Nessuna truffa da parte di Tap per non aver sottoposto il gasdotto in costruzione nel Salento alla direttiva Seveso. È quanto ha stabilito la gip di Lecce, Cinzia Vergine, archiviando su richiesta della procura guidata da Leonardo Leone De Castris l’indagine che ipotizzava quel reato. L’archiviazione è stata decisa dal giudice per le indagini preliminari lo scorso 25 settembre, ma se n’è avuta notizia solo oggi.

Tra le persone indagate c’erano Clara Risso, legale rappresentante di Tap Italia, e il dirigente del ministero dello Sviluppo economico Gilberto Dialuce. Questa inchiesta è uno stralcio di quella più ampia che martedì ha portato alla citazione diretta in giudizio per 18 persone – tra cui vertici della multinazionale – e la stessa Tap, per reati ambientali.

Il gip ha condiviso le motivazioni del pm Valeria Farina Valaori sulla “inapplicabilità della legge Seveso al gasdotto Tap” emersa anche da una precedente sentenza del Consiglio di Stato e da relazioni tecniche, memorie, e perizie. L’inchiesta era stata riaperta dopo l’esposto presentato da 8 sindaci che avanzava l’ipotesi che il gasdotto Tap fosse da considerarsi un’unica opera con quello di Snam per collegare il primo alla rete nazionale a Brindisi, distante 55 chilometri.

Per dirimere la questione negli scorsi mesi era anche svolto un incidente probatorio nel corso del quale gli stessi periti del giudice – Fabrizio Bezzo, docente di Impianti Chimici presso l’Università di Padova, Maria Lionella, ordinario di Tutela del Paesaggio del Politecnico di Milano, e Davide Manca, del Dipartimento di Chimica sempre del Politecnico – esclusero che il gasdotto dovesse venire assoggettato alla direttiva Seveso che riguarda i rischi rilevanti nei grossi impianti industriali.

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