In questi giorni difficili per la vita di tutti noi italiani e di tutte le popolazioni del mondo abbiamo assistito ad un susseguirsi di idee, di opinioni, di buone notizie e di false notizie.

Tutti hanno sbagliato perché hanno pensato, compreso il sottoscritto, che fosse un’influenza perché questo sembrava inizialmente. Ma il susseguirsi di notizie con decine di migliaia di contagiati in pochi giorni, mentre negli anni passati si distribuivano in mesi, e di percentuali di morti senza uguali ci ha portato alla situazione attuale di assoluta necessità di rimanere il più possibile isolati per ridurre il rischio di contagio a partire dall’ambiente familiare e lavorativo. Poi studieremo i numeri reali che diventeranno letteratura sanitaria.

Quello che mi è parso strano è che, ripeto avendo sbagliato tutti, non ci sia ancora, nemmeno dagli esperti virologi, una parola sola detta a gran voce, mentre tante se ne sono spese per protagonismo personale. Così abbiamo chi denuncia colleghi sapendo perfettamente di aver sbagliato anche lui all’inizio, come mirabilmente scrive dalle pagine de Il Fatto Quotidiano il direttore Marco Travaglio nel suo editoriale “Divanisti alla riscossa” del 23 marzo 2020: viene citato “quello che sta sempre in TV” che disse il 2 febbraio che “in Italia il rischio è 0. Il virus non circola”.

Quindi dopo aver fatto il mea culpa, come tutti dovrebbero fare, prendendo spunto dal sindaco Beppe Sala e dal prof. Galli, in questo momento in cui abbiamo bisogno di vedere una luce in fondo al tunnel, vi cito le parole di un grande italiano che lavora in Usa, il prof. Guido Silvestri. Bisogna avere ottimismo quando viene dalla conoscenza, dice (ed ora noi sappiamo perché abbiamo provato), “e sono convinto che fra qualche mese torneremo a vivere come prima, anzi che vivremo meglio di prima, se da questa grande paura avremo imparato le giuste lezioni, come scienziati, come cittadini e come umanità in generale”.

La cosa che vorrei, anche per il mio impegno decennale, che non dimenticassimo le difficoltà che ha incontrato il nostro Sistema Sanitario Nazionale per aver permesso al privato, distribuendo in modo diseguale le risorse, di “mangiare” una fetta del pubblico senza adeguato controllo.

Grandi medici, donne e uomini, grande personale sanitario, donne e uomini, hanno lottato comunque ed il nostro Sistema Sanitario regge all’impatto di tante persone che in poco tempo si sono ammalate con complicanze importanti da necessitare assistenza continua. Non dimentichiamoli per non dimenticare tutte le persone che nonostante lo sforzo enorme ci hanno lasciato.

Ne sono convinto, i prati torneranno ad essere verdi, il mio colore preferito.

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