Traccia la linea, netta, del negoziato con l’Europa in un discorso che è un inno al mercato e alle politiche di libero scambio. È per merito loro, dice, se l’indice di povertà assoluta nel mondo è calato in 30 anni da oltre il 30 “al 10%” della popolazione mondiale. Il discorso del premier britannico Boris Johnson, a tre giorni dall’entrata in vigore della Brexit, anticipa i nodi della trattativa con Bruxelles: vuole un’intesa basata sulla libera circolazione delle merci, che “non richiede alcun allineamento alle regole e agli standard” dell’Europa“sulla politica della competizione, i sussidi, la protezione sociale, l’ambiente o nulla di simile”. Il Regno Unito, dice, deve “togliersi gli occhiali da Clark Kent, saltare nella cabina telefonica ed emergere con il suo mantello, come il supercampione potenziato”, leggi Superman, “del diritto delle popolazioni della Terra a comprare e vendere liberamente tra loro“. L’intesa che cerca “in nome di tutto il Regno Unito”, rocca di Gibilterra inclusa perché la sua sovranità è “indivisibile”. Ma il capo negoziatore della Ue Michel Barnier ribatte che quelle frasi “non lo impressionano”. “Siamo pronti”, spiega, “ad offrire un accordo molto ambizioso che includa tariffe e dazi zero su tutte le merci come quelli che abbiamo siglato con il Canada, il Giappone e la Corea del Sud”. La trattativa sulle relazioni future con Londra, però, non parte sotto buoni auspici.

Barnier, presentando la bozza di mandato per la trattativa sulle relazioni future con Londra, ha premesso di essere consapevole che “anche col miglior accordo non sarà business as usual“. E in ogni caso “non ci sarà accordo commerciale con i britannici se non ci sarà accordo sul reciproco accesso per i pescatori“. Un punto delicato della trattativa, sul quale Johnson ha precisato che Londra “controllerà le proprie acque”. Il mandato verrà presentato in Parlamento e infine approvato dal Consiglio Affari Generali il 25 febbraio prossimo, dopodiché inizieranno i negoziati. Oramai, continua Barnier, “la scelta di lasciare l’Ue è stata fatta” e Londra ha scelto anche “di lasciare il mercato unico e l’unione doganale il 31 dicembre 2020”, quindi “non potrà più beneficiare dei vantaggi di cui godono gli Stati membri dal 31 dicembre“, quando terminerà il periodo di transizione, conclude Barnier.

Johnson: “Londra ha riscoperto muscoli che non usava da decenni” – “La scelta” dei negoziati sulle relazioni post Brexit fra Regno Unito e Ue, ha precisato il premier Tory, “non è, sia chiaro, fra deal e no deal”, ma tra “una relazione commerciale comparabile a quella del Canada” (libero scambio pressoché a zero dazi) e “più simile a quello Australia-Ue” (ossia un’intesa minima). “In ogni caso – ha aggiunto – non ho dubbi che la Gran Bretagna prospererà” e potrà “scatenare tutto il suo potenziale”. Esalta le politiche del libero scambio, che il suo governo rivendica e di cui il Regno Unito deve restare “un campione” per il bene “del mondo”. Ha poi criticato “i protezionisti” che stanno prendendo piede “a Bruxelles, in Cina o a Washington, agitando in giro dazi come randelli”. Così “il libero commercio viene strozzato”, con “una proliferazione crescente delle barriere” e “ritardi sulla crescita”. E ha parlato anche dei negoziati con gli Stati Uniti: “Condivido l’ottimismo di Trump” e “agli antiamericani” che sono contrari a un accordo commerciale con gli Usa “dico: ‘crescete”, ha continuato parlando anche delle “teorie cospirazioniste” sul servizio sanitario Nhs e affermando che non sarà sul tavolo dei colloqui con Washington. “Sappiamo dove vogliamo andare e questo luogo è fuori, nel mondo. Stiamo riemergendo da anni di ibernazione come campioni del libero scambio” e Londra è pronta a impegnarsi in “vari negoziati” per volta, “riscoprendo muscoli che non usava da decenni”.

Barnier: “Non sarà business as usual. Indispensabile l’intesa sulla pesca” – “Non mi lascerò impressionare dalle dichiarazioni” di Johnson. “Quello che mi interessa è la prospettiva. Abbiamo un testo preciso, concordato dalle due parti”, ha detto Barnier riferendosi alla dichiarazione politica sulle relazioni future – “auspico che ora si possa lavorare in modo serio”. Anche se l’Ue e il Regno Unito riusciranno a raggiungere “un accordo di libero scambio molto ambizioso, il migliore”, ha proseguito, “non sarà business as usual”, ha continuato, presentando in conferenza stampa il mandato negoziale per la relazione futura tra Bruxelles e Londra. Per esempio, dice Barnier, “le merci che entrano nell’Unione saranno soggette a controlli”. Si tratta, sottolinea, “delle conseguenze automatiche e meccaniche delle scelte del Regno Unito. Le imprese devono fare gli adattamenti necessari ora. Consiglio a tutti di non sottovalutare i cambiamenti” che si produrranno in ogni caso nei rapporti tra Ue e Regno Unito. “Siamo pronti ad offrire un accordo molto ambizioso che includa tariffe e dazi zero su tutte le merci come quelli che abbiamo siglato con il Canada, il Giappone e la Corea del Sud”.

“La competizione è normale ma data la nostra vicinanza geografica e la nostra interdipendenza economica, questa offerta eccezionale è condizionata ad almeno due aspetti – ha spiegato -. Primo, dobbiamo fare in modo che la competizione sia e resti aperta e giusta. Abbiamo già concordato col premier Boris Johnson che la partnership futura eviterà vantaggi ingiusti. Ora dobbiamo concordare su garanzie specifiche ed efficaci, per avere regole di gioco comuni (level playing field) sul lungo termine. Questo significa un meccanismo per mantenere alti standard su questioni sociali, clima, ambiente, aiuti di stato, sia oggi che nel futuro”. Ma la nostra intesa dovrà includere anche “un accordo sulla pesca“, che “garantisca accesso reciproco ai mercati e alle acque, con quote stabili”. Barnier ha parlato anche della possibilità di “un accordo ambizioso sui servizi con un ampia copertura settoriale”, ha aggiunto. Ha definito l’uscita del Regno Unito un “momento molto grave e di grande emozione”, ma anche “di nuova partenza e di nuove relazioni” con Londra, con cui “vogliamo costruire un partenariato“. Per questo presentiamo il “progetto di direttiva di negoziato, che la Commissione ha appena ha adottato. Vogliamo un partenariato ambizioso. Resteremo lucidi. Il partenariato più ambizioso era stare nella stessa Unione: quando si è fuori la situazione è diversa, e meno favorevole”.

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