Se in tutta Italia l’emergenza legata al coronavirus continua, tra le mura del Parlamento il clima d’unità nazionale sembra essere già finito. Il centrodestra minaccia di votare contro il decreto Cura Italia, quello con le misure economiche per famiglie, lavoratori e imprese. ” Se dicono ‘O è così o buonanotte’, noi non firmiamo deleghe in bianco”, dice Matteo Salvini. Se invece il testo cambia, aggiunge l’ex ministro “abbiamo tutta la volontà di collaborare. Se tirano dritti, la Lega non è disponibile a votare deleghe in bianco”. Il dl approderà nell’Aula del Senato il prossimo 8 aprile “come termine indicativo”, ha detto il capogruppo dei senatori Pd Andrea Marcucci.

Ma la Lega ha rifiutato la proposta della maggioranza di far lavorare solo la commissione Bilancio e poi decidere delle misure precauzionali per l’Aula. Quindi per varare il maxi decreto, che è già lungo 126 articoli ma assorbirà anche gli altri decreti finora approvati dal governo, dovranno riunirsi tutte le commissioni e dare i pareri. “Incredibile! La Lega in Senato fa ostruzionismo sul decreto per affrontare la crisi economica! Vi prego ripensateci, l’Italia ha bisogno di aiuto subito!!!”, attacca il Pd con un tweet del vicesegretario Andrea Orlando. Per Marcucci quello del Carroccio è un “ostruzionismo deleterio e inutile“.


Nel pomeriggio il premier Giuseppe Conte ha convocato a Palazzo Chigi i capi delegazione, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri, i sottosegretari al Mef, per capire come andare avanti e dare attuazione alle misure in tempi rapidi, mentre già si lavora al successivo decreto per aprile. Ma il clima politico si fa rovente.

Dopo una riunione dei capigruppo fiume e a tratti assai tesa, con urla che si sentono nei corridoi di un Palazzo Madama deserto, arriva la decisione che per giorni aveva tenuto banco nei dibattiti parlamentari: nessuna deroga alle regole, per votare il Cura Italia si riuniranno tutte le commissioni e poi, naturalmente, l’Aula. Forte era la spinta, soprattutto di una parte della maggioranza, perché si valutassero forme di voto a distanza. Per la piena funzionalità delle Camere, in linea con il Quirinale, si è espresso il presidente della Camera Roberto Fico. Il presidente del Senato Elisabetta Casellati parlando in un’Aula quasi vuota, sottolinea che le Camere “devono poter lavorare senza nessuna forzatura o limitazione delle prerogative parlamentari“. Presenza, dunque, sia pur nel rispetto delle distanze, tanto che Casellati convoca i capigruppo nell’emiciclo di Palazzo Madama e non nella sala delle riunioni perché possano essere più distanziati.

La maggioranza proponeva di far lavorare solo la commissione Bilancio e poi decidere delle misure precauzionali per l’Aula. Ma il centrodestra, Lega in testa, si oppone: sconvocata l’informativa di Conte in programma il 25, dopo che è saltato il Consiglio europeo, al Senato dovranno riunirsi tutte le commissioni tra il 25 e il 26 per i pareri sul decreto, che accorperà anche le misure già varate in ambito giustizia, sanità ed economico, e dovrà essere convocata anche l’Aula per votare il calendario. “Il 23 marzo si riunirà la commissione bilancio, il 25 ci sarà una seduta tecnica dell’aula mentre il 26 verrà votato il calendario, su cui la Lega si è detta contraria. Le commissioni dovranno rendere i loro pareri tra il 25 ed il 26 di marzo. Il decreto dovrebbe andare in aula l’8 Aprile, come termine indicativo”, dice Marcucci.

Nel merito, sia Matteo Salvini che Silvio Berlusconi si mettono di traverso. Bocciano le misure del Cura Italia, chiedono modifiche per votare il testo e la Lega non esclude di rivolgersi al Quirinale. L’accusa è essere stati interpellati – Conte ha informato i partiti sull’idea di rinviare, con una norma inserita in extremis nel decreto, il referendum costituzionale – ma non realmente ascoltati. “Collaborativi sì ma non complici“, dicono dalla Lega, lamentando misure come quelle per gli autonomi e il termine ridotto per la cassa integrazione in deroga estesa a tutti. I tentativo del governo è limitare al massimo gli “assalti alla diligenza” tipici di ogni manovra. Il sottosegretario Riccardo Fraccaro si appella alle opposizioni per porre fine a polemiche che rischiano di essere “anti italiane“.

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