Può un divorzio avvenire in modo non traumatico? Gli ex coniugi, animati da buone intenzioni, possono trovare un modo per ridurre al minimo la sofferenza della fine di un rapporto per andare incontro a un futuro non conflittuale ma di amicizia? In base alla mia personale esperienza di terapeuta che ha incontrato molte coppie, la risposta è che non è quasi mai probabile a breve termine mentre è relativamente possibile a lungo termine.

Nel caso del divorzio Ue verso la Gran Bretagna, credo che per qualche anno rimarranno strascichi psicologici che, pur in una situazione di interesse reciproco a trovare una qualche forma di accordo, nella sostanza lo impediranno. Troppo forte è la sensazione razionale ma soprattutto emotiva che gli inglesi si sentano superiori e abbiano abbandonato il resto dei cittadini europei perché convinti di avere solo vantaggi. Per questo, più o meno inconsapevolmente, le altre nazioni e gli altri popoli non vorranno dargliela vinta.

In particolare non accetteranno che gli inglesi possano dividere il campo della Ue instaurando relazioni con alcuni su singoli punti e che possano scegliere, come in un menù, ciò che vogliono accettare o rifiutare nelle relazioni attuali con l’Europa. Proprio per questo, a loro volta, gli inglesi non potranno aderire a un pacchetto “prendere o lasciare” che rappresenta proprio quello che hanno rifiutato, e cioè il prevalere delle decisioni (burocratiche) collettive sugli interessi particolari delle singole nazioni.

A dispetto dei danni eventuali di natura economica si andrà a un divorzio senza accordo il 31 dicembre 2020 con ripristino delle frontiere e dei dazi doganali. Questa mia previsione, che spero sia fallace, porterà a un periodo di guerra commerciale con reciproche accuse, in cui colpi bassi per danneggiarsi a vicenda saranno frequenti. Anche i popoli saranno coinvolti per cui in Inghilterra si acquisteranno meno auto tedesche, vini francesi e vestiti italiani mentre gli europei si recheranno meno a Londra. Solo dopo uno o due anni di schermaglie in cui nessuno dei due contendenti risulterà vincitore si potrà siglare una qualche forma di accordo.

Se per caso risultasse evidente che uno dei due contendenti ha avuto una preponderanza di svantaggi da questo divorzio, ecco che l’accordo slitterà perché per quel popolo o insieme di popoli sarebbe eccessivamente umiliante. Quindi è certamente auspicabile che i danni e i vantaggi siano più o meno equamente distribuiti. Cosa si può fare per ridurre il conflitto? Solo la presenza di un terzo attore, abbastanza equilibrato e forte da mantenere rapporti con entrambi senza voler umiliare nessuno, potrebbe risultare decisiva.

L’unico interlocutore credibile per forza economica e per rapporti multilaterali poteva essere l’amministrazione Usa. Trump si è però troppo sbilanciato e al momento non è credibile in quanto gli europei ritengono, a torto o a ragione, che farebbe di tutto per indebolirli e ristabilire il primato economico americano intaccato, almeno parzialmente, dall’Europa unita e dall’euro. Solo un nuovo presidente americano potrebbe, in linea teorica, svolgere una funzione di supporto e aiuto a trovare dei compromessi. Il compromesso non è una cattiva cosa, come oramai è in voga affermare, ma un modo utile per soffrire meno e riscoprire reciproci vantaggi.

Ecco perché le future elezioni Usa interessano, molto più che in altre fasi storiche, anche l’Europa e il Regno Unito.

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