Durissima staffilata del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che, in occasione di un incontro avvenuto ieri sera al Rotary Club Napoli Sud Ovest, ha sfidato il Pd, ancora tentennante nel proporre la sua ricandidatura alle prossime elezioni regionali, perché non gradita ai dem vorrebbero un nome più adatto a un eventuale accordo col M5s.
“Dobbiamo avere un po’ di pazienza, il Pd sembra un partito che va a diesel – esordisce De Luca – Ma questa è una cosa che porta bene, perché, come ho raccontato altre volte, tutto quello che ho fatto nella mia vita non l’ho fatto grazie al partito, ma nonostante il partito. Mi hanno sempre rotto le scatole. E per due ragioni fondamentali. La prima è che gli uomini liberi sono scomodi. Io sono un uomo libero e me ne infischio delle bandiere e delle correnti di partito. Quando devo scegliere tra gli interessi della mia comunità e quelli del partito, scelgo la mia comunità. Punto e basta. Questa cosa a volte è difficile da digerire”.

E aggiunge: “C’è qualche settore marginale di partito, che pensa di contrattare. C’è qualche esponente del Pd che stava meglio prima, perché in passato si andava a contrattare sotto banco. Adesso non si contratta. Qui oggi il mercato è chiuso. Io lo chiamavo ‘l’insaponamento’. Ecco, gli “insaponatori” sono rimasti disoccupati. Basta. Queste sono le ragioni per cui c’è qualche mal di pancia, ma non abbiate dubbi: credo che la prossima settimana decidiamo anche formalmente e andiamo avanti. Quindi, noi siamo già lanciati verso i nostri obiettivi. Tranquilli tutti”.

Il presidente campano, infine, rincara: “Sulla base della mia esperienza, ho verificato che in Italia esiste una legge che è il paradosso dell’efficienza: più fai e più sei penalizzato. Questa è l’Italia: un Paese cresciuto male. E’ il Paese del mezzo mezzo, è il Paese dell’ipocrisia, è il Paese in cui non si decide mai una cosa fino in fondo, ma a metà. Come diceva Machiavelli, qui contano le tribù e i quartieri, cioè le corporazioni e i localismi. E a questi si aggiunge la palude burocratica amministrativa giudiziaria, che sta paralizzando l’Italia. Io sono per l’autonomia piena della magistratura ma anche per un principio di piena responsabilità che valga per tutti: chi sbaglia deve pagare“.

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