“Leggeremo le carte e decideremo, senza isterismi e senza sventolare cappi e manette, come si fa nei paesi civili”. Così, con un post su Facebook, il capogruppo in Senato di Italia Viva, Davide Faraone, non esclude la possibilità che il partito di Matteo Renzi possa votare contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti. Tutto pochi giorni dopo le parole del politico di Rignano che, in Senato, ha invitato Salvini a dare seguito alla proposta di un “comitato di salvezza nazionale”, appoggiando alcune proposte dell’esecutivo. “E adesso la domanda è: quindi salvate Salvini dal processo? – continua Faraone – Noi non usiamo le questioni giudiziarie a fini politici, non lo abbiamo mai fatto e mai lo faremo. Oppure il garantismo vale per gli amici, mentre per gli avversari politici si diventa giustizialisti?”. Le parole del senatore arrivano mentre si consuma un nuovo scontro tra ex alleati, il M5s e la Lega. Per aver bloccato per tre giorni 131 migranti a bordo dell’imbarcazione della Guardia costiera il tribunale dei ministri di Catania contesta a Matteo Salvini il reato di sequestro di persona. Dopo che ieri il capo politico Luigi Di Maio aveva detto che il Movimento si sarebbe espresso a favore dell’autorizzazione a procedere, oggi il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha ribadito la linea.

Faraone tiene a precisare che “Salvini, umanamente e politicamente, l’ho già condannato il giorno che sono salito a bordo della Diciotti e quando ho dormito all’addiaccio sul ponte della Sea Watch 3. Ho contestato con i fatti la sua politica, non con le chiacchiere. E premetto anche che da gennaio si tornerà a lavorare per far saltare i decreti ‘insicurezza’ voluti dall’ex ministro dell’Interno”.

“Come Ministro non posso commentare indagini in corso – ha premesso il guardasigilli, rispondendo a Circo Massimo in onda su Radio Capital alla domanda se l’ex capo del Viminale debba essere processato per il caso della nave Gregoretti – Io posso constatare che per il M5S è una vicenda diversa da quella della Diciotti e Di Maio ha già detto che ci sono presupposti per dare parere favorevole al processo”. E alla domanda ulteriore se all’epoca in Consiglio dei ministri ci fu una decisione collegiale sulla vicenda, Bonafede ha replicato: “Confermo quello che ha detto Di Maio. C’erano presupposti diversi perché c’era la possibilità della redistribuzione nei diversi paesi”.

A stretto giro è arrivata la risposta del segretario della Lega: “Il signor Bonafede è coerentemente disastroso. Mentre con la sua ‘riforma’ si prepara a tenere sotto processo a vita milioni di Italiani, l’incapace Bonafede invoca il processo per Salvini. Condivido la richiesta avanzata dagli avvocati italiani a Bonafede: dimissioni!”, ha concluso Salvini. Che in un’intervista al Corriere della Sera pubblicata questa mattina ha puntato il dito contro Di Maio: se si arriverà a un processo, “idealmente in quel tribunale ci saranno con me milioni di italiani”, ha detto l’ex ministro. Sul capo dei 5 Stelle, “credo che tutta la dignità l’abbia messa nel decreto del 2018”.

Nel pomeriggio fonti leghiste hanno fatto sapere che il senatore ha conservato copia delle interlocuzioni scritte avvenute a proposito della Gregoretti. Si tratta, riferiscono le fonti, di numerosi contatti anche tra ministero dell’Interno, Presidenza del Consiglio, ministero degli Affari Esteri e organismi comunitari. A proposito della redistribuzione degli immigrati, era stata contattata anche la Cei. “Non a caso il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – viene sottolineato – dichiarava il 30 luglio (nel corso della trasmissione ‘In Ondà su La7) che ‘c’è un dialogo tra i ministeri delle Infrastrutture, dell’Interno e della Difesa, la posizione del governo è sempre la stessa: vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevamo scendere sono scese, sono monitorate le condizioni di salute, ma del problema immigrazione deve farsi carico tutta l’Europa’ aggiungendo ‘ringrazio il presidente Conte che continua a porre la questione nelle cancellerie d’Europa’. Tutta la documentazione conservata da Salvini è al vaglio dei legali dell’ex ministro dell’Interno e al momento non verrà diffusa“, concludono le fonti.

Si tratta di una risposta alla posizione assunta da Palazzo Chigi. “La questione relativa alla vicenda della nave ‘Gregoretti‘ non figura all’ordine del giorno e non è stata oggetto di trattazione nell’ambito delle questioni ‘varie ed eventuali’ nel citato Consiglio dei Ministri (31 luglio 2019, ndr), né in altri successivi”, si legge nelle tre righe firmate dal Segretario generale di Palazzo Chigi, inviate l’11 ottobre scorso al Tribunale dei ministri di Catania e citate nella richiesta di autorizzazione a procedere.

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