – Sul fronte Coronavirus prosegue anche l’impegno del Comune di Roma. La Capitale per il momento regge, con circa 600 casi in gran parte legati a centri per anziani, personale sanitario e istituti religiosi. Dunque, per ora in città non ci sono focolaio. Resta l’allerta della politica. Ieri la prima cittadina ha rilanciato l’appello del direttore delle Risorse Umane, Angelo Ottavianelli, al “reperimento di personale per le esigenze del dipartimento Sicurezza e Protezione civile di Roma Capitale”, un tentativo di coinvolgere, “se ne hanno voglia”, i lavoratori comunali fermi a dare una mano ai loro colleghi del Coc, composto da appena una sessantina di unità. Resta la necessità di presidiare il territorio, con ogni mezzo. Dopo l’iniziativa del comandante della Polizia Locale nel weekend scorso di imporre controlli a tappeto a tutti gli automobilisti – creando volutamente file chilometriche che scoraggiassero i cittadini a uscire di casa – è diventato virale l’appello ai cittadini a utilizzare il Sus (Sistema unico di segnalazione) – istituito per mettere in risalto situazioni di degrado urbano e illegalità – per comunicare eventuali assembramenti nella propria zona. Il Pd Roma ha censurato fortemente l’iniziativa, parlando di “una campagna di delazione” e di una “caccia all’untore”.

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