Qualche commentatore ha sottolineato l’assenza il Pd nelle piazze delle Sardine a partite da quella straripante di Firenze. Il Pd a piazza della Repubblica – è stato scritto, ad esempio, dalla direttrice de La Nazione – non c’era. Un’affermazione che può essere vera o falsa al tempo stesso. Dipende da cosa intendiamo. Il Pd non c’era e non poteva esserci, come non poteva esserci nessun partito.

In quella piazza ci sono stato per raccontarla e il Pd ce l’ho trovato eccome. Ci ho trovato i suoi elettori, i suoi militanti. C’era soprattutto il popolo della sinistra e c’era anche per parlare alla sinistra. Danilo Maglio, uno degli organizzatori delle Sardine a Firenze ha spiegato benissimo quella piazza apartitica, ma che parla alla sinistra al mondo progressista e ha un preciso arco valoriale (niente a che vedere con i V-day del comico, dove trovavi mischiati fascisti ed ex girotondini e pure qualche orfano dei centri sociali: tutti insieme per dire solo vaffanculo).

Il campo di esistenza di queste piazze è molto chiaro ed è la Costituzione della Repubblica. Ed è altrettanto chiaro che quella era una piazza con contenuti netti: antifascismo, rifiuto del razzismo, solidarietà, giustizia sociale, rifiuto categorico del modello salviniano basato sull’odio e la paura. Non un magma indefinito, ma una risposta spontanea e lucida a quella che Piero Calamandrei definiva “chiamata anonima”, di fronte ormai a quello che è percepito come un momento pericolosissimo per il futuro della democrazia reale in Italia. Sabato sera c’era dunque la sinistra, ma c’era soprattutto un variegato mondo progressista che da anni cerca una casa.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno dato una casa a quella parte della pancia sociale che si ritrova da un secolo in quello che Umberto Eco ha definito “il fascismo eterno”. Una parte del Paese, non residuale, che considera il fascismo parte integrante del proprio modello di vita, nel quale si coniugano – ormai senza alcun imbarazzo – razzismo, xenofobia, maschilismo e omofobia. Un campo di esistenza altrettanto preciso che i due leader dell’estrema destra sovranista fanno a gara per incarnare al meglio.

Quella pancia oscura dell’Italia una casa ormai ce l’ha. L’altra metà del Paese deve trovarla. Dove? Nel purismo estremista e autoreferenziale dei partitini di mera testimonianza? In improbabili, futuri, movimenti? La casa, volente o nolente, deve offrirla il Partito democratico. Ne ha la precisa responsabilità. Deve edificarla usando come mattoni i contenuti e quei mattoni sono nelle piazze di questi giorni. Sono evidenti e chiari a partire dal Pantheon di riferimento che, non a caso, vede due soli politici: Sandro Pertini ed Enrico Berlinguer.

Quei valori e quelle storie non sono vecchie nostalgie, ma sono i mattoni dei muri portanti. Le piazze colme di gente emozionata e determinata impongono il coraggio e chiedono rispetto per i propri contenuti, per la rappresentanza e per stabilire una volta per tutte che la politica non è solo economia, ma è soprattutto battaglia per affermare valori precisi, una visione del mondo.

La destra non si vergogna di rivendicare i propri valori e la propria (sanguinosa e vergognosa) storia. Se ne vergogna invece, della sua storia e dei suoi valori, la sinistra, nonostante sia stata la sinistra ad avere avuto un ruolo fondamentale per salvare il nostro Paese in momenti cruciali, dalla lotta di Liberazione ai drammatici anni del terrorismo. A far muro nelle piazze e nelle fabbriche contro il terrorismo delle Br c’erano i militanti del Pci di Berlinguer non certo quelli del Movimento Sociale.

A far muro c’era Luciano Lama e i lavoratori della Cgil, non c’era Giorgio Almirante, i cui seguaci ideologici erano indaffarati a mettere le bombe sui treni e nelle stazioni. Eppure nonostante questo la sinistra si vergogna di se stessa.

Forse scrollarsi di dosso questi complessi e ritrovare il rispetto per la propria storia consentirebbe di ritrovare una capacità di rappresentanza, di partire con l’edificazione di una casa comune. Se le sardine sapranno dare questa scossa al Pd e al mondo progressista avranno compiuto il miracolo e il Paese potrà solo giovarsene.

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