Tutti vicini, nonostante le normative. Così cameraman tv, fotografi, giornalisti-videomaker e giornalisti si ritrovano a lavorare in questi giorni mentre le misure anti-contagio da coronavirus imporrebbero di rimanere a una distanza di almeno un metro.

Così il gruppo di video-cronisti GvPress chiede che istituzioni e politici tengano solo conferenze stampa, dando la possibilità di porre domande da remoto, e la Rai impegni con una singola troupe a fornire le immagini a tutte le testate che ne facessero richieste. Mentre il segretario dell’Asa, l’Autonomo sindacato audiovisivo, Nicola De Toma, proclama una sciopero perché viale Mazzini non avrebbe informato gli operatori della positività di un cameraman in una società che fornisce le troupe televisive alla rete pubblica.

Postando diverse foto delle condizioni di lavoro (come quella in evidenza, ndr) in queste settimane, il gruppo Gv Press spiega di ritenerle “inaccettabili” e quindi per “tutelare la salute di tutti gli operatori dei media” chiedono che la Rai “s’impegni con una singola troupe a fornire immagini a tutte le testate che ne facessero richiesta” sia attraverso “la messa a disposizione del segnale in diretta” durante gli eventi istituzionali sia rendendo “il materiale video utile al lavoro di cronaca scaricabile per le altre testate”.

Oltre alla possibilità di “fare domande in conferenze stampa da remoto” con strumenti digitali come WhatsApp e Skype “in modo da garantire a tutti la possibilità di lavorare senza dover uscire”. In giornata Nicola De Toma, segretario dell’Asa, ha invece attaccato la Rai: nei giorni scorsi, spiega il sindacalista, “c’è stato il caso di un cameraman positivo al coronavirus in una società che fornisce le troupe televisive alla Rai”.

La società, ricostruisce, “lo ha immediatamente comunicato alla stessa Rai la quale, però, non ha chiamato l’albo dei fornitori e cioè i service che forniscono in appalto il servizio alle società televisive in modo da allertarle a tutela di tutti i cameraman” che, pur lavorando in appalto per diverse società televisive, “si trovano poi a condividere gli stessi spazi e assembramenti” durante interviste e conferenze stampa.

“Non so se la legge obbligasse la Rai a farlo, ma il senso morale sì. È accaduta una cosa grave”, dice ancora De Toma. “So che la Rai non ha avvisato nessuno perché – aggiunge ancora il sindacalista – non è arrivata nessuna e-mail a nessuna società che fornisce troupe televisive”. Se l’Asa, conclude, “non si fosse mossa avvisando tutti nelle sue chat, nessuna informazione sarebbe arrivata dalla Rai. Ecco il motivo dello sciopero che abbiamo indetto. È uno sciopero (che inizia oggi e dura fino al 18 marzo) di protesta nei confronti delle testate televisive, a partire dalla Rai”.

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